Marco Pacciorini, 90enne appassionato di mineralogia
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"Ho passato la mia vita
a rintracciare cristalli"
ANDREA BERTAGNI


È come andare a funghi: so benissimo dove cercare i cristalli e dove trovarli". La voce squillante, gli occhi vivaci, Marco Pacciorini di Bellinzona  ha 90 anni ma non li dimostra. Come se, avendo passato tutta la vita in montagna, in qualche modo il suo fisico si fosse temprato. Sì, perché Pacciorini non conosce solo le vette come le sue tasche. Lui nelle montagne ci entra dentro. E non per lavoro, per passione. Una passione per la mineralogia lunga 50 anni. "Oggi ho appeso gli strumenti al chiodo - dice - mi occupo del giardino di casa". Ferrovierie e poi capotreno, Pacciorini ha cominciato quando era ragazzino. "Ai miei tempi non c’era molto da fare - racconta- alla domenica si andava con gli scout nei boschi e sui monti: ho iniziato così e non mi sono più fermato".
Cerca di qua, cerca di là a un certo punto Pacciorini trova la sua miniera d’oro in cima alla Valle Bedretto, sul passo della Novena. È la svolta. Armato di pala e piccone fa delle scoperte che lo fanno diventare famoso. Merito dei cristalli aghiformi che giorno dopo giorno arricchiscono la sua collezione. La notizia degli esemplari rarissimi di brannerite, di rutilo, di berillo e di vraninite che escono dalla cava arriva fino a Zurigo. E alle orecchie dei collezionisti di tutto il mondo che pur di averli offrono a Pacciorini cifre da capogiro. "Non c’è un pezzo migliore di altri - precisa - sono tutti belli: impossibile fare una classifica". Oggi la sua collezione di cristalli della Valle Bedretto è stata venduta all’imprenditore Ennio Ferrari. Molti altri sono conservati nei musei, anche a Lugano.
"ll nostro Cantone custodisce gemme bellissime, ma nessuno se ne accorge - precisa con una punta di amarezza - le mie scoperte hanno fatto il giro del mondo ma in Ticino non sono state capite completamente". Pacciorini non punta il dito contro qualcuno in particolare. "Siamo fatti un po’ alla nostra maniera. Prendiamo la brannerite: prima di me nessuno aveva trovato la sua forma cristallizzata. Quando l’ho scoperta mi chiamavano a Zurigo, erano felicissimi: qui l’entusiasmo non era poi molto". Pacciorini si interrompe. Guarda lontano. Lo sguardo assente. Ma è un attimo. Perché poi continua a raccontare. Ed è ancora un racconto denso di amarezza. "Nella zona del lago Tremorgio in Leventina avrò trovato almeno 500 pezzi di scapolite nobile: un silicato di calcio molto raro che si trova prevalentemente nei calcari e nelle dolomie, quasi introvabile. Ebbene, anche questi ritrovamenti sono passati quasi sotto traccia, non dico nell’indifferenza, ma quasi". L’amarezza se ne va come è arrivata. In un istante Pacciorini torna il cercatore di cristalli entusiasta. "Nella mia vita ho cercato di tutto - continua - anche vasi etruschi: non ci potevo fare niente, la mia mente non stava ferma un attimo, dovevo sempre cercare qualcosa". A un certo punto decide di condividere la sua passione con gli altri. Apre la cava sul passo della Novena al pubblico. Organizza visite guidate, passeggiate. Offre a tutti l’opportunità di mettersi a scavare. "Ho ancora quella concessione - sottolinea - ma non sono più sul posto, ovviamente: ho lasciato tutto in eredità a due svizzeri tedeschi che conosco. Spero che abbiano il mio stesso rispetto per la montagna: per me è quasi sacra".
Sicuramente spirituale è un’altra scoperta. Sempre attribuita a Pacciorini. Quella di un masso coppellare che l’esperto Franco Binda certifica e cataloga. "Sono massi con segni particolari - osserva - possono risalire all’età del ferro, hanno significati non ancora ben definiti: topografico-catastali, magici, devozionali. Tra i possibili segni, la forma più diffusa è la coppella: un’incavatura a fondo convesso di diametro e profondità variabili". Su quello scoperto da Marco Pacciorini, l’artista Manolo Piazza ha ricavato dei disegni. Faranno parte di un’esposizione che in giugno sarà allestita nella galleria d’arte del figlio di Marco, Massimo, a Giubiasco.

abertagni@caffe.ch
10.03.2019


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