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Per eliminare il virus i Paesi devono collaborare tra loro
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L'industria farmaceutica
è una ragnatela globale
LORETTA NAPOLEONI, ECONOMISTA


Che la Brexit avrebbe scatenato la guerra dei vaccini e che si sarebbe combattuta con minacce e blocchi all’esportazione nessuno lo poteva prevedere. L’industria farmaceutica è uno dei settori al mondo con filiera maggiormente globalizzata, è quindi possibile per una singola nazione bloccarla. La riprova? La minaccia di Bruxelles di impedire alla fabbrica di AstraZeneca ubicata ad Halix, in Olanda, di spedire i vaccini nel Regno Unito. AstraZeneca è un’impresa britannica che ha ricevuto finanziamenti dal governo di sua maestà per produrre il vaccino anti-covid. Ma la fabbrica in questione si trova all’interno dell’Unione Europea e ciò che produce viene considerato un prodotto europeo. Da qui l’uso della parola "esportazione" piuttosto che "spedizione" nel Regno Unito da parte del presidente della commissione, Ursula Von der Leyen.
Le interdipendenze dell’industria farmaceutica assomigliano a una ragnatela che avvolge il mappamondo con fabbriche sulle due sponde dell’Atlantico connesse da flussi costanti di importazioni ed esportazioni. Us Biotech Moderna produce gli ingredienti del suo vaccino in Svizzera, completa le dosi in Spagna e da lì le spedisce negli Stati Uniti. I vaccini mRna della Pfizer dipendono dalle importazioni di particelle provenienti dal Regno Unito e dagli Stati Uniti. L’India, dove è ubicato il più grande produttore di vaccini al mondo, l’Istituto Serum, importa componenti chiave per i vaccini dagli Stati Uniti che a detta del governo indiano hanno introdotto una politica che ne rallenta l’esportazione. La tentazione di chiudere le frontiere e vaccinare la propria popolazione è forte, ma qualsiasi blocco avrebbe conseguenze catastrofiche sulla produzione mondiale ed in ultima analisi sulla battaglia per eradicare il Covid.
L’atteggiamento della Commissione europea è in linea con l’immagine che Bruxelles da sempre vuole proiettare, quello del cane grande che abbaia al cane piccolo. La Svizzera, nazione indipendente nel cuore geografico dell’Europa l’ha sperimentato più volte sulla propria pelle in materia finanziaria e fiscale, ma non è sempre detto che dall’abbaiare si passi al mordere. A gennaio la Commissione minacciò di bloccare il flusso di vaccini nell’Irlanda del Nord per evitare che entrassero nel Regno Unito usando la clausola di emergenza della Brexit. Lo scontro diplomatico venne evitato per un soffio quando l’ufficio della Von der Leyen si scusò attribuendo la decisione ad un errore dei suoi assistenti.
Certo a fine marzo la situazione è molto più critica e il bisogno di trovare un capro espiatorio al quale attribuire la mancanza di professionalità della Commissione nel gestire la campagna vaccinale è impellente. Chi meglio del Regno Unito, la nazione occidentale che insieme ad Israele ed in parte anche agli Usa, ha vaccinato più gente? E così il motivo per cui i governi europei sono così indietro con le vaccinazioni diventa la lentezza dell’unico produttore britannico, AstraZeneca, nel fornire i vaccini acquistati all’Unione. Quest’accusa nasconderebbe anche gli altri errori commessi come la sospensione ingiustificata della somministrazione dello stesso vaccino da parte dei leader europei, decisione che ha dato ossigeno all’esercito di vaccino-scettici europei che non vogliono vaccinarsi.
Il rischio, però, che il blocco delle esportazioni nel Regno Unito inneschi reazioni simili da parte di Londra, Washington, Nuova Delhi e che questo rallenti ulteriormente la campagna vaccinale europea è alto, troppo alto. Con l’estate alle porte, la Von der Leyen potrebbe non sopravvivere all’ira degli europei ancora chiusi in casa mentre israeliani, americani e inglesi si godono le vacanze nei propri paesi.
27.03.2021


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