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Racconti minimi dall'allarme rosso alla seconda ondata
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Piccole e grandi storie
di sconfitte e di riscatti
ANDREA BERTAGNI


Piccole e grandi storie. Vicende quotidiane fatte di riscatti e di sconfitte ai tempi del Covid. A cavallo tra un lockdown e un allarme rosso.

UN AMORE INTERROTTO...
Massimo Triches, 51 anni, di Coldrerio, se lo ricorda bene il primo confinamento. I primi di marzo erano giorni di vacanze. Di progetti. Anche se il virus si era affacciato in Ticino. Ma timidamente. "Volevo andare a sciare - ricorda - mentre mia moglie, che è spagnola, ha voluto andare dai suoi genitori, in Spagna. L’idea era quella di starci due settimane, invece sono passati 4 mesi". Sì, perché qualche giorno dalla partenza, un po’ in tutta Europa scatta il confinamento forzato. Chiudono i confini nazionali. Interrompono i voli. Risultato? "Non sapevamo più quando avremmo potuto rivederci - continua Triches - sono stati davvero mesi difficili, dove a regnare era l’incertezza".
Certo, per la moglie ci sarebbe stata la possibilità di tornare in aereo. Perché i rimpatri per motivi familiari erano permessi. "Ma i voli erano tutti pieni", dice con amarezza il marito. Caos e poi incertezza dunque. Con un vuoto amoroso da colmare. Che la coppia ha riempito "con telefonate e videochiamate, di più non potevamo davvero fare". Quattro mesi dopo però è stata festa. "Sì, abbiamo festeggiato tanto, potevamo finalmente riabbracciarci!". L’esperienza ha però insegnato di guardare al futuro con più cautela. "Pensavamo di tornare in Spagna per Natale ma dopo tutto quello che è successo abbiamo rimandato".

...E UN AMORE VIRTUALE
Mai Odaline Lopez avrebbe pensato di trovare l’amore in Belgio. E per di più virtuale. Ma è accaduto. Non durante il lockdown, ma qualche settimana fa. "Quando sono arrivata in Belgio per studiare all’università - racconta - non conoscevo nessuno e a causa delle misure di restrizione il Paese era completamente chiuso. Così ho scaricato Tinder, un’applicazione di incontri, e ho conosciuto Antoine". Un ragazzo belga. Anche lui era alla ricerca dell’anima gemella. L’ha trovata in Odaline, una ragazza svizzera di 24 anni. "Non era previsto, non sono andata in Belgio per trovare l’amore, ma ci siamo conosciuti e ci siamo messi insieme. Stiamo bene".
Per Natale però Odaline tornerà a casa, in Svizzera. "Starò lontana dal Belgio per un mese e mezzo - dice - e quindi inizieremo a scriverci. Non voglio farmi tante domande su come andrà il nostro rapporto. Però un po’ ci penso. Anche perché so che quando avrò finito di studiare tornerò a casa definitivamente". E la storia con Antoine? Chi può dirlo. In amore nessuno ha risposte preconfezionate.

LA LONTANANZA DA CASA
Anche Alice Wezel, 24enne di Locarno, studia in Belgio. A Bruxelles. In realtà ha appena iniziato. E l’approccio non è stato dei migliori. "Cominciare una scuola dove tutto è chiuso non è il massimo - spiega -, l’insegnamento è a distanza e nel resto del tempo c’è veramente o quasi nulla da fare". Inoltre, Wezel a fine ottobre avrebbe voluto tornare a casa. Ma il suo volo è stato cancellato. "Inoltre, il Belgio è nella lista nera per il numero di contagi e decessi - aggiunge - e in Svizzera avrei dovuto fare una quarantena di dieci giorni, non proprio il massimo avendo io solo sette giorni di ferie". Lontana da casa, in un Paese bloccato e con l’insegnamento a distanza. Davvero un’impresa non facile a 24 anni. "Qui le giornate passano lentamente e in più sono sola - riprende Wezel -, ora sento sul serio il desiderio di tornare a casa, di riabbracciare la mia famiglia e trascorrere qualche settimana in compagnia di chi mi vuole bene".

NEL BAULE LA LATTUGA
Durante il lockdown girava con il baule della sua auto carico di insalata. Massimo Mascaro, 45 anni, non pensa che la sua sia una storia da raccontare. Ma lo è. Perché è anche nei piccoli gesti che durante questo anno pandemico si è manifestata la solidarietà e la vicinanza. Anche in un cesto di insalata. "Volevo aiutare un mio amico contadino del Piano di Magadino che in quel periodo era in grandi difficoltà - dice -, andavo da lui, caricavo il bagagliaio e portavo la verdura a domicilio, soprattutto alle persone anziane". Sì, perché anche l’agricoltura a un certo punto in primavera ha dovuto fare i conti con il virus. I campi erano pieni, ma le scuole e i ristoranti erano chiusi. Per molti una contraddizione che si è trasformata in mazzata. Ma non per l’amico di Mascaro. "Sì, grazie al mio aiuto e a quello di altri volontari è riuscito a mantenere l’attività - prosegue - diciamo pure che se l’è cavata". Mascaro è contento per lui. Perché anche i piccoli gesti possono fare molto. Soprattutto nelle situazioni difficili.

UN CALCIO AL VIRUS
Riccardo Rastrelli, 55 anni, gioca a calcetto con gli amici. O meglio, giocava. Perché anche gli sport amatoriali di gruppo sono stati interrotti per il coronavirus. "Ora però, così come durante il lockdown, rimaniamo in contatto con WhatsApp, scambiamo pensieri, cerchiamo di farci forza l’uno l’altro, perché ognuno di noi sta passando un momento difficile". Rastrelli e i suoi amici non si danno per vinti e stanno pensando di organizzare delle passeggiate. Per stare ancora una volta tutti insieme, rispettando comunque le distanze. "L’attività fisica è importante - continua Rastrelli - durante il lockdown alcuni di noi si sono messi persino a palleggiare a casa".
Lo sport come antidoto, dunque. Ma anche l’amicizia che corre dietro a un pallone. "La nostra è una squadra amatoriale, ma esistiamo da diversi anni. A guidarci è proprio la voglia di stare insieme, di divertirci, di trascorrere la domenica pomeriggio giocando a calcetto". Ora però, così come durante il confinamento, è tutto fermo. Bloccato. "Ma la prevenzione è importante - specifica Rastrelli - noi ci siamo fermati subito. Speriamo davvero che questo periodo possa passare al più presto".

QUASI PER GIOCO
La sua agenzia di grafica, appena è scoppiata la pandemia, ha rallentato i ritmi. "Molti committenti hanno bloccato i progetti che ci avevano affidato. Così durante il periodo del lockdown ho convogliato le mie energie su un altro ramo d’attività, quello dei giochi da tavolo e dei videogiochi", racconta Alessandro Bianchi, designer in comunicazione visiva che dopo diverse esperienze lavorative nel 2018, all’interno dello spazio "co-working" Atelier Zenith di Mendrisio, ha fondato La fucina di Efesto. "Con i due giochi che ho realizzato - continua Bianchi - ho partecipato allo Smart filler international game design contest, indetto da XV Games. Entrambi sono stati selezionati fra i 10 finalisti, su una selezione di oltre 120 giochi da tavolo presentati"
Il primo si chiama Totem, composto da 12 carte (9 carte totem più 3 carte obiettivo). Il secondo è Flowerfence, due giocatori si sfidano per collezionare quanti più fiori possibile, dividendoli e separandoli con le loro staccionate. "Questa mia passione per i giochi - racconta Alessandro Bianchi - me la porto dietro da sempre, sin da quando ero bambino. Ora vorrei lavorare anche per le aziende. Ho già collaborato con la Rsi (Via col venti) e realizzato un progetto. Si trattava di un gioco che veicolava i diritti del fanciullo in occasione del trentesimo anniversario della convenzione Onu. Ma in questo campo si può fare di tutto e nel mio sito si possono anche scaricare i giochi".
abertagni@caffe.ch
21.11.2020


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