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Attribuiti al mondo vegetale intelligenza e sensibilità
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La nuova botanica?
Rispettosa e filosofica
ROSELINA SALEMI


È giusto far agonizzare un albero di Natale coperto di lucine? Buttare un’orchidea quando i fiori sono appassiti? Lasciar morire di sete un’ortensia perché andiamo in vacanza? Forse no. Alessandra Viola, Ambasciatrice della Natura 2019, in Flower Power (Einaudi), azzarda una "Dichiarazione dei diritti delle piante" in otto punti. Il primo è: "Piante e animali nascono uguali davanti alla vita e hanno gli stessi diritti all’esistenza. Qualsiasi atto che comporti l’arbitraria uccisione di una pianta è un biocidio, un delitto contro la vita".
La sua non è una voce isolata. Gli ultimi studi hanno attribuito al mondo vegetale intelligenza e sensibilità, al punto che la pluripremiata biologa Barbara Mazzolai si è ispirata alle piante per i suoi robot (Impariamo dai rampicanti. Sono sofisticati e sottovalutati!). In India sono stati riconosciuti i diritti di una speciale varietà di riso selvatico. In Francia l’associazione Arbres (Arbres remarquables: bilan, recherche, etudes et sauvegarde, cioè Alberi notevoli: bilancio, ricerca, studi e salvaguardia), ha diffuso la Dichiarazione dei diritti dell’albero. L’articolo 3 recita: "L’albero è un organismo vivente la cui longevità media supera largamente quella dell’essere umano". Deve avere "il diritto di svilupparsi e riprodursi liberamente, dalla sua nascita alla morte naturale".
Sempre in Francia, lo scontro. Fransylva, associazione che raccoglie i silvicoltori, ha lanciato un appello ai proprietari di boschi perché donino gli alberi necessari a ricostruire il tetto di Nôtre Dame (cento metri per quaranta). Ne servono duemila, quercia più quercia meno, che abbiano tra i duecento e i trecento anni. In pratica, è una strage e Arbres si oppone.
Secondo la Lista rossa 2019 dell’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn), sono 28.338 le specie a rischio sul pianeta, il 27% di tutte quelle conosciute. Il 34% per cento delle conifere, una specie di abete, di sequoia e di pino ogni tre potrebbe estinguersi. Il 42% delle 454 specie di alberi native del nostro continente rischia di sparire. Si arriva al 58% per quelle presenti solo in Europa che una volta distrutte, saranno scomparse dall’intero pianeta.
Ai diritti vegetali aveva già pensato Italo Calvino. Nel romanzo Il barone rampante (1957), Cosimo, il protagonista, scrive un "Progetto di Costituzione per Città Repubblicana con Dichiarazione dei Diritti degli Uomini, delle Donne, dei Bambini, degli Animali Domestici e Selvatici, compresi Uccelli Pesci e Insetti, e delle Piante sia d’Alto Fusto sia Ortaggi ed Erbe". Nel Signore degli Anelli J.R.R. Tolkien dà voce agli Ent, alberi antichissimi, e senzienti che parlano così lentamente da impiegare mezza giornata per pronunciare una frase a base di fruscii. È difficile capire le piante. Chi suscita maggiore empatia tra il gatto e il cactus? Tra il cane e il geranio? Amiamo gli animali perché riusciamo a interpretarne gli stati d’animo. Ma non è una buona scusa. La filosofa tedesca Angela Kallhoff vuole porre seri limiti alla creazione di varietà sterili geneticamente modificate che impediscono la riproduzione naturale in nome del "diritto alla fioritura". Si può fare dell’ironia sull’assassinio degli ortaggi, sulla tortura all’origine dei bonsai (come i piedi fasciati delle bambine in Cina) ma sta nascendo una "botanica filosofica". Alla fine, potremmo riconoscere le piante come "persone non umane".
12.09.2020


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