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L'appello delle strutture culturali e storiche del cantone
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"I nostri piccoli musei
senza turisti sono in crisi"
CLEMENTE MAZZETTA


Aiutateci! L’appello è chiarissimo. Non si può far finta di non averlo letto. Lo lancia il museo di Herman Hesse, a Montagnola. Un piccolo, originale museo sulla vita dello scrittore/filosofo tedesco visitato da un vasto pubblico internazionale. Oltre 12mila ogni anno. "Purtroppo, a causa del Covid, il calo di visitatori è fortissimo. Rischiamo di trovarci con un deficit enorme a fine anno", dice la direttrice Regina Bucher. Stima un calo di presenze dell’80%. Il centro, come tante altre realtà museali del cantone, è gestito da una fondazione privata. Le entrate striminzite di questi primi sei mesi, nonostante il sostegno del Cantone e del Comune, ne stanno mettendo in discussione l’attività. "Non siamo a rischio chiusura - chiarisce Regina - ma abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti".
Come quello di Hesse, anche il piccolo Museo in erba di Lugano dedicato specificatamente ai bambini, naviga in acque burrascose. "In vent’anni abbiamo avuto 150mila visitatori  - spiega  la direttrice Loredana Bianchi -: siamo gli unici in Ticino a proporre mostre dedicate all’infanzia". Oltre al calo di scolaresche e di famiglie, il Museo in erba lamenta uno scarso sostegno pubblico. "Usufruiamo di un aiuto della Città ma non è sufficiente - aggiunge Bianchi -, per questo cerchiamo sponsor, benefattori". Mentre i grandi musei, le grandi fondazioni culturali riescono a reggere alla crisi, le piccole strutture devono stringere i denti. "Ce ne rendiamo perfettamente conto. Per i piccoli musei anche solo far fronte alla normativa anti-Covid, preparare un piano di protezione, sanificare i locali, può essere un problema", fa presente Roland Hochstrasser, responsabile di settore dell’Osservatorio culturale alla Divisione della cultura e degli studi universitari. È stato il caso, ad esempio, del Piccolo Museo della radio e della fotografia di Campo Blenio. "Il museo in sé non mi costa nulla - spiega Mario Giamboni -, ma ho dovuto chiuderlo perché il locale è piccolo e non si potevano ospitare  le scolaresche". È stato invece riaperto il Museo delle dogane di Gandria. Non ha problemi finanziari visto che è di proprietà delle dogane svizzere, ma può accogliere solo 12 visitatori per volta. Ha riaperto anche il Museo della pesca di Caslano: "Ma di visitatori ne abbiamo visti assai pochi", dice Valente Maurizio, il responsabile. La struttura collegata al Museo Etnografico del Malcantone, non ha particolari problemi economici avendo fatto capo agli aiuti disposti dall’ordinanza Covid-cultura. Ma certo patisce il calo di affluenza.
"Le istituzioni culturali, musei compresi, possono far capo al sostegno dell’ordinanza Covid-cultura che prevedono aiuti finanziari immediati, indennità per perdita di guadagno, sostegno anche alle organizzazioni culturali amatoriali", ricorda Hochstrasser. Istituzioni che in Ticino sono moltissime. Un centinaio solo i musei, dai più piccoli ai più grandi, con oltre 300 volontari. "Considerato che molti musei sono al servizio dei flussi turistici, che oltre ad essere in calo sono strutturalmente cambiati causa la diminuzione di stranieri, si capisce che la loro gestione si fa più complicata - conclude Hochstrasser -. Ma si tratta di una realtà importante non solo a fini turistici, anche identitari per il tessuto socio economico. Da difendere". O perlomeno da visitare.
cmazzetta@caffe.ch
11.07.2020


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