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La realtà parallela degli adolescenti iperconnessi
Immagini articolo
Like e condivisioni
sono come una droga
ANTONINO MICHIENZI


L’uso dei social network fa male ai ragazzi? Fino a qualche anno fa una simile domanda sarebbe stata appannaggio di qualche genitore un po’ troppo apprensivo. Nel giro di poco, però, le cose sono cambiate. Il tempo medio dei ragazzi sui social è passato in un batter d’occhio da pochi minuti al giorno a una media di quasi due ore, con picchi molto superiori. Il "vecchio" Facebook è stato affiancato da molti altri social, in cui la dimensione puramente relazionale è stata affiancata da un più spiccato protagonismo da parte degli utenti: Youtube, Intagram e poi Snapchat, Snow, Musica.ly/Tik Tok. Infine, da qualche anno si osserva un intensificarsi di fenomeni ansiosi e depressivi tra i ragazzi.
Tutto ciò ha attirato l’interesse della comunità scientifica: il primo aspetto su cui si sono concentrati i ricercatori è stato il rapporto tra utilizzo dei social e depressione. Diversi studi hanno infatti osservato un aumento di rischio di disturbi depressivi negli adolescenti che trascorrono un tempo cospicuo sui social (almeno tre ore). In particolare, frequente è risultata la tendenza al ripiegamento su se stessi, l’insorgere di problemi relazionali, apatia. Uno dei modi in cui i social media sembrano favorire i disturbi depressivi è quello del confronto con i propri pari. Per alcuni ragazzi - è l’ipotesi - la vista dei propri coetanei che presentano maggiori appetibilità fisica e sociale può innescare una caduta della propria autostima e problemi con l’accettazione del proprio corpo.
C’è poi un aspetto che preoccupa gli studiosi. L’adolescenza è uno dei momenti della vita in cui, attraverso il confronto con gli altri, si costruisce la propria identità. Lo si fa mostrando le proprie opinioni, credenze, preferenze. Cosa succede quando gran parte di questo confronto si sposta sui social? In realtà, quando i ragazzi riescono a partecipare attivamente alla vita relazionale sui social, si osserva un beneficio in termini di costruzione della personalità. Poco si sa, però, su quella fetta di ragazzi che invece svolge un ruolo passivo, che, al contrario, potrebbero subire effetti negativi.
Ancora: i social media sono capaci di creare nel cervello reazioni simili a quelli di tutti i comportamenti che danno dipendenza: gratificazioni che spingono a un loro uso sempre maggiore e che possono sfociare in una vera e propria dipendenza. Like, condivisioni, commenti positivi agiscono come una vera droga. Ciò può sfociare in un pericoloso "ritiro" dal mondo reale.
Molti studi, inoltre, mettono l’accento sul peggioramento del sonno e dei risultati scolastici riscontrato in ragazzini che si attardano sui social network.
C’è dunque da preoccuparsi? In realtà sappiamo ancora troppo poco, per rispondere. C’è un aspetto che tuttavia comincia a emergere dalla ricerca: l’impatto dei social non è assoluto; dipende dalle caratteristiche del ragazzo e da come li usa. Ragazzi che hanno un supporto sociale forte nella vita reale tendono a usare i social più attivamente e a relazionarsi di più con gli altri: per questi ragazzi i social aumentano l’autostima e il benessere mentale. Al contrario, i ragazzi che sono già a maggior rischio depressione, che tendono ad avere scarso supporto sociale e meno amici nella vita reale, tendono a usare i social più passivamente e, nei rari casi, in cui svolgono azioni attive tendono ad avere pochi feedback positivi. Sono queste le persone più a rischio.
Pur senza trascurare la sfera virtuale, ancora una volta, dunque, la ricerca invita a spostare l’attenzione sulla vita reale, sulle relazioni e il supporto che le persone in carne ed ossa (genitori, educatori, amici) possono dare ai ragazzi.
23.02.2020


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