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I pericoli legati all'uso degli smartphone già in tenera età
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Telefonini-giocattolo
a rischio dipendenza
CLEMENTE MAZZETTA


Si parte da un dato indiscutibile: lo smartphone (il cellulare intelligente, iperconnesso e con tutte le sue innumerevoli funzioni e applicazioni) oggi ce l’hanno (quasi) tutti. È l’oggetto del desiderio, e il suo uso a scuola ha recentemente scatenato una polemica dopo la decisione della Commissione formazione e cultura che propone un rigido giro di vite e il ministro Manuele Bertoli, che l’anno scorso aveva emanato una direttiva meno severa, tollerando anche la "modalità aereo".
E proprio giocando sul principio della "modalità aereo" sono in vendita "cellulari giocattolo", senza collegamento con la rete, per bambini dai 9 mesi ai tre anni. Con i tasti numerici e le lucine colorate. Schiacci un tasto e senti il nome di un animale, il suo verso e anche il numero. Il tutto accompagnato da tenere filastrocche e canzoncine. Con relativa simulazione di chiamata a papà e mamma. Ci sono poi quelli più evoluti. Cellulari che assomigliano a uno smartphone, con qualche gioco, alcune funzioni, musica e relativo pacchetto chiamate d’emergenza. Questi indicati dai 6 ai 9 anni.  
In un mondo super digitalizzato, pensare che gli esempi appena citati potrebbero riuscire a contrastare la voglia di smartphone sempre connessi rischia di essere una pia illusione. Tutti sappiamo che il desiderio dei bambini è lo smartphone di papà.  "Fin dalle prime classi delle elementari hanno il cellulare in tasca. Non se ne fanno niente di un giocattolo", osserva lo psicologo Giovanni Galli.
A parte il fatto che i cellulari che imitano gli smartphone possono comunque sviluppare una dipendenza precoce, è ormai assodato che la maggioranza dei bambini i tra i 6 e gli 8 anni ha accesso alla rete (ricerca "Eu Kids Online"). Dai 6 agli 11 anni quasi tutti i bambini sanno usare tablet e smartphone. Il che di per sé non risponde al fatto se sia giusto o meno che a quell’età si abbia già il proprio smartphone. "Personalmente non lascerei in mano un cellulare ad un bimbo delle elementari, ma ormai i ragazzi ne sanno più di noi - dice Cristina Giotto, dell’associazione Ated4Kids, dedicata ai ragazzi dai 6 ai 15 anni che desiderano avvicinarsi al mondo dell’informatica -. Siamo in un momento di transizione, occorre più formazione, più educazione e sano buonsenso all’uso delle nuove tecnologie, sia per ragazzi che per le famiglie. Proibire lascia il tempo che trova, i ragazzi una soluzione la trovano sempre".
Dalla stessa analisi arriva a considerazioni opposte Galli: "Di sicuro il cellulare non dovrebbe essere usato a scuola e nemmeno quello giocattolo. Ma siccome non lasciamo portare il pallone, la mazza da baseball in classe, comportiamoci di conseguenza con gli smartphone. Per motivi educativi, comportamentali, psico-motori, meglio proibirne l’uso nella scuola dell’obbligo".
Invano però i pediatri sostengono che bisogna limitare l’uso del telefonini prima dei dieci anni, i genitori lo concedono facilmente ai figli. E così il problema ricade sulla scuola. "Non si tratta di distinguere fra smartphone e cellulari giocattoli, la scuola deve essere lasciata libera e autonoma", sostiene il pedagogista Giorgio Comi. No all’ingerenza nell’autonomia scolastica.  "Nel contesto ipertecnologico di oggi, con gli smartwatch, gli smartphone, le microtelecamere - aggiunge Comi -, è praticamente impossibile dire ai ragazzi quello che si può o non si può fare. Come si fa a controllare, bloccare, proibire? Lasciamo che la scuola faccia il suo lavoro, che educhi ad un uso consapevole".
c.m.
09.02.2020


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