Le case dei millennials diventano "giungle domestiche"
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C'è da salvare la Terra?
Prima tocca alle piante
ANDREA BERTAGNI


L’ultimo caso è l’uscita sul mercato di un piccolo vaso di vetro, dove  far crescere una pianta di avocado dal seme del frutto lasciato a mollo nell’acqua. Accolto dai millennial con frasi d’entusiasmo sui social, da Facebook a Instagram. L’ultimo, ma non l’unico. Perché i giovani nati tra il 1981 e il 1996 sembrano davvero amare le piante d’appartamento. Una rivoluzione verde che sta trasformando le case dei millennial in giungle domestiche.
Tutti pazzi per cactus, felci e aloe vera, dunque? A quanto pare sì. Dato che i giovani nati alla fine del secolo scorso, ad esempio nel 2016 hanno acquistato il 31% di piante d’arredamento vendute negli Usa. Senza contare Instagram, dove l’hashtag #plantsofinstagram conta 3,5 milioni di post. In centinaia pubblicano foto di abitazioni zeppe di verde, ovunque, più simili a serre che appartamenti.
"I ventenni di oggi hanno una sensibilità maggiore verso tutto ciò che è collegato con l’ambiente - spiega Luca Bertossa, sociologo e autore di studi sui giovani - si spiega dunque così il loro desiderio di prendersi cura delle piante, un po’ come fossero animali domestici".
Del resto sono sempre i ragazzi ad aver partecipato agli scioperi del clima o a dimostrarsi realmente preoccupati dal riscaldamento globale. Una vera e propria svolta verde rintracciabile anche in politica. "Non è un caso che le formazioni politiche ambientaliste vengano date in forte ascesa anche in Svizzera - precisa Bertossa -. La cosiddetta onda verde è partita dai giovani e di conseguenza c’è da aspettarsi che avrà anche un impatto sulle prossime consultazioni federali".
Nel frattempo l’entusiasmo per le piante grasse ha nella Rete il proprio megafono. Tanto che in breve tempo su Instagram sono spuntati i plantfluencer. Post, dove i nati tra gli Anni ‘80 e ‘90 dispensano consigli e trucchi su come prendersi cura delle proprie piante. "Non credo che questa nuova passione possa durare nel tempo - osserva Bertossa -, è già successo che fenomeni nuovi che tutti pensavano dovessero continuare in eterno finissero poi da un momento all’altro".
Vero è che sono sempre i giovani ad anticipare molti fenomeni sociali. Ancora Bertossa: "Negli Anni ‘50 del secolo scorso è stata in effetti la gioventù a portare per la prima volta i jeans, che negli anni successivi sono diventati un fenomeno di massa".
Capiterà lo stesso anche per il verde casalingo? Difficile rispondere. Certo è che tra le principali ragioni che spiegano la passione dei millennial per le piante c’è l’urbanizzazione e l’impossibilità per molti, anche a causa delle scarse disponibilità economiche, di abitare vicino a parchi e boschi, o anche solo di avere un giardino o un cortile sotto casa.
Non è dunque un caso che il costo di alcune piante sia cresciuto e che alcune aziende, soprattutto quelle con un alto numero di lavoratori millennial, hanno introdotto tanto, davvero tantissimo verde nei loro uffici.
Intorno al business delle piante, ovviamente, sono nate delle start-up. Come la californiana The Sill, che ha ottenuto un finanziamento di 7,5 milioni di dollari. Il suo slogan è "non puoi ucciderla. Basta provarci". Ma anche della newyorkese Rooted, che sul suo sito web scrive: "Le piante, a differenza delle persone, non svaniscono all’improvviso".
an.b.
15.09.2019


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