Caduto il regime comunista il Paese cerca il rilancio
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La fuga dalla Bulgaria
…restano solo i vecchi
MATTIA MARZORATI DA SOFIA


Il 17 novembre 1989 il capo di Stato Todor Zivkov viene espulso dal Partito comunista bulgaro. Da quel giorno la Bulgaria intraprende un cammino verso le prime elezioni democratiche che ne cambieranno per sempre il volto.
La caduta del regime comunista mette però a nudo la fragilità di un’economia che non ha mai realmente assimilato la conversione dal settore primario a quello secondario, facendo sprofondare il Paese in una tremenda crisi economica. Le industrie nazionali si scoprono lontane anni luce dagli standard di competitività dettati dall’Europa occidentale e i giovani bulgari danno inizio alla loro diaspora. La Bulgaria, paradossalmente, si trova oggi ad avere una popolazione fra le più anziane del mondo nonostante un’aspettativa di vita di soli 74,7 anni, fra le più basse dell’Unione europea.
Nadezhda Ilieva, dell’Istituto nazionale di geografia e geofisica, è autrice di diversi studi che riguardano l’emergenza demografica del Paese: "In molti, nell’analizzare la nostra crisi demografica, si soffermano sulla bassa natalità o sull’invecchiamento della popolazione ma questi non sono dati particolarmente allarmanti. Il vero problema sul quale bisognerebbe concentrare le politiche del governo è l’emorragia della forza lavoro. L’emigrazione di quella fascia di popolazione in età lavorativa è doppiamente dannosa: oltre a diminuire il numero complessivo degli abitanti, priva la Bulgaria di sostegno e sviluppo economico".
Gli effetti di questo fenomeno migratorio di massa sono quasi irreversibili. Entro il 2030 si calcola che circa il 59 per cento del territorio bulgaro avrà una densità minore ai 10 abitanti per chilometro quadrato, classificabili come "deserto demografico". La popolazione complessiva potrebbe invece diminuire di circa il 30 per cento nei prossimi trent’anni, un dato che "dona" alla Bulgaria il primato mondiale.
In questo scenario sono le minoranze etniche ad essere le meno colpite. I Rom costituiscono attualmente circa il 4 per cento della cittadinanza, ma questa percentuale è destinata a crescere. Sempre secondo lo studio condotto dall’Istituto nazionale di geografia e geofisica uno dei possibili scenari vede l’etnia Rom raggiungere entro il 2050 la maggioranza del totale della popolazione. Il rapporto con questa comunità ha causato nella storia recente diversi problemi ed è stato gestito in modo spesso discutibile sul piano organizzativo. A Plovdiv, la seconda città per numero di abitanti del Paese, il quartiere-ghetto gitano di Stolipinovo è il più grande d’Europa e conta circa 55mila persone. "La forte emigrazione ha aggravato la crisi economica e con essa l’odio verso le minoranze. Il governo ha investito quasi due miliardi di euro nelle ultime due decadi per progetti di integrazione e politiche di sviluppo ma i risultati sono stati fallimentari", afferma Krasimir Asenov, vicesindaco della città di Plovdiv ed esperto delle minoranze gitane in Europa.
L’instabilità economica ha dunque acuito l’intolleranza nei confronti dei gruppi minoritari, fomentando l’ultra-nazionalismo e i movimenti di estrema destra che hanno trovato terreno fertile. L’anniversario della morte del generale nazista Hristo Lukov, assassinato da due partigiani nel 1943, viene commemorato con una marcia di oltre due ore nelle vie principali della capitale e rappresenta uno dei momenti di massima esposizione mediatica dell’estrema destra. I partecipanti alla manifestazione sono circa duemila e fra loro si contano numerose famiglie. Dopo alcuni cori in onore a Lukov due portavoce del movimento dei nazionalisti bulgari tengono un discorso islamofobo e antieuropeista tradotto anche in inglese. La folla quindi applaude, si dirada e in pochi minuti le strade di Sofia tornano in silenzio.
08.09.2019



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