Ascoltare ed essere disponibili fa bene alla salute
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Per vivere meglio
serve più gentilezza
ROSELINA SALEMI


Eravamo arrivati al punto che gli antipatici e gli scontrosi guadagnavano il 18 per cento più degli altri. E ci stavamo allenando tutti per diventare antipatici e scontrosi. Ma poi sono arrivati William F.Baker, regista, e Michael O’Malley, professore alla Columbia University Business. Da alcuni anni teorizzano l’idea di "comandare con gentilezza", spiegando "che i leader buoni sono buoni leader" (dirlo a Donald Trump) e "la gentilezza è un segno di forza". Ce n’è un disperato bisogno in un mondo diventato sempre più competitivo. La pensa nello stesso modo Cristina Milani, svizzera, psicologa di formazione, presidente del World Kindness Movement (movimento nato nel 1997 che riunisce 28 Paesi) e autrice del saggio "La forza nascosta della gentilezza" (Sperling&Kupfer), che ne esplora tutte le sfumature. Gentilezza con se stessi, con la natura, con gli altri. Shahroo Izadi, specialista in terapia comportamentale, approfondisce "il metodo della gentilezza" (titolo del libro pubblicato da Bur Rizzoli) per migliorare la capacità di farsi del bene e di ringraziare. Sono in tanti, non può essere un caso.
In America c’è un giorno apposta, il Thanksgiving, in Europa no. Ringraziare è fuori moda, manca il tempo e l’abitudine. È un automatismo, un reperto di antichi galatei o un rituale religioso. Invece una serie di ricerche (Robert Emmos della California University e Rita Justice, della Texas University) dimostrano che offrire aiuto non richiesto, dire grazie, essere cortesi non è soltanto questione di buone maniere, ma di salute. La gentilezza abbassa il livello di cortisolo, l’ormone dello stress, del 23 per cento, addirittura. Combatte la depressione, migliora la qualità del sonno. La lista di potenziali benefici è infinita: meno errori di giudizio, efficaci strategie di apprendimento, maggiore fiducia in se stessi, migliore approccio al lavoro, influenza positiva su salute e longevità.
Oprah Winfrey, Arianna Huffington e Michelle Obama sono grandi sostenitrici della gentilezza. Il Ceo di LinkedIn, Jeff Weiner, durante le riunioni invita i dipendenti a condividere vittorie personali e professionali e a complimentarsi reciprocamente. Le persone non hanno bisogno di grandi azioni ma di gesti autentici. Alcune aziende hanno istituito la "Co-workers Gratitude Week" in cui gli impiegati si scambiano "business-size cards" per dimostrare ai colleghi che hanno apprezzato la loro collaborazione. E pare che la gentilezza funzioni.
John Kralik, avvocato, rende la sua testimonianza in una curiosa autobiografia. Nel bel mezzo di un periodo critico decide di scrivere ogni sera un biglietto a chi ha avuto un gesto generoso o gentile nei suoi confronti (lo fa per un anno). Dice grazie al figlio per non averlo mandato a quel paese, al collega che gli ha passato una pratica, al cliente che ha pagato puntuale la parcella, a Scott, il barista di Starbucks che lo accoglie con il sorriso. Così migliora la sua vita, le sue relazioni sociali e perfino il business. Adesso è un caso studiato all’Università.
Gentilezza e gratitudine mettono in circolo energia positiva, sostiene Bernadette Russell (anche lei ha scritto un manuale, "Il libro della gentilezza" (pubblicato da Corbaccio), aumentano la forza di pianificare, riducono il senso di solitudine. Sono associate a felicità, soddisfazione, fiducia. Possono servire da auto-motivazione. Allora perché ci vengono difficili da praticare? Manca l’esercizio. Sull’egoismo e sull’ingratitudine se ne fa moltissimo, invece. Purtroppo.
16.12.2018


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