L'economia di oggi con gli occhi del filosofo di Treviri
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Il "risveglio" di Marx
a 200 anni dalla nascita
LORETTA NAPOLEONI


Per quasi trent’anni, le politiche e l’ideologia neoliberiste hanno trionfato. Tuttavia, le crisi economiche del 2008, le profonde disuguaglianze che esistono nella nostra società contemporanea - non solo tra il Nord e il Sud del mondo ma anche all’interno delle economie più avanzate - ed i drammatici cambiamenti climatici hanno spinto numerosi studiosi, analisti e politici a riaprire il dibattito sul futuro del capitalismo e sulla necessità di avere un’alternativa. È in questo contesto che in occasione del bicentenario della nascita di Karl Marx si può parlare del "risveglio di Marx", la rilettura e la rivalutazione di un autore che in passato è stato erroneamente associato con il dogmatismo del marxismo-leninismo e, poi, sbrigativamente abbandonato dopo la caduta del muro di Berlino.
In realtà l’implosione del blocco sovietico ha liberato il pensiero di Marx dalle catene del totalitarismo, togliendogli l’etichetta di "ideologo ed ispiratore" del comunismo sovietico. Il Marx che leggiamo oggi è una mente brillante che è riuscita ad anticipare l’evoluzione del sistema economico occidentale e la vittoria del suo modello di produzione, il capitalismo, nel mondo. In altre parole Marx ha predetto la globalizzazione. Vale la pena usare le sue parole per chiarire questo concetto.
"La borghesia, grazie al rapido miglioramento di tutti gli strumenti di produzione, grazie ai mezzi di produzione riesce ad attirare verso di sè tutte le nazioni, anche le più arretrate... le costringe, pena l’estinzione, ad adottare le modalità di produzione borghesi; le obbliga a introdurre al loro interno ciò che chiama "civiltà", cioè a diventare borghesi. In una parola, crea un mondo a sua immagine".
La tendenza a globalizzare è innata, fa parte del Dna del capitalismo. Per Marx il capitalismo è un sistema globale, le imprese devono sempre competere con le aziende straniere, e i cittadini (almeno nel mondo industrializzato) possono scegliere quale prodotto acquistare e da chi. Mano a mano che il sistema si espande, le opzioni che i consumatori hanno, aumentano anche nei Paesi meno sviluppati. L’esempio più illuminante è quello del mercato cinese. Date queste premesse, Marx conclude che nessun Paese può essere escluso dal sistema di mercato se vuole che la sua economia progredisca. Sebbene inevitabile, questo processo crea distorsioni a livello socio-economico contro cui Marx mette in guardia nei suoi scritti, distorsioni di cui oggi siamo tutti coscienti. La presa di coscienza del lato oscuro della globalizzazione, così ben descritto da Marx, è uno dei motivi per cui oggi la sua teoria sta tornando di moda.
Viviamo in un’era di crisi strutturale del sistema mondiale. Il sistema capitalista esistente non può sopravvivere, ma nessuno può sapere con certezza cosa lo sostituirà. Secondo Immanuel Wallerstein ci troviamo di fronte a due possibilità: una è quella che lo studioso marxista definisce lo "Spirito di Davos" il cui obiettivo è stabilire un sistema che mantenga in piedi le peggiori caratteristiche del capitalismo: gerarchia sociale, sfruttamento e, soprattutto, polarizzazione della ricchezza. L’altra è un sistema che necessariamente sia più democratico e più egualitario. La lotta di classe è lo strumento attraverso il quale tale alternativa può essere formulata.
Il problema della globalizzazione è dunque il modello capitalista attuale non l’allargamento del mercato. Marx infatti parla di lotta di classe nell’Inghilterra della rivoluzione industriale in termini simili a quelli usati oggi per descrivere le diseguaglianze di ricchezza e reddito all’interno di un mondo globalizzato, in altre parole l’espansione del modello capitalista ha portato alla globalizzazione delle distorsioni socio-economiche del modello, tra cui le differenze di classe. La soluzione? Deve necessariamente partire da una rilettura di Marx.
06.05.2018


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