In Ticino quasi 100mila cittadini subiscono troppo rumore
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"Le nostre orecchie
messe a dura prova"
ANDREA STERN


In Ticino oltre 80mila persone subiscono un inquinamento fonico superiore ai valori limite. Altre 13mila persone vivono in abitazioni nelle quali viene addirittura superato il valore d’allarme. Ma a volte non se ne accorgono neanche più. "È da oltre quarant’anni che vivo su Corso San Gottardo - dice Tonino Marchesi, di Chiasso - e ci sto benissimo. È vero, la strada è trafficata. Ma ci ho fatto l’abitudine. E abitando all’ultimo piano non devo nemmeno sentire i passi dei vicini di sopra". Chiasso può dunque essere vista come un’oasi di pace. Nonostante la rumorosa orda di auto, moto, tir e treni che ogni giorno l’attraversa. "Il problema è limitato - conferma Emanuelita Semere - alle abitazioni a ridosso della ferrovia o dell’autostrada. Io da casa mia non sento niente". Come non sente niente la giovane Meggy Bettoni, che abita nella vicina Mendrisio. "Ma non direttamente - precisa - sugli assi di transito".
Sono in tanti a relativizzare, nel distretto più a sud del cantone. Eppure il problema del rumore è reale. Il Dipartimento del territorio, che prevede di investire 150 milioni di franchi nel risanamento fonico, sottolinea che l’esposizione prolungata a un rumore eccessivo può causare disturbi del sonno ma anche malattie coronariche, ipertensione, infarti, ictus, diabete e depressione. Oltre a un importante deprezzamento degli immobili più esposti alle emissioni. "Se non ci fosse il caos generato dalla strada cantonale - osserva Nicoletta Scipioni, di Bissone - questo paese sarebbe una perla turistica. Invece qua purtroppo la situazione continua a peggiorare. E così la gente scappa". Bissone è un centro sacrificato sull’altare del transito tra nord e sud. "È difficile trovare soluzioni - ammette la commerciante -. L’asfalto fonoassorbente non cambierebbe granché. Forse una zona 30 permetterebbe almeno di rendere appena più vivibile il lungolago". Nessuno si aspetta miracoli. "Purtroppo ci si abitua al rumore - afferma Rudy Blaser, titolare di un esercizio pubblico a Bissone e domiciliato a Riva San Vitale -. Certo, i turisti resterebbero più volentieri sulla terrazza se non ci fosse il viavai di automobili. Ma la vedo dura spostare tutto questo traffico da un’altra parte". Bisogna inoltre fare attenzione, aggiunge Blaser, a intervenire nel modo giusto. "Nella piazza di Riva San Vitale è stata introdotta la zona 30 - spiega - ma con la nuova pavimentazione si sente comunque più rumore di quando le auto sfrecciavano veloci sull’asfalto".
Nel Malcantone si invocano soluzioni ancora più drastiche. "Per far rivivere Ponte Tresa - sostiene Gennaro Vecchio -, bisogna spostare tutto il traffico in galleria. Senza quel viadotto che soffoca il paese, Ponte Tresa tornerebbe ad essere un paese attrattivo". Bisognerebbe però investire centinaia di milioni di franchi. "Sarebbe molto più semplice ed economico - afferma Eric Willimann -, disdire gli accordi bilaterali e smetterla di voler essere la zona industriale della vicina Lombardia. Bisogna tirare il freno, tornare a un mondo più a misura d’uomo". Auspica meno automobili anche Sascha Lorenzi. "Ma pur con tutti i suoi problemi - dice -, Ponte Tresa resta casa mia, mi trovo bene qui".
Nel Bellinzonese sono in parecchi invece a chiedersi come mai non si sia ancora riusciti a concretizzare una soluzione almeno parziale. "È da trent’anni che si parla di semisvincolo - osserva Gaetano Silvestri, di Ravecchia - e non sono ancora riusciti a farlo. Continuano a fare studi su studi. Non risolvono un bel niente ma foraggiano gli amici". Aspetta con ansia il semisvincolo anche Milva Coccia, titolare di un bar su Piazza Grande. "Qui negli anni - dice - il traffico e il rumore non hanno fatto altro che aumentare". Traffico che a volte è anche parassitario. "A Carasso passano tante auto - spiega Saulo Minoli - che cercano un’alternativa alla strada che attraversa la città". Nel Locarnese, infine, c’è chi tira un lieve sospiro di sollievo. "Abito da sempre sulla cantonale - dice Stella Martinoni - e devo dire che da quando hanno messo l’asfalto fonoassorbente la situazione è leggermente migliorata". E se vuole fuggire all’inquinamento fonico, si può sempre estraniarsi. "Durante la pausa pranzo metto le cuffiette - dice la giovane Sara Cereghetti - e non sento più le auto".
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09.02.2020


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