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Come l'emergenza sanitaria ha cambiato i partiti
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Se democrazia e politica
si trasformano nel web
CLEMENTE MAZZETTA


Con il Covid-19 è arrivata la democrazia in streaming. Virtuale. A distanza. Fredda. I congressi, le sedute di commissione, le assemblee di partito sulle piattaforme web, in diretta live su Youtube. Si vota schiacciando un tasto sul proprio pc. Quello che succederà per gli 800 delegati al prossimo congresso del Plrt, il 22 di novembre, chiamati ad eleggere a distanza il nuovo presidente.
A parte le sedute parlamentari, che assieme ai consigli comunali godono dell’eccezione federale che limita gli incontri a 50 persone - il parlamento ticinese si è riunito fisicamente lunedì 9 novembre a Mendrisio - oggi la democrazia si gioca sul web. Che permette tutto o quasi. E che cambia le regole del gioco. In meglio? Forse no. "Rispetto ad una narrazione che descrive questi congressi online come un potenziamento della partecipazione - sostiene il politologo Andrea Pilotti - in queste nuove forme di comunicazione a distanza c’è un impoverimento della democrazia stessa, che non è fatta solo di decisioni  ma di relazioni, di dibattito, di gestualità. Di incontri. Le discussioni online sono sempre molto riduttive, limitate. A lungo termine mi pare che tutto ciò porti ad un impoverimento, non ad una maggior e consapevole partecipazione".
Come nel calcio le partite a porte chiuse sono meno "calcio", anche la democrazia senza "fisicità" senza il pathos delle assemblee, dell’emotività, dello scontro, sta diventando altro. "Un congresso in remoto è indubbiamente diverso - osserva il politologo Nenad Stojanovic -, viene a mancare quel rapporto, quello scambio di opinioni ravvicinate che è il sale della democrazia, soprattutto se si partecipa senza pregiudizi, per ascoltare e scambiare pareri. Ma non drammatizzerei. Il voto online è semplicemente un altro modo di esprimere la propria volontà, così come è stato con il voto postale".
Ma l’idea che il mondo virtuale di Internet sia per se stesso lo strumento che favorisce al meglio la partecipazione, l’espressione dei diritti al massimo livello, comincia a suscitare qualche perplessità. "La pandemia  pone nuove sfide al funzionamento dell’attività politica - dice il politologo Oscar Mazzoleni -; siamo di fronte ad un cambiamento che comporta vantaggi e svantaggi". L’avvento delle nuove tecnologie ha aperto le porte alla democrazia online, che non è democrazia diretta. "L’online può certamente facilitare la partecipazione dei cittadini, la loro espressione, ma sacrifica tutta quell’attività informale che è propria della politica - spiega Mazzoleni -. Inevitabilmente nell’online c’è una prevalenza dell’aspetto formale, rispetto alle decisioni che vengono prese faccia a faccia"
Soli davanti allo schermo, in una situazione quasi di estraneità, da osservatore più che da protagonista. "Viene a mancare nelle assemblee virtuali quell’aspetto relazionale,  quella situazione del momento che può portare ad esiti non scontati.  Nel complesso  tende a prevalere una maggior centralizzazione - aggiunge Mazzoleni -, nel senso che diventa preponderante il controllo di chi organizza, di chi presiede l’assemblea, di chi può dare o togliere la parola, limitare gli interventi. Cosa che può inibire il dibattito e che lo indirizza in modo preordinato".
Per dirla con mc Luhan "il mezzo è il messaggio". L’online in politica può configurarsi come miglior strumento di controllo. Un mezzo freddo, razionale, poco emotivo? "Molto dipende dalla capacità espressiva dei candidati - aggiunge Stojanovic -, penso che si possa accendere gli animi anche on line. Ma in generale il distacco fisico crea un certo distacco emotivo. L’importante è che non venga a mancare quello che precede i congressi, il dibattito, il confronto, lo scambio di idee". Insomma, comunque la si rigiri, siamo di fronte ad una situazione inedita. Dove l’idea che uno vale uno, nonostante le possibilità tecniche per tutti di esprimersi e votare, non è proprio così garantita. "L’assemblea online rischia di essere la ratifica della somma delle decisioni prese singolarmente - conclude Mazzoleni - perché le strategie tipiche di un congresso in presenza, dovranno essere pensate e attuate in precedenza".
c.m.
21.11.2020


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