Mentre il partito cambia i vertici, ecco le future sfide
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"Il nuovo ps dovrà..."
Gli obiettivi socialisti
CLEMENTE MAZZETTA


A sinistra l’idea della coerenza funziona sempre". Per Sergio Roic, militante socialista di Lugano, il "partito che verrà" dovrà puntare su poche cose: coerenza, unità, confronto. Senza aver paura della contaminazione con gli ambientalisti. "L’area rosso-verde è destinata a crescere, forse in parte anche a nostro discapito, lo dobbiamo mettere in conto - spiega Roic -. Ma non dobbiamo temere di essere cannibalizzati dai Verdi perché la questione ambientale è da sempre fra i nostri temi".
Nel partito socialista senza leader quarantenni (copyright di Manuele Bertoli), s’avanza una nuova dirigenza - che sarà eletta oggi, domenica - giovane e volitiva. Neanche trent’anni. Con tanta voglia di osare. Forse non sempre in grado di cogliere con lucidità quello che si muove nel profondo del "popolo ticinese", sedotto dalle sirene populiste da una parte e attratto dal vento ambientalista, dall’altra. In questa rapida carrellata di opinioni, il Caffè ha cercato di cogliere le aspettative della base del Ps, che sta subendo - come tutti i partiti storici - una continua erosione elettorale. Per carpire un suggerimento, un’idea, una proposta capace di farlo uscire da questa "terra di mezzo" che rischia di risucchiarlo nella palude dell’inconsistenza. Per capire che deve fare. "Dobbiamo tornare ad essere vicini alla gente, alla nostra base, con semplicità, con chiarezza" dice Marilena Ranzi di Lugano. Una vita nel partito, più di mezzo secolo. "Dobbiamo ammettere che la  Lega ha preso in parte il nostro posto nel cuore della gente - aggiunge -; dobbiamo ritornare a fare battaglie per cose che contano, vicino alle persone, per le nostre idee, parlando chiaro".
E le cose che contano, oggi come ieri, sono il lavoro, l’Avs, la cassa malati, la lotta alla precarietà, la difesa dell’ambiente... "Attenti però: oggi l’elettorato è molto fluido. Non è più come un tempo. Si fatica ad identificarlo - chiarisce Erto Paglia di Faido -. E dall’altra parte i giovani danno tutto per acquisito: ma il voto alle donne, l’Avs il Ps la chiedeva già nel 1918. Ce n’è voluto per ottenerlo". Per Paglia i valori antichi del Ps sono ancora attuali, ma bisogna combattere: "Non ti danno niente gratis". Anche per Ronnie Moretti, della sezione di Locarno, il futuro del socialismo ticinese non deve dimenticare il passato: "Il Ps deve rimanere un partito progressista, attento ai cambiamenti della società, all’ambiente, ai nuovi bisogni delle persone". Dentro alla società e un po’più fuori dal "palazzo", dalle istituzioni. Attento ai cambiamenti, ma senza dimenticare gli sconfitti di questa mutazione epocale.
Strano, ma a chiedere un Ps più combattivo, meno ingessato e più di lotta, sono le donne. "Quello che voglio è un Ps coraggioso - sottolinea Damiana Chiesa, della sezione di Balerna -. Lo voglio più determinato sulle  proposte, più deciso verso gli altri partiti. Con il coraggio di portare nuovi temi: il voto agli immigrati, ad esempio. Ma anche capace di caricarsi sulle spalle le esigenze, i bisogni di chi non ce la fa a tirare alla fine del mese". Non il partito dell’innovazione, ma delle coesione, della solidarietà. È Luce Maspoli, della sezione di Bellinzona che insiste su questo tasto: "Solo un Ps più agguerrito, più spinto può fare la differenza. Può attrarre nuove persone. Non dobbiamo avere timore di sposare temi ambientalisti. Non dobbiamo avere paura di essere noi stessi". Chiede un partito "più gagliardo" Tiziana Mona, Leventinese: "Provenendo da Zurigo, dove la modalità di fare politica è più partecipativa, sono rimasta delusa dalla scarsa attività di base e dall’attitudine molto istituzionale del Ps". Nel frattempo qualcosa è cambiato. "Certo, ma occorre avere più coraggio, bisogna tirare fuori i muscoli. Il Ps deve saper fare delle proposte azzardate. Deve avere il coraggio di dire no, di contestare apertamente  scelte come la riforma fiscale-sociale. In una parola deve essere più di sinistra".
Nel Ps si parla del futuro, delle strategie da mettere in campo, dei soggetti da coinvolgere. Nelle piattaforme congressuali c’è un po’di tutto: analisi dei flussi elettorali (da dove si apprende che l’esito delle elezioni è preoccupante), ottimismo e velleità, voglia di buttare il cuore oltre l’ostacolo, sociologia spiccia. Ma, nonostante l’attitudine di mettere le "braghe al mondo", la nuova presidenza sembra uscire dai vecchi schemi. Più libera da un passato di correnti. Più gioiosa nelle prospettive. Articolata l’analisi di Martino Rossi, della sezione di Lugano. Chiede rigore e apertura nelle procedure decisionali: "Bisogna coinvolgere maggiormente i  militanti uscendo da questa apparente democraticità. Occorre anche selezionare le battaglie, gli obiettivi in maniera più accorta", aggiunge. Chiaro il riferimento al flop sul referendum fiscale. Rossi sottolinea anche la necessità di garantire autonomia ai rappresentanti socialisti nelle istituzioni. E chiede chiarezza e coerenza di vedute del partito, "ma rifuggirei da ogni settarismo, il Ps deve far crescere l’area rossoverde, accettando che vi siano delle differenze, cercando le convergenze con i Verdi". Detta da uno che in gioventù era un  trozkista, non è male. Conclusione? Forse vale per tutti il consiglio di Roic:"Per essere socialisti, bisogna fare i socialisti".
cmazzetta@caffe.ch
16.02.2020


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