Le tensioni in vista del voto nei partiti di centro a Lugano
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Ppd e Plrt sospesi...
sul filo delle divisioni
CLEMENTE MAZZETTA


Non è che noi della Lega siamo i più bravi; è che gli altri sono peggio". Come dar torto a Michele Foletti, il municipale leghista secondo cui il successo della Lega è dovuto "al 70 per cento" per demeriti altrui e "al 30% per capacità nostre". A Lugano la crisi dei partiti di centro sta aprendo praterie a destra e sinistra. Mentre la Lega si "accontenterebbe" di riconfermare sindaco e municipali, il fronte rosso-verde unito tenterà il raddoppio con i candidati di punta Cristina Zanini Barzaghi (Ps) e Nicola Schoenenberger (Verdi). A farne le spese potrebbero essere Ppd e  Plrt, attraversati da tensioni e personalismi. Quasi una crisi di nervi collettiva.  
Il Plrt, penalizzato dalla rinuncia di Michele Bertini, l’enfant du pays che ha dato forfait sentendosi "poco apprezzato" dal partito, ha cercato di risalire la china richiamando in servizio "permanente attivo" Fulvio Pelli, l’ex presidente nazionale, tutt’ora regista neanche troppo occulto del partito cantonale. "Non abbiamo soltanto Pelli, che è una figura importante, in lista per il consiglio comunale. Le persone che candidiamo sono capaci, volitive, apprezzate. Tutte molto trasversali: in grado di attrarre consensi da più parti e di fare la differenza - dice al Caffè il presidente del Plrt luganese, Guido Tognola - Abbiamo fatto posto a molta società civile". Fra questi anche all’ex pugile Rudy Belge.  
Non ci sarà invece Jacques Ducry; l’ex magistrato  è una vera macchina di voti: era stato eletto in parlamento come indipendente nel 2015 per il Ps con 31 mila voti. Avrebbe potuto risollevare le sorti del Plrt, ma ha ritirato la sua disponibilità, offeso dalle critiche dei "malpancisti" del partito che gli hanno rimproverato il giro di valzer con i socialisti. Anche Tognola non sarà in lista. Considera però chiuse le polemiche: era stato eletto presidente nel giugno del 2018 al posto di Giovanna Viscardi che s’era dimessa in contrasto con Bertini e con la capogruppo Karin Valenzano Rossi.  "Il mio obiettivo rimane quello di riportare il Plrt al primo posto a Lugano - dice Tognola - perché se lo merita". Obiettivo ambizioso.
Ma spodestare la Lega, e soprattutto Marco Borradori dal vertice della città, non sarà facile. La spallata difficilmente arriverà dall’altro partito di centro. Il Ppd  negli ultimi mesi si è incartato in polemiche interne. Esasperato il presidente sezionale Angelo Petralli si è dimesso agli inizi dell’anno. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’iniziale mancata candidatura per il Municipio di Nadia Ghisolfi, esponente sindacale e deputata di lungo corso, poi ripescata all’ultimo momento a discapito di Sara Beretta Piccoli. Peggio la toppa che il buco: Beretta Piccoli, la più votata 4 anni fa, si candiderà con il "Ticino e lavoro", il partito fondato dal  Giovanni Albertini. Altro giovane di belle speranze che ha abbandonato il Ppd. "Con questa fuoriuscita ci verranno a mancare una cinquantina di schede. Rischiamo di perdere il seggio in Municipio", conclude Petralli, che aveva invano cercato di mettere in lista Filippo Lombardi: "Al Ppd di Lugano sta mancando il coraggio. Con l’uscita di scena Angelo Jelmini rischiamo molto. Avremmo dovuto puntare sui candidati in grado di attrarre voti dall’esterno. Invece stiamo camminando su un filo molto, ma molto sottile". Tanto che aquesto punto al Ppd, dicono a Lugano, come ultima chance al Ppd non rimarrebbe che richiamare in servizio Paolo Beltraminelli.
cmazzetta@caffe.ch
26.01.2020


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