Candidati e strategie per eleggere i nuovi leader nazionali
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Presidente cercasi
per Udc, Verdi e Ps
NENAD STOJANOVIC, DOCENTE UNIVERSITÀ DI GINEVRA


La prossima primavera sarà la stagione di importanti cambiamenti nei partiti svizzeri. I delegati del Partito socialista, dell’Unione democratica di centro e dei Verdi saranno infatti chiamati ad eleggere le rispettive presidenze (vedi box).
Per molti anni i partiti nazionali erano delle semplici federazioni di partiti cantonali. La carica di presidente non era particolarmente ambita e il potere politico di chi la esercitava non era paragonabile a quello dei presidenti o dei segretari di partito nei Paesi come la Francia, la Germania o l’Italia. Ancora oggi, il presidente di un partito svizzero non ha la voce in capitolo quando si tratta di scegliere i candidati alle elezioni nazionali. In questo ambito i partiti cantonali sono sovrani.
Ma da circa 30 anni assistiamo a una crescente professionalizzazione dei partiti nazionali e a un rafforzamento del ruolo del/della presidente. Da un lato ciò è dovuto all’importanza che hanno assunto i media audiovisivi. A partire dagli anni ’90, alla televisione della Svizzera tedesca il programma "Arena" è diventato il luogo in cui si incontrano e scontrano i principali partiti del Paese. Ancora oggi l’Arena è considerata il passaggio obbligato per qualsiasi personaggio politico che desidera avere un peso nella politica federale.
Un’altra ragione risiede nella crescente centralizzazione del sistema politico svizzero. Studi recenti - per esempio quelli dei politologi Paolo Dardanelli dell’Università di Kent e Sean Mueller dell’Università di Berna - hanno dimostrato che in tutta una serie di ambiti politici - trasporti, protezione dell’ambiente, socialità, salute, formazione - i cantoni hanno ceduto alla Berna federale parte della loro sovranità. Questo significa che il Parlamento, il Consiglio federale e l’Amministrazione federale sono diventati molti più potenti. Ma questo significa anche che il peso specifico dei partiti politici nazionali è diventato molto più importante rispetto al passato. Tutto ciò ha ovviamente un impatto anche sul ruolo dei presidenti di partito. Una volta non erano nemmeno remunerati, mentre oggi alcuni partiti versano un salario non indifferente al proprio presidente. Inoltre, essere presidente è talvolta un trampolino di lancio per diventare consigliere federale (si pensi a Doris Leuthard del Ppd o a Ueli Maurer dell’Udc) o consigliere di Stato (l’esempio recente è Christophe Darbellay, diventato membro dell’esecutivo vallesano).
Un importante requisito è la conoscenza di almeno due lingue nazionali (tedesco e francese). Ciò che contraddistingue la Svizzera (rispetto, ad esempio, al Belgio) è proprio il fatto che tutti i partiti nazionali sono plurilingui. Diversi politologi vedono in esso uno degli elementi che spiegano il buon funzionamento del sistema politico svizzero nonostante il fatto che la maggior parte delle cittadine e dei cittadini riesce ad esprimersi correttamente solo in una lingua nazionale. Il/la presidente di un partito svizzero deve essere capace di partecipare, senza interpreti, ai dibattiti alla radio e alla televisione della Svizzera romanda e della Svizzera tedesca. Eccezioni sono rare (quella recente è l’ex presidente dell’Udc Toni Brunner che, a parte il tedesco, non era a suo agio nelle lingue nazionali). Purtroppo solo pochi riescono ad esprimersi in italiano (Gerhard Pfister del Ppd) o in romancio.
19.01.2020


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