La crisi del Plrt vista dall'ex consigliere di Stato Gendotti
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"Cambio generazionale,
da qui si deve ripartire"
LIBERO D'AGOSTINO


C’è chi ha vinto e ha scelto di andare via e chi ha perso e invece ha rimandato la scelta rimettendo la palla al centro del campo di gioco. Sono destini che si intrecciano quelli dei vertici di Plrt e Ps. Due sponde politiche, due leadership ancorate a strategie che hanno portato a risultati differenti. Perché se è vero che il Plrt ha fatto passi indietro, e la presidenza di Bixio Caprara traballa per effetto delle spallate arrivate dopo le elezioni federali, anche sull’asse socialista si registrano scossoni da parte dei giovani. Un po’ sull’onda lunga dell’avanzata verde, sorretta soprattutto da un elettorato poco legato ai partiti storici. E allora è arrivato il tempo si voltare pagina per essere più vicini alle nuove esigenze, per andare a intercettare i bisogni di un elettorato che ha voglia di cambiamento, per cercare una nuova identità. Quell’identità che i liberali radicali vogliono ritrovare per affrontare con programmi chiari la prossima sfida elettorale delle comunali e che i socialisti ricercano. Magari con un viso più giovane.

Tra critiche, accuse e polemiche interne, per il Plrt ogni giorno ha la sua pena. Dopo la batosta alle elezioni federali, Bixio Caprara è ormai un presidente a tempo. Data di scadenza: domenica 5 aprile 2020. Quando si voterà per le comunali che, comunque vadano, riporteranno all’ordine del giorno gli interrogativi sulla nuova presidenza di un partito che dovrà  completamente ripensarsi. “Nel Plrt c’è già stato un ricambio generazionale e sono emerse personalità promettenti come Christian Vitta, Alex Farinelli, Natalia Ferrara o Alessandra Gianella, per citarne alcune - sottolinea l’ex ministro Gabriele Gendotti -. Altri giovani emergeranno. È su questo ricambio che bisogna puntare per la guida del partito”.
Intanto, il countdown verso aprile per il vertice del partito è un crucifige quotidiano. Gli ultimi chiodi li hanno piantati pochi giorni fa l’ex deputato Franco Celio, che ha addirittura ventilato l’ipotesi di uno scioglimento del Plrt,  e l’ex sindaco di Chiasso Moreno Colombo con un j’accuse contro l’attuale direzione.  
Secondo Celio, se si esamina realisticamente la situazione si vede bene che il Plrt sta vivendo una grave crisi d’identità, come ha dimostrato il disastroso risultato del ballottaggio per il Consiglio degli Stati. “Oggi il partito avrebbe bisogno di una linea politica più popolare -precisa- e di una guida capace di ascoltare le preoccupazioni del cittadino medio sui rapporti con l’Ue e le sue paure per il mercato del lavoro. Con un volto nuovo alla presidenza, magari ancora poco conosciuto, ma dal forte spirito innovativo e propositivo”.
Mentre Caprara invita gli esponenti plrt che ricoprono cariche istituzionali a vari livelli a “mettere i piedi nel fango”, il dibattito interno sullo stato del partito è impietoso: “Mancanza di capacità di ascolto, di mobilitazione, di comunicazione, di suscitare emozioni, mancanza di un profilo politico chiaro, di coinvolgimento delle base, di empatia…”. Insomma, mancherebbe tutto ciò che serve per scrollarsi di dosso il pesante carapace dell’ ex partitone, andare agilmente oltre ciò che resta dell’ elettorato d’appartenenza e intercettare il voto d’opinione che oggi determina le elezioni.
Un deficit organizzativo che però è il riflesso di un ben più allarmante deficit di analisi politica. Su come è cambiata la composizione socio-demografica del cantone e la sua economia. Sull’evoluzione e i bisogni di un ceto medio che qui si è consolidato con decine di migliaia di posti di lavoro distribuiti della vecchie Regie federali, dalle banche, dalle assicurazioni e dal pubblico impiego, e solo in piccola parte grazie allo  sviluppo dell’ industria, delle imprese artigianali o del commercio, oggi è in crisi profonda. In poche parole sulle trasformazioni di un Ticino che “una volta era povero e diventato benestante ha ora paura  di ritornare nuovamente povero (...). Senza riuscire a vedere le grandi opportunità che ha davanti”, ricorda un vecchio saggio del Plrt.
“Il partito deve recuperare e rafforzare la sua originaria vocazione interclassista – avverte Gendotti -, la sua vicinanza con la gente comune, usando anche meno il politichese e più un linguaggio diretto. Deve ritrovare la sua capacità di rappresentare il giusto equilibrio tra le ragioni dell’economia e i bisogni di solidarietà e socialità”. Gran bella sfida.
15.12.2019


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