Claudio Zali apprezzato dagli ambientalisti, non dall'industria
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Il ministro leghista
non piace alle imprese
LIBERO D'AGOSTINO


Piace alla Lega, compiace i Verdi, non dispiace agli ambientalisti del Ps. Ma è fumo negli occhi per l’economia. Il bello del ministro leghista Claudio Zali è che non finisce mai di sorprendere. È un buon pilota di rally, ma da direttore del dipartimento del Territorio spesso sbanda pericolosamente. È andato a sbattere con l’albo degli artigiani, rischia di cappottare con la tassa sui posteggi, bloccata dai ricorsi, e di schiantarsi sul referendum contro la semaforizzazione del piano di Magadino. Sono gli inconvenienti di un consigliere di Stato che vuole fare. A volte strafare. Da fedele interprete di quella visione etno-territoriale del populismo leghista, in concorrenza permanente, per la leadership sul movimento,  con la versione etno-securitaria di Norman Gobbi,
Il suo motto è: "Scala la parete e lasciati tutto dietro". Scontata la rielezione, nella prossima legislatura Zali di pareti da scalare ne avrà parecchie. Sul suo tavolo ci sono programmi a lunga a gittata come il progetto tram-treno del Luganese, il potenziamento dell’offerta dei trasporti pubblici, che ha promesso di raddoppiare entro il 2030, e l’estensione delle piste ciclopedonali dagli attuali 360 chilometri a 560.
Certo, non è facile gestire un territorio all’85% montagnoso e con un 15% di fondovalle su cui si concentra il 90% dei residenti e delle attività produttive. Dove per mezzo secolo, in assenza di una pianificazione del Cantone, i Comuni hanno continuato a costruire senza una visione coordinata e si ritrovano ora soffocati dal traffico. Con una rete stradale cantonale che negli ultimi 15 anni è aumentata di appena 2,2 chilometri, mentre il numero dei veicoli immatricolati è balzato da 246 mila ad oltre 328mila.
In questo quadriennio Zali può vantare la nuova linea ferroviaria Stabio-Arcisate; la decisione di trasformare la Valera, una delle aree più critiche del Mendrisiotto, in un polmone verde per tutta la regione; il piano per la riqualificazione paesaggistica del fondovalle di Airolo; il progetto per il collegamento veloce del Locarnese con l’A2, un’opera che con le sue sei varianti era finita nel vicolo cieco dell’indecisione. È riuscito persino ad imporre la tassa sul sacco dei rifiuti a Lugano, la roccaforte leghista del "rüt" libero.
Lo Zali pensiero è un’immaginifica sintesi tra primanostrismo e tutela dell’ambiente, con genialate come il patentino per i funghi. Per il fiasco della legge sull’albo degli artigiani ha accusato la Commissione di vigilanza di essere stata flessibile come "una lastra di vetro", applicandola imparzialmente alle imprese ticinesi, quando doveva essere invece usata contro le ditte d’oltre confine. Per lui che rivendica la missione di "restituire al territorio ciò che l’economia gli ha sottratto", anche la tassa sui posteggi si è rivelata un boomerang. Doveva colpire i frontalieri e le imprese che li assumono, ma a pagarla sono stati sinora soprattutto i residenti. Sprezzante, aveva definito "soldatini" dell’economia i deputati che si opponevano alla tassa. "Per lei l’economia è un’associazione a delinquere", aveva replicato duro Rocco Cattaneo, all’epoca presidente del Plrt.
Oggi le associazioni imprenditoriali gli contestano la revisione della legge sullo sviluppo territoriale e le modifiche del Piano direttore che penalizzano le imprese, mentre contro le nuove norme sui deflussi minimi sono stati inoltrati due ricorsi dalle società idroelettriche. Non fila liscio neanche il regolamento della legge sulle commesse pubbliche che aveva trionfalmente sancito la precedenza delle imprese svizzere negli appalti non soggetti ai trattati internazionali.

ldagostino@caffe.ch
(5. fine - Le precedenti puntate sono state pubblicate domenica 20 e 27 gennaio, 3 e 10 febbraio)
17.02.2019


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