Parla l'ex consigliere nazionale agli stati Pierre Rusconi
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"In politica si ragiona
ma  si vota di pancia"
CLEMENTE MAZZETTA


La politica la si fa con la testa ma poi si vota di pancia", dice Pierre Rusconi, ex consigliere nazionale della Lega. "Spero che anche l’Udc ticinese capisca il messaggio. La gente deve capire d’istinto di cosa si parla, su cosa si vota. Ha altri problemi a cui pensare che all’auto-de-ter-mi-na-zione! Occorre essere in sintonia, con i sentimenti della popolazione".
Insomma l’Udc deve tornare a fare l’Udc, una critica anche a quella ticinese?
"Non è una critica. Ma un punto da cui non si deve derogare se non si vuol pagare un caro prezzo elettorale. Bisogna rivolgersi ad una platea che vada oltre all’Udc".
In Ticino la destra si divide in quella liberal-conservatrice dell’Udc, in quelle varie della Lega, sociale coi Bignasca, identitaria con Gobbi, ambientale con Zali. Dove si ritrova?
"Io vivo la politica un po’ da lontano sui temi, fuori dalle etichette. Sto in una via di mezzo fra una giusta socialità e le necessità dell’economia che garantisce poi la socialità".
Ma sta sempre nell’Udc?
"Certamente. Mai sputato nel piatto in cui ho mangiato"
Ma chi rappresenta oggi in Ticino la destra economica?
"Oggi le ragioni dell’economia sono tutelate dall’azione della Confederazione. Non c’è più nessuna economia che può essere, se non in situazione particolari, locale. L’economia si è internazionalizzata. Un battito d’ali di una farfalla in Cina influisce sul clima del Ticino".
La recente sconfitta sull’autodeterminazione, che segna un passo falso a livello nazionale, avrà ripercussioni locali?
"Temo di sì. A tre mesi dalle elezioni, il flop su uno dei cavalli di battaglia può far male. L’importante per noi è mantenere il gruppo. Occorre fare una campagna tipica dell’Udc".
Ma l’auspicata unione elettorale con la Lega è saltata!
"Purtroppo. Detto che per il Gran Consiglio è giusto andare ognuno per proprio conto, visto le differenze che esistono,  l’unione con la Lega  avrebbe portato ad un rafforzamento della presenza in governo"
Il problema è stato l’accordo per le elezioni federali...
"E sappiamo perché. Le ambizioni di Marco Chiesa che cozzano con la realtà, non perché non abbia le qualità ma perché non ha numeri elettorali. L’Udc non ha nessuna chance di ottenere un consigliere agli Stati. La Lega, con il suo 20% (rispetto al nostro 7%) ha invece i numeri teorici per arrivarci visto che almeno uno degli altri, Fabio Abate (Plrt), non si ripresenterà e che il ppd Filippo Lombardi ha oggettivamente fatto il suo tempo".
L’Udc al congresso non ha presentato la propria lista per il Governo. Perché?
"Hanno evidentemente dato troppo per scontato che avrebbero raggiunto un accordo con la Lega. Si son solo presi il tempo per ragionare. Meglio così, visto che le campagne lunghe non sempre aiutano".
Ritiene la Lega ancora favorita a livello cantonale
"Penso di sì. Perché il Ppd ha il fiato corto, il Ps è in difficoltà. Ma soprattutto  perché la Lega ha un mezzo di comunicazione che gli altri non hanno".
E visto da lontano come giudica il quadro politico?
"Valuto positivamente l’azione del governo che è stato equilibrato al suo interno. Non ha dato l’impressione di essere allo sbando. Da qui riproporlo in fotocopia ce ne passa".
02.12.2018


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