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Il nuovo presidente Usa dovrà fare i conti con il trumpismo
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Il trionfo di Biden
in un Paese dilaniato
LORETTA NAPOLEONI, ECONOMISTA


Il prossimo presidente americano, chiunque egli sia - ma stando ai conteggi sarà Joe Biden  - dovrà fare i conti con un Paese spaccato in due, una nazione con due idee di se stessa quasi diametralmente opposte. Osservando i risultati elettorali nei vari Stati, quasi tutti con margini di vittoria per l’uno o per l’altro minimi, ci si domanda se l’America stia diventando un Paese ingovernabile e se questo non sia dovuto al Covid ma all’indebolimento del governo federale, delle istituzioni nazionali, dell’élite picconati abilmente ed inesorabilmente dal presidente in carica, Donald Trump. Tutto ciò si evince dalle dispute elettorali.
In primis, ci si domanda come sia possibile che da fine febbraio, da quando a causa della pandemia il voto per posta è diventato la scelta obbligatoria di chi non voleva rischiare il contagio alle urne, né il congresso né i partiti e tantomeno la Casa Bianca abbiano presentato una proposta di legge che introducesse in tutti gli Stati identiche modalità di voto e spoglio delle urne. Un modus operandi che impedisse che gli americani ed il mondo dovessero attendere giorni e giorni prima di avere i risultati elettorali. Tutti sanno che più a lungo si protraggono i conteggi e più si fa strada nella gente l’impressione che  i risultati siano stati manipolati. Lo spettro della frode elettorale cresce con il crescere del tempo necessario per lo spoglio delle schede.
In secondo luogo, l’astio e soprattutto la mancanza di rispetto che i due candidati hanno mostrato di avere l’uno per l’altro sminuisce l’istituzione della presidenza e il processo attraverso il quale ci si accede. Non è così che la battaglia politica si combatte nelle democrazie moderne.
A queste riflessioni sulle elezioni fanno eco le previsioni future sull’amministrazione di Joe Biden, qualora diventasse - come dicono i numeri - lui presidente. Con il Senato sbilanciato a favore dei repubblicani e i maggiori sostenitori del trumpismo rieletti, Joe Biden rischia di essere paralizzato in politica interna. Sarà difficile far passare la seconda fase dell’Obamacare o il green new deal, il piano di investimento nelle rinnovabili, promesso in campagna elettorale. Il più grosso fallimento, però, sarà il processo attraverso il quale le due anime della nazione tornino a fondersi. Biden si accorgerà che rimuovere Trump dalla Casa Bianca non servirà a eradicare il trumpismo. Al contrario, agli occhi dei suoi sostenitori la vittoria di Biden apparirà come una "frode" perpetrata dal sistema, di quello che gli americani chiamano il "deep state", lo stato profondo che si muove nel sottobosco delle nostre vite.
È un momento buio per il Paese che ha inventato il sogno americano, un momento che potrebbe durare per anni, e che avrà ripercussioni negative su tutto l’Occidente che quel sogno ha cercato di riprodurre. Assistiamo alla fine dell’impero americano? Molti hanno paura che la risposta sia positiva.
07.11.2020


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