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Kabuga era in fuga da oltre 25 anni dopo le accuse di Del Ponte
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Arrestato il "banchiere"
del genocidio in Ruanda
ANDREA STERN


Era uno dei latitanti più ricercati al mondo. Sulla sua testa pendeva una taglia da cinque milioni di dollari. Félicien Kabuga, 84 anni, considerato "il banchiere del genocidio in Ruanda", è stato arrestato ieri, sabato, dopo una fuga durata oltre 25 anni.
"Viveva sotto falsa identità in un appartamento di Asnières-sur-Seine, grazie a un meccanismo ben rodato e alla complicità dei suoi figli", ha spiegato il ministero della giustizia francese, poco dopo che la polizia aveva fatto irruzione nell’abitazione dell’imprenditore africano, vicino a Parigi. Le prime accuse a livello internazionale nei suoi confronti sono formalmente scattate il 29 agosto 1998, ed erano contenute in un provvedimento firmato dalla ticinese Carla Del Ponte, allora procuratore capo del Tribunale penale delle Nazioni Unite per il Ruanda.
In seguito Kabuga, di etnia hutu, è stato accusato di aver creato e finanziato le milizie Interahawme, principale braccio armato nel genocidio che secondo l’Onu causò 800mila morti, nel 1994, sull’arco di un centinaio di giorni.
Kabuga era un personaggio molto noto già prima del genocidio. Era considerato l’uomo più ricco del Ruanda e aveva fatto sposare due sue figlie ad altrettanti figli del presidente Juvénal Habyarimana. Non aveva mai fatto politica ma era estremamente influente. Era pure, tra le tante cose, presidente e finanziatore della Rtlm, la radio mille colline, l’emittente dalla quale ogni giorno venivano lanciati appelli per l’uccisione degli odiati tutsi.
Secondo il Tribunale penale internazionale per il Ruanda, Kabuga pianificava da anni lo sterminio della popolazione civile tutsi e degli oppositori politici. Nel 1993 avrebbe importato "un numero impressionante di machete" poi distribuiti alle milizie Interahawme. Nel contempo, secondo l’atto d’accusa, raccoglieva finanziamenti per le milizie attraverso il Fondo di difesa nazionale, di cui era presidente. Non aveva fatto però i conti con la resistenza tutsi. E così nell’estate 1994 fu costretto alla fuga. Dapprima in Congo, poi in Svizzera. Kabuga, che all’epoca non era ancora ricercato internazionalmente, giunse in aereo a Ginevra il 9 agosto 1994 e presentò una domanda d’asilo, insieme a sua moglie e sette dei suoi figli. In base alle ricostruzioni, sembra che il Dipartimento federale degli affari esteri avesse chiesto di arrestarlo. Ma il Dipartimento federale di giustizia e polizia avrebbe preferito liberarsi dell’ingombrante ospite espellendolo. Così il 17 agosto 1994 la famiglia Kabuga fu accompagnata all’aeroporto di Cointrin e rispedita a Kinshasa. La vicenda fece parecchio discutere nel periodo seguente a Berna. Venne aperta un’inchiesta amministrativa, di cui fece le spese solo Alexandre Hunziker, allora capo dell’Ufficio federale degli stranieri, che fu spinto al prepensionamento.
Intanto l’imprenditore ruandese continuava la fuga. La sua presenza fu segnalata in più Paesi. Ma è sempre riuscito a sfuggire al mandato di cattura spiccato nei suoi confronti dall’allora neonato Tribunale penale internazionale per il Ruanda, che lo accusava di vari crimini contro l’umanità, tra cui il genocidio. Nel 2002 gli Stati Uniti avevano messo una taglia di 5 milioni di dollari sulla sua testa e avevano lanciato una vasta campagna mediatica in Kenya, dove si supponeva che Kabuga fosse nascosto. Ma il tentativo fu vano. Tanto che negli anni cominciarono a diffondersi le voci di un suo decesso.
17.05.2020


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