Timori e vecchie strategie per la cacelliera Merkel
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Il ritorno al passato
di "Mutter Angela"
STEFANO VASTANO DA BERLINO


I due ricordano le coppie che hanno provato a separarsi, sparlando sino a ieri dell’ex partner, ma oggi capiscono che senza di lui la vita non ha senso. E, come nel caso di Angela Merkel con Martin Schulz, non avrebbe neanche un vero futuro. Non solo l’ultima campagna elettorale, tutti e 12 gli anni al potere della Merkel si sono svolti all’insegna di quella che il filosofo Peter Sloterdijk ha definito "letargocrazia": una Kanzlerin cioè che cloroformizzava i tedeschi convincendoli che in Germania tutto andasse a gonfie vele. Tranquilli, le rogne politiche sarebbe stata lei a sbrogliarle, Mutter Angela, la mamma di tutti i tedeschi. Il 24 settembre scorso la strategia "soporifera" non ha funzionato: allarmati dalla crisi-migranti, i tedeschi hanno dato alla Cdu/Csu il 32,9 per cento dei voti, quasi il 9 per cento in meno delle ultime politiche. Ancora più dolorosa la batosta presa da Schulz: dopo due "Grosse Koalition" con la Merkel, la Spd è crollata al 20 per cento, il voto più basso dal 1949 ad oggi.
La reazione di Schulz è stata drastica: già quel fatidico 24 settembre annunciò che la Spd si sarebbe arroccata all’opposizione, mai più in una GroKo in braccio alla Merkel! Da allora per due mesi i tedeschi hanno visto la cancelliera tentare l’impossibile (o quasi): una cosiddetta "Jamaika Koalition" con la Cdu/Csu da un lato e la Fdp e i Verdi dall’altro. E ora che le consultazioni a quattro sono fallite, che messaggio ha trasmesso la Kanzlerin ai tedeschi? Di starsene quieti, perché "per noi l’importante è la stabilità in questo Paese", ha ribadito la Kanzlerin predispondendo il suo partito al dialogo con la Spd; anche per l’Europa, ha aggiunto "noi rappresentiamo l’ancora di stabilità". Per questo la Kanzlerin non vede ora alternative ad una nuova Groko: sì, la prospettiva di governare con un traballante "governo di minoranza" è un’ipotesi, ma per la cancelliera della Stabilità questo sarebbe un incubo.
Da parte sua Schulz l’aveva esclusa in modo "apodiktisch" un’altra Groko. Perché è tornato sui suoi passi? Perché i sondaggi gli dicono che dalla disavventura "giamaicana", la Merkel non ha perso, ma guadagnato credibilità: il 58 per cento è del parere che la Kanzlerin abbia fatto "bella figura" al tavolo delle trattative, tanto che oggi almeno il 33 per cento dei tedeschi rivoterebbe Cdu. Se si rivotasse invece, Schulz si ritroverebbe con lo stesso risultato (in certi sondaggi, con la Spd al 19 per cento, anche peggio). Certo, al  convegno della Spd a dicembre Schulz sarà senz’altro riconfermato presidente del partito, ma non pochi nella Spd si chiedono se sia ancora lui - qualora si tornasse alle urne - il rivale giusto della Merkel.
Davanti a un più o meno ineluttabile abbraccio con la Merkel, fanno bene ora i socialdemocratici a vender cara la pelle. Reclamando chi un sistema sanitario più equo, chi più giustizia nei salari e pensioni e investimenti nella scuola, welfare e digitale. Quante di queste aspirazioni si traduranno in programma e poi leggi di una futura GroKo, è incerto, così come la data di nascita del nuovo governo (prima di natale o solo nel 2018?). Di sicuro c’è che per Schulz la terza coalizione "rosso-nera" sarebbe l’ultima chance per diventare ministro a Berlino (sinora il suo più alto incarico in Germania è stato quello di sindaco della cittadina di Würselen). Anche Horst Seehofer, il presidente della Csu ora molto contestato a Monaco, avrebbe la sua poltrona in una terza GroKo. E la Merkel altri quattro anni di stabilità nel Paese economicamente più stabile d’Europa, più il record di 16 anni al potere.
03.12.2017


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