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Elisabetta Moro, Marino Niola
Immagini articolo
"Con nove baci al giorno
ci assicuriamo vita eterna"
PATRIZIA GUENZI


In fondo Adriano Celentano ci era andato vicino. Non saranno 24mila i tipi di baci ma sono comunque tanti. Non c’è infatti soltanto il bacio d’amore o passionale, c’è quello di tradimento, di odio, di misericordia, di conforto, di rincrescimento, di cortesia e molti altri ancora. Li hanno elencati, spiegati, sviscerati, interpretati e storicizzati gli antropologi Elisabetta Moro e Marino Niola, coppia nella vita e spesso anche nel lavoro, nel saggio Baciarsi, dedicato alla più intima delle espressioni del corpo. Tempismo perfetto, stiamo uscendo da un periodo in cui il bacio ha fatto paura, come simbolo di contatto che può essere (anche) contagio e dobbiamo abituarci a una nuova intimità. "Pensare che invece è un trucco e dovremmo scambiarcene almeno nove al giorno per assicurarci la vita eterna", dicono gli autori che rimandano la spiegazione a fine incontro.
L’idea di scrivere un libro sul bacio è nata per caso. Moro e Niola un anno fa erano stati contattati da un giornalista in occasione di San Valentino, partendo da Le baiser de l’hôtel de ville di Robert Doisneau, una delle foto più iconiche. "Il giornalista - spiega Niola - si lamentava del fatto che non vi fossero libri sul bacio e ho pensato che avesse ragione. Ho chiesto a Elisabetta se voleva scriverlo assieme a me e tutt’e due abbiamo chiesto a Einaudi se voleva pubblicarlo". Una catena che ha dato vita a cento pagine gustose e positive, aperte ai ragionamenti e che in un certo senso hanno voluto sdrammatizzare il momento. L’emergenza Covid, che ammorbava i corpi ma soprattutto le menti. "Abbiamo deciso di vedere il bicchiere mezzo pieno - dice Moro -. Volutamente senza fare alcun riferimento ai tanti baci non dati, mancati e invocati dalle vittime della pandemia.
Era il febbraio 2020, dunque, la vigilia di un qualcosa che avrebbe cambiato il mondo. "Abbiamo iniziato a scrivere su quella che si può definire come la prima vittima del Covid, il bacio appunto - spiegano -. Che non ha genere né generazione. È il più unisex fra i gesti d’amore, rende tutti uguali e mette in comunicazione come pochi. È il collante dell’amore. Non è un caso se nei cinema di periferia di un tempo quando i protagonisti si baciavano gli spettatori gridavano ‘mastice!’". Non solo. Uno dei primi film muti era proprio il bacio, The Kiss, del 1929. Diciotto secondi di bacio! "Che hanno scandalizzato i benpensanti che commentavano ‘se il cinema è questo meglio che muoia immediatamente’ - dice Niola -. Anche da questo si capisce quanto il bacio sia un gesto estremamente potente". Potente e con un proprio lessico i cui significati, politici e sociali, reazionari o rivoluzionari, inclusivi o esclusivi, variano con tempi e culture. Nella loro messa a fuoco, Moro e Niola ne raccontano anche il percorso. "I primi cristiani si baciavano per sancire la fraternità nel nome di Gesù. Giuda bacia Gesù, in questo modo lo identifica tra i discepoli per permettere alle guardie di arrestarlo". Dal sacro al profano, Niola aggiunge: "Sono sempre esistiti i baci per così dire di interesse. Georgiana Spencer, antenata di Lady Diana, a metà del ‘700 li distribuiva ai votanti per portarli dalla parte del suo partito".
E veniamo ai nove baci al giorno. "Secondo alcuni etologi - dice Moro - sarebbe un trucco dell’evoluzione. Col bacio ci si scambiano batteri che servono a fortificare il sistema immunitario, a tramandare la specie insomma. Per mantenerci in salute dobbiamo baciarci almeno nove volte al giorno". E Niola: "Non è difficile, visto che come ha scoperto l’antropologa Usa Helen Fisher il bacio crea dipendenza perché stimola le stesse aree del cervello di molte droghe".  pguenzi@caffe.ch
12.06.2021


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