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Pietro Bartolo
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"Questo virus ci mostra
tutta la nostra fragilità"
FRANCESCO ANFOSSI


Nell’isola greca di Lesbo si è consumata un’altra gravissima offesa al diritto umanitario e ai bisogni fondamentali di migliaia di profughi. Donne, uomini, bambini, spesso senza parenti, sono fuggiti dal campo lager in fiamme in cui erano, di fatto, prigionieri". Pietro Bartolo, di Lampedusa, simbolo delle migrazioni del ventunesimo secolo, è uno di quei personaggi tragici che ancora cerca di tenere accesa la fiammella dell’umanità in Europa. Medico chirurgo specializzato in ginecologia, ha salvato migliaia di vite, tanti bambini. Prima di diventare europarlamentare è stato consigliere comunale a Lampedusa e Linosa. Dal 1992 si è occupato anche delle prime visite a tutti i migranti. Ha curato ferite, ustioni terribili. È un convinto sostenitore dell’accoglienza di immigrati. Lo dice la sua stessa biografia, che elenca importanti tappe, professionali e personali.
Bartolo ha trascorso metà della sua vita a curare gli abitanti dell’isola, poi, a partire dagli Anni ‘80, a prendersi cura dei migranti e dei rifugiati approdati su quel lembo del Mediterraneo italiano più vicino all’Africa che all’Italia. Ha asciugato il pianto di "lacrime" mescolate all’acqua di mare, "lacrime di sale" come le chiama lui, di centinaia di madri che avevano visto il proprio figlio scomparire nell’acqua gelida della notte. Oggi le operazioni umanitarie sono rallentate dal coronavirus. "Questa pandemia -  dice - ci ha già cambiato profondamente, ci ha mostrato le nostre fragilità e le nostre solitudini. Quanto tutto questo inciderà sulla nostra società del futuro, dipenderà da noi".
Dipenderà dalla capacità di raccogliere quelle fragilità e quelle solitudini, dall’abbandonare, un giorno, la mascherina senza dimenticare la lezione che ci ha insegnato. "E cioè che tutto ciò che possiamo fare è proteggere l’altro, per prenderci cura di noi stessi". Ma questi mesi di sofferenza ci hanno mostrato anche i nostri errori. "Soprattutto sulla carenza di investimenti nella sanità e sulla disattenzione nei confronti della natura e dell’ambiente. Spero ne usciremo migliori. L’Europa c’è e ha tracciato la strada. L’auspicio è che venga seguita".
Oggi Bartolo è un parlamentare europeo e cerca di continuare le sue cure dagli scranni del Parlamento di Strasburgo e di Bruxelles. "Dobbiamo ripensare tutta la politica dell’immigrazione e redistribuire in modo proporzionale e sostenibile i rifugiati, che non sono responsabili della diffusione del contagio. Sono stati gli unici, soprattutto nella fase iniziale dell’emergenza, ad essere controllati e isolati se positivi, com’era giusto che fosse. Probabilmente una certa destra, sempre a caccia di un capro espiatorio, lascerà in pace questi poveretti soltanto quando avrà trovato un altro nemico contro cui puntare l’indice".
Da medico, da uomo, da cittadino di Lampedusa, Bartolo non smette di parlare di umanità: "Si parla di esseri umani, non di animali. Non possiamo voltare la testa di fronte a una tragedia del genere come l’immigrazione. L’Europa deve affrontare il fenomeno con intelligenza e non attraverso quello che si è fatto finora, mettendo a disposizione fondi attrezzature e personale. E naturalmente ristabilendo un ricollocamento".
E conclude con un appello: "Dobbiamo fermare l’indifferenza dell’Europa, altrimenti la nostra umanità naufragherà insieme a migliaia di indifesi migranti nel Mediterraneo".
07.11.2020


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