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Corrado Augias
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"Difficilmente la pandemia
riuscirà a farci cambiare"
GIANFRANCO QUAGLIA


Che cosa? Il coronavirus? Ma no, non cambierà nulla, non bastano tre mesi di clausura (meglio di lockdown, brutta parola, provinciale) e neppure il rischio che ancora circola a mutare costumi e usi. Non ci riuscì la Spagnola che causò - pare - tra i 50 ai 100 milioni di vittime nel mondo. Io ho assistito ai veri cambiamenti, ma ci sono voluti anni di guerra, fame, occupazione nazifascista, c’è voluta l’iradiddio perché l’Italia cambiasse e poi arrivasse il boom". Risponde così Corrado Augias, giornalista, scrittore, conduttore e autore televisivo a chi gli chiede di illuminarci sul futuro, lui che ha pubblicato l’ultimo libro dal titolo Breviario per un confuso presente. Ha le idee limpide Augias, 85 anni compiuti, una vitalità mossa dalla curiosità di conoscere e guardare oltre. Ad esempio, alla rivoluzione tecnologica, alle "innovazioni strepitose. Non siamo in grado di prevedere quali saranno i limiti, ormai non esiste quasi più attività umana insostituibile. Forse gli affetti, ma non ne sarei completamente sicuro. Un esempio? Pensiamo al rapporto infermiere-paziente negli ospedali. Molti operatori saranno sostituiti da macchine. Ebbene, è possibile che tra malato e macchina infermieristica si crei un rapporto affettivo di dipendenza? A me sembra tutto ciò sconvolgente, ma mi pongo molti interrogativi. Possiamo ancora continuare a dire che gli esseri umani sono dotati del libero arbitrio in una società nella quale ogni qualvolta accendiamo un pc o un iphone siamo controllati a distanza e i motori di ricerca sono in grado di interpretare i nostri gusti e le nostre tendenze? Ogni fruitore di notizie diventa anche inconsapevolmente produttore di notizie, mette in piazza la sua identità e non solo. Di tutto ciò i più giovani che ogni giorno chattano e postano le loro immagini sono consapevoli? No, perché sono i figli del tempo in cui viviamo".
A proposito di tecnologia, robot, occupazione, Augias dice: "Si pensa che la società elettronica, il lavoro da remoto, lo smart working sperimentato o ampliato durante i mesi di clausura taglieranno l’occupazione. Non sarà così: spariranno alcuni lavori, ma ne nasceranno di nuovi. Pensiamo soltanto all’indotto che è derivato dalla tecnologia mobile, alle molteplici attività che ruotano attorno a un cellulare, dal negozio sino a chi si occupa di realizzare i componenti. Oggi è difficile fare un bilancio. Può darsi che si attenueranno molti rapporti personali". E Augias pensa, ad esempio, ad alcune relazioni amorose... quelle che nascono e si sviluppano sui social e che poi rimangono virtuali. "Non dobbiamo scandalizzarci e dare un giudizio morale, chiediamoci se questi cambiamenti conserveranno la nostra dignità. Io sono ateo, ma mi rendo conto che non credendo in nessuna religione è complicato sostituirla con una morale capace di organizzare una società. Piuttosto, chiediamoci perché oggi in genere la classe politica è così scadente? Perché questa è l’età dell’incompetenza, molti incompetenti arrivano in posti che non meritano. Penso alla mia Italia dove peraltro ci sono degli ottimi competenti. Uno? Mario Draghi, che quando era alla Bce ha tenuto in piedi il Paese senza farsi accusare di italofilia, ha camminato su una lama di coltello senza ferirsi i piedi".
Denatalità e società che invecchia, quest’ultima sovente emarginata. "Il ruolo dei nonni è fondamentale, suppliscono ai genitori che lavorano. Un tempo in cima alla piramide c’erano gli anziani, cioè pochi, oggi la piramide si è rovesciata. E allora il vero problema si chiama previdenza sociale: chi pagherà le pensioni?".
Insomma, c’è molta confusione. "C’è sempre stata, prima durava anni o secoli, oggi la confusione è rivoluzionaria, con una velocità senza precedenti".
31.10.2020


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