Felice Tagliaferri
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"Per capire le opere
le devi toccare"
FEDERICO BASTIANI


Quando devo piantare un chiodo in un muro, una volta su due, colpisco le dita anziché il chiodo. "Grazie a persone come te io ho lavoro", esordisce ridendo Felice Tagliaferri, lo scultore cieco di fama internazionale. Per capire come sia possibile realizzare sculture non utilizzando la vista la visita alla sua mostra a Ferrara, "Tutto un altro sguardo", è illuminante. Felice era un ragazzo come tanti, di origini pugliesi, bolognese di adozione, adorava il judo. A 14 anni una malattia agli occhi lo rende cieco. "I primi due anni sono stati un buco nero, perdere la vista equivale ad un lutto. Ti aggrappi a ciò che hai e non a ciò che non hai. Sto vivendo la vita, ho deciso di aprire la finestra e buttarmi per strada e vivere come tutti gli altri". A 25 anni l’incontro che cambierà per sempre la sua vita. Risponde ad un annuncio dello scultore bolognese Nicola Zamboni, alla ricerca di persone non vedenti per verificare se questo handicap poteva essere un ostacolo alla creazione artistica. Tagliaferri scopre un mondo. La sua mostra a Ferrara si è svolta in contemporanea con quella della fotografa Beatrice Pavasin, "Io Ti vedo così", che ha rappresentato come gli ipovedenti hanno la percezione della realtà che li circonda.
L’opera più famosa di Tagliaferri, il Cristo Rivelato, ha una storia molto curiosa.  "Nel 2008 mi recai a Napoli nella basilica di San Severo. Chiesi ai custodi il permesso di poter toccare il Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino, per me era l’unico modo di ‘vedere’ l’opera. Mi fu negato". Come ha scritto Simona Atzori, un no detto alla persona giusta diventa un sì per tutti. Tagliaferri non si è perso d’animo, è tornato a casa e ha scolpito una sua copia del Cristo che ha ribattezzato "RiVelato". In quel momento è iniziata anche un’altra missione: rendere accessibile l’arte ai portatori di handicap. "Collaboro con i Musei Vaticani per capire quali opere possono essere messe a disposizione del tatto, molto dipende dai materiali". A volte può bastare un piccolo accorgimento in un museo, ad esempio uno specchio nel punto giusto per le persone che sono in carrozzina e non possono alzarsi per vedere correttamente un’opera.
Ma il suo impegno per diffondere l’arte ai portatori di handicap non finisce qui. "Nel 2002 organizzai una mostra nel comune di Sala Bolognese dove conobbi l’assessore alla cultura. Mi propose di mettermi a disposizione una cappella sconsacrata da adibire ad atelier di lavoro ma anche a laboratori per la comunità, nacque così la Chiesa dell’Arte". Ha svolto la sua attività in quel luogo per 15 anni, ora si è trasferito a Cesena. Stessa missione. "Svolgo laboratori per persone, bambini, con o senza handicap, che vogliono approcciarsi all’arte in modo tattile. Se un tetraplegico viene da me, un modo per farlo lavorare lo trovo", dice sorridente l’artista. Il Cristo RiVelato, che è stato benedetto dal Papa, è solo uno dei tantissimi lavori. Felice mi illustra le sue opere che traggono ispirazione dalla vita vissuta. Quando è diventato padre otto anni fa, ha realizzato diverse sculture raffiguranti la maternità e paternità ma anche sulla metafora della vita. Le opere vanno toccate per essere comprese. La sfera di marmo chiamata La Vita, rappresenta la perfezione esteriore al tatto, liscia, senza imperfezioni, come l’immagine che vogliamo dare di noi stessi all’esterno ma continuando a toccare troviamo un buco nella sommità ed inserendo le dita tocchiamo delle imperfezioni, proprio come la vita. Il 4 agosto scorso Tagliaferri ha avuto modo di toccare una copia originale della Pietà di Michelangelo e in questo momento sta lavorando alla "Pietà ribaltata" ovvero Cristo che sostiene la Madonna come simbolo dei figli che devono prendersi cura dei genitori. Ora che Felice è famoso in tutto il mondo viene da chiedersi se ci sia ancora un’opera che vorrebbe toccare. "In realtà no - conclude sorridendo -, in ogni museo che vado, cercano di assecondarmi altrimenti rischiano di trovare altre copie in giro".
16.06.2019


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