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Mauro Dell'Ambrogio
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"Io, ex enfant prodige,
con sette mestieri..."
CLEMENTE MAZZETTA


er la prima volta nella mia vita, per i prossimi sei mesi ho l’agenda con qualche giornata ancora libera. Senza impegni". Il Caffè incontra Mauro dell’Ambrogio, segretario di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione, proprio nell’ultimo giorno di lavoro: fine novembre. Mentre sta facendo gli ultimi scatoloni dal suo ufficio di Berna. Finalmente senza cravatta. "Nei prossimi giorni traslocherò in Ticino, poi mi guarderò in giro. Ma con calma. Non ho voglia di finire occupato al 100% come ho sempre fatto".
Ora avrà il tempo per dedicarsi ai nipoti - è nonno - visto che quasi tutti i figli (sette) sono usciti di casa. Giura che non si presenterà per il Consiglio di Stato: "Quello è un treno che per me è passato da tempo. In Ticino quella funzione viene svolta tradizionalmente dai quaranta/cinquantenni. Sono anche contento di aver indirizzato la mia vita in altre direzioni". Ma come segretario di Stato - in Svizzera considerato solo come alto funzionario federale - nei rapporti internazionali, con l’Unione europea, è stato visto come un vero e proprio rappresentante politico. Tanto da assumere per tre anni la presidenza del Consiglio dei ministri dell’Agenzia spaziale europea. A Berna gestiva un budget per la formazione, le scuole, l’università, i politecnici di ben sette miliardi. "Sono orgoglioso di aver contribuito a far sì che la Svizzera sia al primo posto per l’innovazione, sia una potenza per la ricerca, ammirata da quasi tutto il mondo per il sistema di formazione", dice.
Nella sua vita ha buttato dietro le spalle almeno sette agende: quelle delle professioni che ha svolto  in quasi cinquant’anni di lavoro. Un’esistenza intensa per i "mestieri" e gli impegni assunti. Un tempo che ora sembra passato come un soffio. "Ho cambiato radicalmente datore di lavoro e settore d’attività, dal pubblico al privato, facendo tante altre cose a tempo parziale dalla politica al militare...". Cominciando da ragazzo come boy scout. Durante gli studi universitari - è avvocato/notaio - ha lavorato come insegnante. A 24 anni è diventato giudice.  "A 30 anni sono stato il più giovane comandante della polizia, poi sono stato segretario generale del Dipartimento cantonale dell’educazione". Una svolta.  "Mi chiamò  Giuseppe Buffi per costruire l’Università della Svizzera italiana, di cui sono stato capo progetto. Poi una volta fatta, quando è partita, ho lasciato spazio ai professori. Me ne sono andato per altri lidi".
Ovvero nel privato, come direttore di cliniche. Poi di nuovo nel pubblico come direttore generale della Supsi, prima di emigrare a Berna. Un ruolo di primo piano a partire dal 2008, dove ha lavorato con 4 consiglieri federali, acquisendo rispetto e prestigio. "Ma le soddisfazioni maggiori le ho avuto come sindaco di Giubiasco", ammette. Dal 1992 al 2004. "Un impegno fortissimo e stimolante. Un sindaco si occupa di tutto cercando di assicurare coerenza di comportamenti, rispondendo direttamente ai propri concittadini. Un lavoro che ho affrontato non da burocrate, ma come imprenditore pur nel rispetto delle istituzioni".
Precoce, con un’intelligenza vivacissima e memoria eccezionale - bambino prodigio, a tre anni sapeva già leggere, a sette s’è letto la Divina commedia - non nasconde il suo interesse per la cultura classica. Oggi per rilassarsi legge testi in latino. E si occupa di bricolage, lavori manuali in casa, nell’orto. Tempo permettendo.

cmazzetta@caffe.ch
13.01.2019


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