Kerry Kennedy
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"Rivedo mio padre
che ascolta i sonetti"
FRANCESCO ANFOSSI


Kerry Kennedy ha perso suo padre quando aveva 8 anni, ma a 59 anni lo chiama ancora affettuosamente "Daddy", come se dovesse apparire da un momento all’altro dietro la porta. Kerry sa che prima o poi in tutte le interviste arriverà quella domanda: cosa ricorda di suo padre Bob, il ministro della Giustizia fratello del presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald, che ne seguirà la tragica sorte qualche anno dopo in un agguato (ancora senza mandanti) a Los Angeles, nel giugno del 1968? Lei dice di conservare due nitide immagini: "Daddy" davanti allo specchio del bagno, intento a farsi la barba. E "Daddy" mentre si veste in camera da letto, silenzioso, e ascolta la registrazione dei sonetti di Shakespeare: "Posso paragonarti a un sogno d’estate?". La settima degli undici figli di Robert Francis Kennedy, sposata per 13 anni con Andrew Cuomo (da cui ha avuto tre figli prima del divorzio), figlio del governatore di New York Mario, viene spesso in Italia, il Paese che da sempre è nel cuore di tanti americani.
"La mia era una famiglia fortemente cattolica: ogni sera recitavamo insieme il rosario", racconta. Durante la sua visita a Roma ha incontrato anche papa Francesco. "Di questo pontefice ho un’enorme stima. La sua attenzione e il suo impegno per i poveri e per i diritti umani è in linea con i valori che stanno alla base del Centro ‘Robert F. Kennedy’ per i diritti umani, di cui sono presidente". Il Centro ha recentemente festeggiato i suoi 50 anni e si occupa di lotta al lavoro minorile, diritti degli indigeni, libertà di espressione. "Peraltro - aggiunge - il secondo nome di mio padre, che da giovane aveva pensato di farsi prete, è Francis, in onore di san Francesco".
Kerry Kennedy è anche una studiosa dei movimenti cattolici americani. Ha scritto un libro, "Being Catholic Now, Prominent Americans talk about Change in the Church and the Quest for Meaning", in cui intervista molte celebrità sul tema della Chiesa cattolica ed è diventato un best seller. Inoltre, fa parte anche del consiglio direttivo dell’associazione "Ethics inaction", guidata dal vescovo Marcelo Sánchez Sorondo, presidente dell’Accademia delle Scienze che ha sede in Vaticano, e si occupa di pratiche di sviluppo sostenibile.
Sono passati 50 anni dall’uccisione del senatore Bob Kennedy, fratello del presidente degli Stati Uniti John, assassinato a Dallas cinque anni prima, il 22 novembre 1963. Qual è l’eredità di colui che, se fosse rimasto in vita, avrebbe certamente raggiunto la Casa Bianca? "È - spiega la figlia Kerry - il suo spirito di pace e di solidarietà per gli altri, soprattutto per i più deboli. È questa la sua visione del mondo, che resta valida ancora oggi. Se mi candidassi a presidente degli Stati Uniti porterei il suo stesso programma, sarebbe valido oggi". Kerry Kennedy è una paladina dei diritti civili. "Una questione ancora aperta in tutto il mondo - sottolinea -. In America mio padre, che era amico personale di Martin Luther King, fece leggi fondamentali per liberare dalla schiavitù i neri d’America. Ma oggi la gente di colore non riesce a entrare in quell’ascensore sociale cui tutti avremmo diritto. Nel mio Paese abbiamo istituzionalizzato la criminalizzazione della povertà. Anche i diritti delle donne, la loro emancipazione, sono diritti civili, c’è ancora molto da fare in questo ambito, anche se la presa di coscienza di molte donne ha portato al movimento Me too contro la violenza sessuale".
Pur con le loro contraddizioni e le diverse personalità, le loro luci e ombre, i Kennedy sono la dinastia dei democratici americani per eccellenza. Se le chiedi in che stato si trova l’America oggi, non esita a sparare alzo zero contro la presidenza di Donald Trump. "Mio padre - dice convinta - avrebbe combattuto questo presidente a cominciare dai diritti civili. Trump ha abdicato a tutta la questione e ha riempito il suo gabinetto di gente che abusa dei diritti umanitari, a cominciare dall’attuale segretario di Stato Mike Pompeo, che da direttore della Cia aveva introdotto la tortura con i prigionieri".
18.11.2018


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