Emilio Raffaele Papa
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"Mi sono innamorato
del vostro federalismo "
ANDREA BERTAGNI


Emilio Raffaele Papa ha 87 anni e non solo ha attraversato un lungo tratto della storia europea ma l’ha anche raccontato nella sua lunga avventura di avvocato appassionato di storia. Di uomo di diritto diventato docente e saggista. E che a un certo punto della sua vita si è "innamorato" della Svizzera. E ha scritto un lungo saggio sulla storia della Confederazione, uscito per la prima volta nel 2004. "Ogni intellettuale va incontro ad innamoramenti. Anzi, a vere e proprie cotte - spiega Papa -. La mia per la Svizzera è nata quando ho scoperto un Paese profondamente diverso dal contesto europeo. Un Paese che ama rivendicare identità ed autonomia".
Sta di fatto che il volume "Storia della Svizzera: dall’antichità ad oggi, il mito del federalismo", arrivato recentemente in libreria nell’ultima edizione riveduta e aggiornata, ha fatto uscire la Confederazione dai suoi confini. E ha offerto un ritratto del nostro Paese che spazia nelle pieghe nelle diverse vicende storiche. "Sono ideologicamente federalista. E la Svizzera mi ha offerto stimoli di grande interesse. Ho approfondito le ragioni di un federalismo che ha trasformato un originario sistema di alleanze difensive fra comunità diverse in uno Stato federale. Uno Stato che tutela queste comunità prendendo atto delle loro diversità. Ed evitando così i conflitti. Conflitti che altrove, in simili situazioni, storicamente sono avvenuti sfociando alcune volte in guerre", precisa Papa.
"Alla mia età il tempo degli amori dovrebbe essere passato", dice Papa. Ma così non è. "Non mi pento del mio innamoramento. Anzi, lo sto ancora vivendo intensamente". E spiega: "In Svizzera la politica interna è fatta di confronti e di accesi dibattiti. Ma alla fine si riesce ancora a ricomporre disunioni e contrapposizioni. E questo perché è un Paese fedele ai principi della sua prima costituzione federale, nel 1848".
Emilio Raffaele Papa ama capire i mutamenti della società. Nel corso della sua carriera di storico, si è occupato anche di fascismo, storia dei movimenti operai e storia della magistratura italiana. "Entro certi limiti non ho mai programmato, dato un ordine ai miei interessi. Ho sempre pensato che nelle scienze umanistiche racchiudersi all’interno di spazi chiusi significhi perdere una visione aperta che deve essere alla base della ricerca". L’impegno ha portato i suoi frutti. Basta scorrere la lista dei molti riconoscimenti ricevuti da Papa. C’è pure il Premio Campione, con una giuria formata da Eugenio Montale, Enzo Biagi ed Indro Montanelli. "Biagi – racconta Papa - lo conoscevo da tempo. Ed il ricordo che serbo di lui è quello di un giornalista di eccezionale qualità e professionalmente rigoroso. Era una persona coerente, che andava contro i pregiudizi e i poteri forti. L’uomo in lui era tutt’uno col giornalista". E di Montale invece, cosa ricorda? "Quello con lui fu un incontro bellissimo. Ci trovammo subito a parlare in maniera genuina, aveva un tono di voce confidenziale, usava parole semplici e sempre efficaci".
Un ricordo? "Sì, si parlò anche di Brissago!". Di Brissago? "Sì, gli avevo chiesto di una sua intensa poesia che terminava citando un sigaro di Brissago. Mi disse che aveva trovato difficile ripetere una rima in "ago"! Ridemmo, ma poi si turbò un poco e mi disse piano "non lo racconterà mica?". Lo sto tradendo, ma quella citazione in quella sua poesia creava una assonanza che si univa meravigliosamente al fumo di quel suo poetico sigaro. Quella rima gli era dunque piaciuta sul serio". Non tutti i ricordi di una vita possono essere dolci. Papa lo sa bene, quando con la mente torna al processo alle Brigate Rosse che si svolse dal 1976 al 1978, dove nella veste di avvocato fu difensore d’ufficio. "Il processo alla Corte d’Assise di Torino - dice - è un ricordo amaro. È il ricordo di una esperienza terribile vissuta in un Paese nel quale la maggioranza non comprese in tutta la sua portata la tragedia che stava dipanandosi. Su quel processo ho scritto un libro. Perché bisogna ricordare e difendere la memoria".

abertagni@caffe.ch
28.10.2018


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