Ivo Monti
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"Gli altri viticoltori
fischiavano mio padre"
ANDREA STERN


È stato ufficiale di marina mercantile. Poi fiduciario. Oggi è viticoltore. "Guadagno tre volte meno, ma sono dieci volte più contento", dice al Caffè Ivo Monti, fresco vincitore del premio "Icona del vino svizzero" 2018 di Gault&Millau, prestigiosa guida gastronomica. Il 59enne di Cademario ha scoperto la vigna un po’ per caso, da ragazzino. "Era il 1972 quando mio padre Sergio, dirigente di banca, rimase coinvolto in un incidente stradale nell’Himalaya, dove si era recato per una scalata - racconta -. Allora il medico gli consigliò di dedicarsi a dei lavoretti a contatto con la natura". La famiglia, patrizia di Cademario, possedeva una vecchia cascina abbandonata poco sotto il paese. Circondata dai filari di una vigna, anch’essa abbandonata. Seguendo il consiglio del medico, Sergio Monti si portò dietro i due figli e insieme iniziarono a ripulire i terreni dai rovi. "Fummo travolti dalla passione - ricorda -. Fu un grande lavoro, ma fu anche una grande soddisfazione quando, quattro anni dopo, riuscimmo a fare il nostro primo vino, pigiato con una vecchia tramoggia a manovella e diraspato a mano su una ramina da pollaio".
Bello, certo. Ma a Ivo Monti la vigna non bastava. Aveva voglia di scoprire il mondo. "A 16 anni partii per andare a lavorare sulle navi. Tornavo in Ticino solo in estate, facevo la vendemmia e poi via verso nuove avventure. Continuai così per dodici anni". Un’esperienza, quella di ufficiale di marina mercantile, che gli è utile ancora oggi. "Innanzitutto mi ha insegnato a interpretare la meteo - spiega -. Ma il valore più importante che ho imparato è lo spirito di gruppo. Su una nave il rapporto con i colleghi è diverso che in un ufficio. La vita di ognuno dipende anche dagli altri. Il detto ‘siamo tutti sulla stessa barca’ non potrebbe essere più azzeccato".
Dopo aver solcato i mari di mezzo mondo, Ivo Monti decide di mettere radici in Ticino. Inizia a lavorare come fiduciario e nel tempo libero continua a occuparsi della vigna insieme al padre. Una vigna nel frattempo cresciuta, con l’acquisto di altri terreni vicini. E cresciuta pure in qualità. "All’epoca in Ticino si privilegiava solo la quantità - ricorda -. Il vino era cibo, erano calorie. Quando mio padre, diventato presidente della Federviti, consigliava di tagliare i grappoli, gli altri viticoltori lo fischiavano". Ma Sergio Monti aveva visto giusto. "Oggi è dimostrato che se una pianta produce meno, la qualità è migliore. Questo principio è ancor più valido in Svizzera, dove abbiamo costi molto alti. Non si può puntare sui prodotti di massa, bisogna cercare l’alta qualità. Che è favorita, inoltre, dall’ottimo terroir che abbiamo in Ticino". Ma per arrivare alla qualità, è servito parecchio tempo... "Mio padre non aveva paura di sperimentare. Abbiamo fatto errori, ma da questi abbiamo imparato. Siamo arrivati alla conclusione che bisogna rispettare il vino. Ogni intervento meccanico porta via qualcosa, fa un piccolo danno. Quindi ci siamo messi a fare tutto a mano, con un’attenzione maniacale al dettaglio. La perfezione non esiste, ma si punta all’eccellenza".
Qualche anno fa Ivo Monti è subentrato al padre alla conduzione dell’azienda, seguendone le orme e migliorando ulteriormente i vini che stanno facendo incetta di premi. "Quando ho lasciato il mio lavoro in ufficio, sono ringiovanito, è stato un salto nel passato. Amo stare in vigna, amo la continua ricerca del miglioramento. Non tornerei indietro per nulla al mondo". Il viticoltore di Cademario guarda avanti. Con ottimismo per sé e per il mondo vitivinicolo ticinese in generale. "La mia unica preoccupazione per il futuro è che il 40% delle vigne ticinesi è in zona edificabile - afferma -. Ho il timore che specialmente quelle in collina, dove il lavoro costa il quadruplo perché non è meccanizzabile, possano scomparire. Ma spero che  dagli errori del passato si possa imparare. In Ticino, ripeto, abbiamo un terroir eccezionale. E anche le temperature di questi ultimi anni stanno dando una mano a noi viticoltori. Siamo in una situazione eccezionale e dobbiamo preservarla".

astern@caffe.ch
02.09.2018


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