Giovanna Masoni
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'Il capitale non è tabù
e sogno che i socialisti'
STEFANO PIANCA


Sono passati cinque mesi da quando ha ritirato la sua disponibilità per il consiglio direttivo del Lac. Ma la bagarre politica scoppiata attorno alle poltrone del nuovo (aggettivo superato, visto che ormai è una realtà consolidata) Centro culturale di Lugano, per Giovanna Masoni Brenni appartiene ormai al passato. "Francamente - dice al Caffè l’ex vicesindaco della Città - non mi attendevo dagli ex colleghi e dal mio successore una revoca della designazione già fatta nel marzo 2016. Sarei entrata con passione e entusiasmo, ma si può sostenere il Lac anche da fuori, in modo diverso e ancor più libero".
Sembra trascorsa un’era da quando era in pratica la sola in municipio a difendere il progetto culturale dagli assalti leghisti. Anche da qui l’appellativo di "madrina" del Lac, conquistato sul campo. Ed è con un occhio affettuoso che parla di quello che definisce "il cuore della rete che abbiamo chiamato Polo culturale". Un cuore, ritmato dal direttore Michel Gagnon, che per pulsare necessita però di "soggetti pubblici e privati, dai musei, alle gallerie, dalle biblioteche e archivi, alle orchestre, ai festival, dagli artisti, ai pubblici, dall’università e scuole professionali, alle scuole di musica, all’associazionismo privato, alla Rsi, la più grande impresa culturale del cantone, presto di fronte a un voto (l’iniziativa NoBillag) insidiosissimo per la sua esistenza e per la Svizzera italiana". Sono questi, sottolinea l’ex vicesindaco, "i veri motori culturali del cantone, che vanno tutti sostenuti. E senza di essi il Lac sarebbe solo un edificio vuoto".
Ma al di là dei contenuti culturali, e del bilancio dei primi due anni (durante i quali l’équipe del Lac, osserva, "ha  svolto un lavoro eccellente, per nulla scontato, se guardiamo alle esperienze dei primi anni di vita di altri centri culturali"), al Lac manca ancora qualche tessera importante: "Occorrerebbero spazi per prove e produzioni e depositi per collezioni, soldi per progetti, mostre speciali, acquisizione di collezioni, un ristorante al piano terreno e, pure importante, un sostegno politico ancor più convinto al progetto". Non nega che per ultimare l’opera occorre investire, ma più di tutto servirebbe metodo. E allora da Lugano alza lo sguardo al Ticino: "Mi piacerebbe che, senza populismi né barriere ideologiche né di destra né di sinistra, ci si rendesse conto in questo cantone, che dobbiamo prima di tutto fermare l’emorragia di ricchezza (soldi, ma anche collezioni d’arte), poi cercare di far ritornare qui quella che è migrata via, e farne arrivare di nuova. E per farlo dobbiamo eliminare gli ostacoli fiscali che ci penalizzano fortemente, prima fra tutte l’imposta sulla sostanza, ma non solo. Mi piacerebbe, sempre parlando di sogni, che fossero anche i socialisti a dirlo, a sostenere e spingere il nostro ministro delle finanze, che vedessero che senza quella ricchezza e la ricchezza del capitale che produce, non c’è nulla da distribuire, nemmeno per i più fragili. La ricchezza produce lavoro e benessere".
Se la cultura (con scuola ed edilizia pubblica) è stata la sua mansione da municipale, non nega che le sarebbe piaciuto anche occuparsi di finanze:  "Anche se - ricorda - come tutti i neo-eletti, era il 2004, presi quello che mi dettero i colleghi. Colleghi, che non vollero cedere le finanze, che seguivo in gestione e che pure sono sempre state e sono tuttora nelle mie corde. Senza quelle, non si va da nessuna parte. Non me le cedettero dicendo che c’era già mia sorella Marina ministro delle finanze a Bellinzona…". Anche se da quel no è arrivato... il Lac: "Per me una straordinaria esperienza politica, oggi, ritengo, irripetibile. È proprio vero che, nelle nostre vite, non possiamo quasi mai sapere dove una cosa ci porterà. E le vie per giungere ad una stessa meta possono essere molto diverse e anche tortuose".    spianca@caffe.ch
01.10.2017


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