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Qualunque sia la verità sul Macello violata la democrazia
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Quell'autoritarismo
che tutto distrugge
LILLO ALAIMO


Che ci sia stata una deriva autoritaria è innegabile. Un’involuzione che ha travolto il Ticino in questi ultimi anni. Al centro un "uso sempre più discrezionale e politicamente finalizzato della polizia cantonale". Il Caffè lo va scrivendo da tempo. E così ha fatto anche domenica 6 giugno 2021, a una settimana dalla improvvisa e imprevista demolizione dell’ex Macello di Lugano, sede "provvisoria" degli autogestiti, i Molinari, quelli del "Centro sociale" di viale Cassarate.
Nelle settimane immediatamente successive i gravi episodi e le polemiche che ne sono seguite, il quadro di quanto accaduto era parecchio oscuro. Molti i fotogrammi mancanti per la ricostruzione del film. Era iniziato nei mesi precedenti, l’8 marzo, quando i Molinari hanno organizzato una manifestazione alla stazione di Lugano, ed è terminato (si fa per dire) sabato 29 maggio, il Giorno Nero. Il giorno del corteo, dello sgombero del Molino (mentre gli autogestiti facevano ritorno a "casa" dopo aver occupato per un paio di ore uno stabile in disuso nei pressi dell’ex Macello). Un Giorno Nero soprattutto perché all’una e mezza di domenica 30 maggio i locali che ospitavano i Molinari sono stati abbattuti.
Quello stabile è crollato anche sotto il peso della "deriva autoritaria" di un cantone dove il centro destra e la poca incisività del centro sinistra hanno aperto spazi all’autoritarismo. E qualche segnale di questa deriva lo si era visto anche nel 2020, alle prime battute della gestione della pandemia.
La destra. La sinistra. Le istituzioni. I Molinari. Non c’era nulla di particolarmente complesso nell’affrontare questo groviglio di interessi e posizioni. I centri socioculturali autogestiti sono una realtà quasi ovunque in Europa. La convivenza è difficile dappertutto. Ma una soluzione, oltre alle ruspe della distruzione, certamente esiste. L’unica difficoltà è quella di individuare un’efficace convivenza tra il funzionamento dei centri sociali e le regole da rispettare. Ordine e disordine. Disordine e ordine. Occorre mediazione. Capacità di dialogo da una parte e dall’altra. Gli spazi per poterlo fare esistono. Esistono ancora.
Un paio di mesi prima del Giorno Nero, cioè prima dello sgombero e della distruzione del centro autogestito, il governo cantonale aveva reso attento il Municipio di Lugano. Lo sfratto potrebbe avere conseguenze pesanti, aveva avvertito. Figuriamoci una demolizione avvenuta com’è avvenuta!
Il giorno dopo a Bellinzona il Consiglio di Stato ha detto di non aver saputo nulla della decisione di demolire. Il presidente del governo, Manuele Bertoli, ha affermato che, stando alle comunicazioni ufficiali, anche il responsabile del Dipartimento delle istituzioni e quindi della polizia, Norman Gobbi, era all’oscuro di quell’atto finale.
Il Municipio di Lugano, quantomeno nei giorni immediatamente successivi al Giorno Nero, ha affermato di aver sì dato il proprio nullaosta allo sgombero, ma di aver solo avallato l’abbattimento di parte del tetto dello stabile. E solo a difesa dell’incolumità dei Molinari. Su quel tetto sarebbero potuti salire a manifestare dopo lo sgombero, così il Municipio ha motivato il proprio sì.
E allora… se il governo e addirittura anche Gobbi non hanno saputo nulla della decisione di demolire, se il Municipio non ha dato alcuna autorizzazione per la distruzione… non resta che pensare ad una decisione unilaterale. Quella del vertice della Polizia cantonale che ha gestito, con la "Comunale" di Lugano, l’intera operazione. Ma certamente, al vocabolario delle crisi istituzionali non mancano sostantivi e verbi. Possono essere parecchie le sfumature tra un fatto e l’altro, tra una decisione e l’altra, tra un’e-mail e un messaggino ricevuto, tra una telefonata fatta e un ordine di servizio impartito. Si possono dare più interpretazioni anche al fatto che la magistratura nel Giorno Nero non sia stata avvisata. Non sia stata coinvolta sebbene da settimane - in previsione di un possibile sgombero - avesse predisposto un "gruppo di intervento" con la polizia giudiziaria. Invece no, di quanto accaduto sabato sera e di quanto successo nelle prime ore di domenica 30 maggio, ha saputo solo dalla stampa.
È legittimo pensare che l’ex Macello sia crollato anche sotto la furia dell’onda autoritaria che ha investito da tempo il cantone. Ed è legittimo sospettarlo anche se, chissà?!, si dirà che mentre si stava abbattendo il tetto la struttura è ceduta. Prima una parte, poi un’altra. È stato inevitabile, con buona pace del confronto socioculturale fra destra e sinistra, dello scontro politico, della rabbia dei Molinari, del dibattito sulla deriva autoritaria che di pari passo procede con quella securitaria. E per dirla con un altro neologismo, con il sovranismo che in questi anni ha influenzato decisioni e scelte importanti.
Dietro la distruzione dell’ex Macello, dietro all’umiliazione di fatto inflitta ai Molinari e a quella parte di Paese che li ha sostenuti e li sostiene (prendendo comunque le distanze dalle loro azioni violente, condannabili sempre e comunque), c’è una politica che si ispira all’autoritarismo. C’è una gestione del potere che va, appena può, contro le più semplici regole democratiche.
E ora non c’è che il confronto, non c’è che il dibattito, non c’è che lo scontro ideologico alla ricerca di una sintesi politica per ridurre e annullare gli spazi che l’autoritarismo si è preso. Non c’è che un’informazione capace e nel contempo diversificata per portare tra le parti politiche, le istituzioni e i cittadini... un dibattito il più trasparente possibile.
I centri socioculturali autogestiti, i centri giovanili, le associazioni culturali e sociali sono anelli importanti, anche essenziali di una politica in grado di tenere conto dei bisogni di una parte della società. Le necessità dei giovani, soprattutto. Lo si diceva vent’anni fa, ancor più è da ripetere oggi uscendo dalle secche delle sterili polemiche del momento. Per comprendere anche che una seria politica socioculturale è tanto importante quanto analizzare oggi il comportamento di una polizia che - si spera sia solo un’impressione - rischia di agire senza alcun controllo politico.
Chi da tempo si batte su questo fronte, all’indomani del Giorno Nero ha ricordato - a riprova dell’esistenza di una deriva autoritaria -, e queste sono le sue parole esatte, "le pesantissime e invasive misure di polizia in atto da anni (e mantenute malgrado denunce parlamentari) nei confronti di cittadini stranieri residenti in Ticino". E ha ricordato i "respingimenti sistematici di centinaia di richiedenti l’asilo,  senza nemmeno farli transitare dal centro di Chiasso".
Accuse. Certamente si tratta di accuse, quanto fondate forse lo dirà la storia. Forse, perchè le sfumature nel leggere i fatti possono essere decine. È però indubbio che gli spazi conquistati oggi dall’autoritarismo siano pericolosi. Pericolosi - tanto per tornare al centro delle vicende attorno ai Molinari - qualunque sia la verità sulla distruzione dell’ex Macello. Perché se il governo non sapeva e il Municipio nemmeno… cosa resta da pensare ai cittadini?!
26.06.2021


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