Voci, volti e slogan dal corteo in difesa dell'autogestione
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La rabbia colorata
dei "molinari" in piazza
ANDREA STERN


Un’allegra, rumorosa e affollata passeggiata. Almeno cinquecento persone, anche giunte da altre città e dall’Italia, di ogni età e colore. Birra a fiumi. Fumogeni e petardi. Striscioni libertari. Qualche "cannetta". E soprattutto tanta voglia di gridare il proprio sostegno all’autogestione a Lugano. È andata in scena ieri, sabato 14 settembre, in perfetta tranquillità, sorvegliata discretamente a vista da un ampio dispositivo di polizia, la manifestazione organizzata dal Centro sociale autogestito (Cosa) dell’ex Macello "in difesa degli spazi liberati". Non si sa bene da cosa siano stati liberati visto che gli autogestiti presero possesso dell’ex Macello nel 2002, quando la macellazione degli animali era già stata abbandonata da quasi un decennio. A essere "liberato", tecnicamente, fu dunque uno spazio vuoto. Ai protagonisti di questa storia va tuttavia riconosciuto il merito di essere riusciti a dare un’anima a una struttura che difficilmente potrà ora essere "liberata" con un colpo di spugna.
"Ma agli inizi era un’altra cosa - dice Bruno Gianinazzi, uno dei fondatori del primo centro sociale autogestito luganese, nel 1996 agli ex molini di Viganello -. Agli inizi era davvero una realtà variegata, aperta a tutti, dove ognuno poteva dare sfogo liberamente alla propria creatività, senza condizionamenti di sorta. A Viganello avevamo uno spazio enorme, arrivavano migliaia di persone ogni sera. Arrivavano punk, persone con la pelliccia, era un centro davvero, ripeto, aperto a tutti. E non ci sono mai stati disordini". Dalle parole di Gianinazzi, ormai alla soglia della pensione, traspare una certa nostalgia per un tempo che non c’è più, che è passato sopra la storia della città e dei movimenti autogestiti. "Purtroppo con il trasloco è cambiato tanto - afferma -. Forse a causa della struttura più piccola, forse per le divergenze d’opinione... ma si è persa la pluralità". Quella pluralità che era probabilmente la forza e insieme l’anima del centro. Ciò non toglie, sottolinea Gianinazzi, che l’autogestione vada preservata, in qualsiasi forma essa sia. "Non si può immaginare che Lugano si privi di uno spazio libero". Uno spazio, aggiungono le ventenni Celine Keles e Shamsa Taha Nafei, accessibile a tutti. "A noi non piace andare in discoteca - spiegano le ragazze - e non potremmo permetterci di frequentare altri locali. L’ex Macello è ormai diventato la nostra seconda casa, ci sentiamo a nostro agio e poi non dobbiamo spendere un patrimonio ogni sera".
Al corteo tra il Cinestar e Piazza Molino Nuovo, con sosta in via Monte Boglia per lanciare petardi e fumogeni sotto la sede della Lega dei Ticinesi, hanno partecipato molti frequentatori abituali del centro autogestito, ma anche sostenitori provenienti dal resto della Svizzera e dall’Italia. Ricardo Rodriguez, Mickaël Béday e Hector Costadone arrivano dalla Romandia. Rappresentano tre generazioni. "Noi sosteniamo lo spirito libertario - dicono - ovunque esso si trovi. Appena abbiamo sentito che il centro autogestito di Lugano rischiava di chiudere abbiamo subito deciso di far sentire anche la nostra voce". Dalla Romandia, più precisamente da Losanna, arriva anche Omar "Kawa" Poletti. "Sono molto preso con gli studi - afferma - ma non potevo non dare il mio contributo in difesa dell’autogestione".
Tra i folti ranghi che hanno sfilato per Lugano si sono intravisti anche parecchi rappresentanti politici, tutti di sinistra. Dal coordinatore del Movimento per il socialismo Pino Sergi ai socialisti Marilena Renzi Antognoli, Chiara Orelli Vassere e Carlo Zoppi. I politici di destra, invece, sono stati presenti nei cori. "Borradori a testa in giù" o "Con tutti gli immigrati solidarietà, fuori i leghisti dalla città" sono stati tra gli slogan più spesso intonati.
Qualcuno, timidamente, ha però chiesto tra le fila che la si smettesse di andare contro, di attaccare gli avversari politici. "La nostra è una manifestazione per l’autogestione - ha detto una donna presente al corteo -, non contro chi non la pensa come noi". Va però detto che l’antipatia, se vogliamo definirla così, per le autorità si è limitata alle parole. La polizia, che aveva mobilitato circa duecento agenti tra cui alcuni provenienti dal Nord delle Alpi, è stata più volte "sbeffeggiata" ma non è mai intervenuta. Tutto insomma è filato liscio, come gli autogestiti auspicano fili anche il futuro del loro centro. L’unico, hanno rimarcato in molti, dove non vigono le leggi di mercato e dove chiunque può essere libero di esprimersi senza condizionamenti. Per chi ci crede, non è poco.
astern@caffe.ch
15.09.2019



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