I paesaggisti contro chi realizza quartieri solo di cemento
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"Basta costruire case
senza alberi né piante"
ANDREA BERTAGNI


C’è chi li abbatte e chi li pianta. A Milano entro il 2030 verranno piantati tre milioni di nuovi alberi. Soprattutto nelle periferie e nelle aree degradate per riportare vita non solo vegetale, ma anche sociale e aggregativa nei quartieri. La natura come collante, insomma. E in Ticino? A Lugano e a Bellinzona si muovono invece le ruspe. Almeno sotto gli occhi dei cittadini. Che si ribellano perché vedono cadere uno dopo l’altro tigli e platani secolari. Poco importa che alcuni enti pubblici abbiano pronti o nel cassetto idee e progetti per ridisegnare il volto delle città. Lugano, ad esempio, ha sì tagliato a destra e a manca, ma al tempo stesso aprirà un nuovo parco pubblico a Pregassona. "Ecco perché, a mio modo di vedere, negli enti pubblici la sensibilità ecologica oggi è aumentata - spiega Arianna Benvenga, architetto paesaggista di Rivera - sempre più Comuni hanno interesse a riqualificare zone dismesse o percorsi pedonali ricorrendo al verde". Benvenga fa un esempio. "A livello generale sta prendendo piede l’idea di rinverdire i tetti degli edifici così da rendere gli immobili più sostenibili e a minore impatto ambientale". Una svolta green che molto presto sostituirà la ghiaia dei tetti con un prato, un orto o un piccolo giardino ornamentale.
Città ticinesi promosse, dunque. Anche se nell’abbattimento delle piante secolari che sta scaldando gli animi degli abitanti di questi tempi forse sarebbe stato meglio agire prima. "Forse non si è valutato per tempo il rinnovamento delle alberature - precisa Benvenga - per il resto gli alberi che sono stati tagliati erano malati e andavano sostituiti".
Maria Chiara Cerinotti Ponzio, architetto paesaggista di Bellinzona, è invece meno ottimista. "Progettare viali alberati oggi sta diventanto sempre più una rarità - osserva - forse è passato di moda e abbiamo vissuto di rendita o forse manca l’effettiva volontà di progettare". Cerinotti Ponzio è convinta. "A livello legislativo, mi riferisco ai piani regolatori, ci sarebbero i mezzi per prevedere viali alberati e abitazioni di qualità, il problema è che non vengono attuati". Dove invece vengono portati a termine è ad esempio a Zurigo. Dove non sono poche le zone cittadine che hanno subito una vera e propria svolta verde. "Accanto alla stazione è rinato un quartiere grazie alla posa di nuovi alberi e la popolazione ne ha tratto giovamento".
Il vero tasto dolente, secondo Cerinotti Ponzio, è però nel settore privato. Dove si costruisce senza guardare al bello, all’accogliente. Dove si costruiscono palazzi e a volte quartieri senza una pianta o una fontana nel mezzo. "Oggi il verde non è purtroppo ancora considerato dal privato come un valore aggiunto - sottolinea l’architetto paesaggista - si preferisce puntare sulla vista lago invece di prevedere un giardino o anche solo uno spazio di aggregazione". Come conseguenza di ciò nascono e si sviluppano periferie dove a dominare è il cemento. Dove sedersi all’ombra di una panchina è un miraggio. "La responsabilità non è ovviamente di chi acquista un appartamento - prosegue Cerinotti Ponzio - ma dei professionisti, ecco perché credo che ogni tanto anche il bravo architetto dovrebbe mettersi in discussione".
Arianna Benvenga è dello stesso parere. "Se gli enti pubblici stanno cambiando, non si può dire lo stesso del privato - rimarca - tanto che solo adesso comincia a essere conosciuto il mio mestiere". Cerinotti Ponzio va dritta al punto. "La verità è che è una questione di soldi, capisco che deve esserci un discorso economico, ma non deve essere a oltranza". Anche perché case e palazzi senza piante significano anche quartieri non accoglienti, spazi dove non è piacevole fermarsi a parlare, discutere, incontrare. "Sì, in Ticino manca davvero la volontà di progettare e costruire guardando anche al verde - annota Benvenga - non così a Nord delle Alpi dove questa propensione è molto più diffusa".
abertagni@caffe.ch
25.08.2019


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