Procedure rigide e porti chiusi, crollano le domande d’asilo
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In cinque anni i migranti
sono diminuiti del 50%
MAURO SPIGNESI


Dal mare non arrivano più. E anche le rotte alternative, a furia di sollevare muri, frontiere, aree di controllo della polizia, anche i flussi attraverso l’Europa sono sensibilmente calati. Di conseguenza sono sempre meno i migranti che arrivano a bussare alla porta sud della Svizzera, dunque Chiasso. A febbraio le richieste d’asilo in tutta la Confederazione sono calate del 7.5 per cento rispetto alle stesso periodo dello scorso anno, a gennaio erano già scese del 19.4 per cento. Ma se si osserva  il fenomeno in uno spettro di tempo più vasto, cioè cinque anni, e si restringe l’osservazione al Ticino si scopre che il calo di stranieri in procedura di ammissione, cioè con una domanda d’asilo in corso, dal 2014 al 2018, è crollata praticamente del 50%. Si è passati da 717 richieste a 347. È vero che con le nuove procedure federali sono cresciuti i profughi ammessi provvisoriamente ma è innegabile che la tendenza punti verso il basso.
Una dinamica, d’altronde, piuttosto chiara. I migranti che arrivano in Ticino sono quelli che sbarcano in Italia. E nelle coste italiane, dopo la brusca inversione di tendenza imposta dal ministro dell’Interno leghista Matteo Salvini, non arriva più nessuno. Secondo i dati forniti dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati tra il primo gennaio e il 21 marzo erano arrivati 398 stranieri, due anni prima erano oltre 19mila.
Dunque meno sbarchi, meno migranti alla frontiera di Chiasso. E d’altronde la controprova arriva anche da altri dati. Quelli del Centro unico temporaneo di Rancate, destinato ai migranti in procedura di riammissione semplificata che qui trascorrono una notte prima d’essere riaccompagnati in Italia. L’anno scorso il centro ha accolto 2.193 stranieri, con una media giornaliera di sei presenze. Nei primi mesi di quest’anno questa quota si è dimezzata: oggi è di tre.
La Segreteria di Stato della migrazione (Sem) prevede tuttavia che anche quest’anno ci possano essere in Svizzera 15.500 nuove domande d’asilo tenendo conto dei focolai di crisi, delle carestie e dei conflitti in Medio Oriente e in Africa. "Sin quando non termineranno le guerre, sin quando ci sarà fame e miseria, i migranti continueranno ad arrivare", spiega Denise Graf, che per oltre trent’anni ha seguito i problemi dei migranti come responsabile di Amnesty International per la Svizzera e oggi si occupa da giurista di assistenza legale per stranieri. "E comunque se in Svizzera stanno arrivando meno migranti, in Ticino per effetto della distribuzione e dei numeri di attribuzioni, come si dice tecnicamente, nei diversi cantoni decisa da Berna si vedranno sempre meno asilanti. E anche guardando le statistiche bisogna fare attenzione. Ad esempio si parla molto del numero elevato di presenze dall’Eritrea, ma in questo numero ci sono anche i bambini nati in Svizzera di eritrei in attesa di una decisione".
Secondo Valerio Prato, specialista delle migrazioni del Servizio sociale internazionale di Ginevra, le previsioni della Sem, "se non ci saranno grosse crisi o cambiamenti sono abbastanza realistiche, sono confermate dalle cifre dei primi due mesi dell’anno, mille domande abbondanti al mese. Sono quasi due anni che gli sbarchi in Italia si sono ridotti ciononostante gli arrivi in Svizzera sono calati ma restano sempre sui mille al mese. La correlazione tra sbarchi e arrivi in Svizzera esiste ma non si riflette in maniera matematica". Ma è pur vero che la Svizzera vive anche i flussi di riflesso. "A livello europeo - aggiunge Prato - in questo momento l’accesso via mare o via terra attraverso la Turchia o la Grecia è reso molto difficile, attualmente la rotta più seguita dai migranti è quella che dal Marocco porta alla Spagna, anche se su cifre più basse rispetto a quelle che furono in Italia o in Grecia".
Poi, chi arriva in Svizzera oggi lo fa perché è realmente motivato. "Credo che la Svizzera rispetto ad altri Paesi europei - spiega ancora Prato - si sia dotata di un sistema d’asilo poco attraente per chi fa domanda strumentale, la nuova procedura è disincentivante per gli avventurieri, non è né una critica né un riconoscimento di buona prassi, ma è indubbio che c’è una certa severità e quindi solo chi ha dei buoni motivi sceglie la Svizzera. La consigliera federale Simonetta Sommaruga aveva annunciato chiaramente di voler rendere la Svizzera poco attraente per gli "avventurieri" e di volersi concentrare su chi ha veramente bisogno di aiuto. I risultati mostrano che si sta effettivamente andando in questa direzione".

mspignesi@caffe.ch
24.03.2019


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