Le adozioni di bimbi stranieri scese del 70% in dieci anni
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La Svizzera non è più
...un Paese per orfani
PATRIZIA GUENZI


Adozioni? No grazie. È questa la risposta più frequente che molti svizzeri oggi si danno all’idea di accogliere un bimbo straniero, mentre un tempo erano disposti ad affrontare lunghe ed estenuanti trafile pur di diventare genitori. Di fronte alle sempre più impegnative difficoltà amministrative, alle attese e agli alti costi, spesso proibitivi, in tanti gettano anzitempo la spugna. A frenare, negli anni, ha sicuramente contribuito la Convenzione dell’Aja (dal 2003 in Svizzera) per cui si possono adottare bambini all’estero solo se per loro non è possibile trovare genitori nel Paese d’origine. Un modo per prevenire la tratta di minori.
Così, nel giro di un decennio, dal 2006 al 2016, le adozioni internazionali in Svizzera sono colate a picco, del 70 per cento. Anche in Ticino i numeri sono diminuiti: nel 2010 sono arrivati 34 bimbi dall’estero, nel 2015 sono scesi a 14 per poi risalire a 28 nel 2017. "A ciò ha sicuramente pesato la chiusura del canale con l’Etiopia - osserva Orietta Lucchini, presidente dell’Associazioni mani per l’infanzia -. S’è però aperto quello con Haiti, dove c’è grande disponibilità. Eppure, ci aspettavamo molte più richieste". Restano tuttora percorribili, le vie con il Burkina Faso e la Repubblica Dominicana.
In Svizzera, il numero di adozioni non smette di diminuire dal 1980, a causa in gran parte di modifiche legislative e dell’applicazione della Convenzione dell’Aia. I pochi bambini elvetici adottati in Svizzera, secondo Fabienne Sbaglia, di Pach, organizzazione che sostiene le famiglie, "spesso sono figli di madri estremamente giovani di cultura straniera. In generale, la maggior parte dei bambini di nazionalità svizzera dati in adozione non per forza provengono da famiglie socialmente problematiche. Inoltre, spesso si opta per una soluzione più flessibile, ad esempio un affidamento familiare".
Il trend all’ingiù ha contagiato altri Paesi europei: in Germania, ad esempio, negli ultimi venticinque anni le adozioni internazionali si sono più che dimezzate. A contribuire alla diminuzione, le tecniche di fecondazione assistita diventate super efficienti, per cui sempre più donne riescono a coronare il sogno di una gravidanza, pur tardiva. "A ciò si aggiunge il calo delle nascite indesiderate, anche una mamma single oggi è accettata dalla società e dall’economia", osserva ancora Sbaglia. Infine, come detto, in generale la legge sulle adozioni di molte nazioni è più restrittiva rispetto a una quindicina di anni fa. I Paesi stranieri devono dar prova di avere fatto di tutto prima di rendere adottabile un bambino.
Ma a pesare di più sui futuri genitori sono i tempi di attesa, che spesso si sono allungati e di molto. Capita di aspettare mesi e mesi, prima di venire a sapere che magari tutto si è interrotto, che la procedura nel Paese straniero è stata bloccata e che bisogna iniziare con un nuovo iter. L’attesa media a volte è tra i quattro e i cinque anni. Decisamente troppi, anche per i genitori più pazienti. Lontani i tempi in cui gruppi di bimbi coreani o indiani volavano in Svizzera per trovare una nuova famiglia. Erano gli anni Settanta-Ottanta. Oggi, tutto ciò è storia remota. "Ricordo quando abbiamo iniziato con l’Etiopia - riprende Lucchini -, i primi tempi era davvero facile portare a termine un’adozione. Ora i tempi si sono allungati".
Intanto, la revisione parziale del diritto dell’adozione nel codice civile, dallo scorso gennaio ha introdotto norme più flessibili. È stata abbassata l’età minima, da 35 a 28 anni, sia per l’adozione congiunta che quella singola. La durata della relazione di coppia è stata ridotta da cinque a tre anni e non sarà più determinante la durata del matrimonio, bensì quella della comunione domestica: la coppia dovrà quindi aver convissuto per almeno tre anni. Non solo. Consentita la cosiddetta adozione del figliastro anche a chi vive in unione domestica registrata, alle coppie omosessuali o eterosessuali che convivono di fatto. In sostanza, sono state eliminate le disparità di trattamento. La coppia può così integrare completamente il figlio nella nuova famiglia e disporre le misure necessarie in caso di morte del genitore biologico. Tuttavia, l’adozione congiunta di un bambino estraneo continuerà a essere preclusa alle coppie omosessuali e a quelle conviventi di fatto. La revisione ha pure allentato il segreto dell’adozione. Nel senso che i genitori biologici che hanno "ceduto" il proprio figlio e successivamente vogliono cercarlo o avere informazioni su di lui, potranno in futuro conoscere le sue generalità, a condizione che il figlio, maggiorenne o perlomeno capace di discernimento, vi acconsenta. Se il figlio è minorenne devono acconsentirvi anche i genitori adottivi. Il figlio adottato, invece, ha già oggi il diritto di conoscere le proprie origini, senza che sia necessario il consenso dei genitori biologici. In futuro i figli adottivi potranno però ottenere informazioni anche sui propri fratelli e fratellastri biologici, a condizione che questi ultimi siano maggiorenni e vi acconsentano.
Il primo passo per un’adozione consiste nel rivolgersi all’autorità centrale del cantone di domicilio che accerta l’idoneità dei futuro genitori, avvalendosi del supporto di un assistente sociale o di uno psicologo. Senza autorizzazione, accogliere un minore straniero è punibile penalmente.

pguenzi@caffe.ch
04.03.2018


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