Gli avvocati chiedono più tecnologia in pretura e tribunale
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'Troppa carta in aula
così la giustizia rallenta'
MAURO SPIGNESI


Ci sono avvocati che arrivano in Tribunale con carrelli colmi di scatoloni. Perché le borse non bastano più. Soprattutto quando si tratta di procedimenti per reati finanziari, statisticamente in crescita, dove è necessario produrre una quantità enorme di documentazione. Talvolta nella stessa causa ci sono sino a 100 parti in conflitto. Ciò significa che ogni avvocato deve prendere posizione trasmettendo in Tribunale 100 copie del proprio memoriale. Questo obbliga le cancellerie a gestire ogni volta quintali di carta. Sia nel settore penale, che in quello civile e amministrativo.
Un problema non solo ticinese, come spiega Roberto Valsangiacomo, coordinatore della commissione dell’Ordine degli avvocati sulle nuove tecnologie. "C’è chi è riuscito a voltare pagina come Zugo, Ginevra e Zurigo e l’informatica nella trasmissione e nella registrazione dei documenti funziona. In Ticino questo gap crea più di un problema. E contribuisce, insieme ad altri ostacoli, a rallentare il corso della giustizia. Oltre che a farci spendere più soldi in carta, servizi postali, fotocopie. Io ho 70 anni e vorrei arrivare in aula con un iPad invece che con borse stracolme di documenti".
La legge per sfruttare l’informatica in ambito pubblico, perché il problema non riguarda solo la giustizia, esiste. Manca ancora la volontà di applicarla sino in fondo. "Ci sono preture - aggiunge Valsangiacomo - che accettano i documenti telematici. Ma poi manca il senso pratico e la conoscenza della tecnologia. Così succede che una volta inviata ad esempio una memoria e ottenuta la ricevuta, il riscontro elettronico, tutto si blocchi. Perché i documenti vengono stampati tutti e si ritorna al sistema analogico. Il personale, formato in alcuni casi da impiegati che sono lì da 20, 25 anni, non è probabilmente preparato per gestire una pratica in digitale, ha imparato a lavorare in questo modo e va avanti così, non vuole cambiare abitudine".
Poi invece ci sono pretori come Francesco Trezzini, a Lugano, che ha uno sguardo rivolto al futuro. Trezzini ha scritto il commentario del Codice di diritto processuale civile anche in formato ebook e il libro digitale si aggiorna progressivamente con una applicazione dove si ricevono le novità legali e le sentenze man mano pronunciate. "Per realizzare il commentario non sono dovuto andare in alcuna biblioteca. Ho consultato i testi attraverso internet, perché come docente universitario ho l’accesso alle biblioteche e posso leggere i volumi", spiega Trezzini, che è anche professore titolare di diritto processuale civile e diritto delle obbligazioni all’Università di Lucerna.
Dal 2017 se gli atti arrivano in un ufficio giudiziario in forma elettronica devono essere trattati così. "Io credo - osserva Trezzini - che questo sia un processo ineluttabile e che sarà accelerato da un cambio generazionale. Tanti giovani legali già oggi usano la tecnologia. Ho poi dei casi dove gli avvocati sono d’accordo nell’usare la chiavetta Usb che può contenere centinaia di pagine. Io stesso trasmetto documenti in Pdf alle parti, uso l’iPad anche durante i processi, ne ho uno in più per far vedere i verbali ai testimoni. Con questo sistema è tutto molto più semplice e pratico, si possono fare ricerche, incrociare i dati dentro una stessa istruttoria. Ho anche un archivio in un database e posso consultarlo ovunque, perché oggi non è più necessario avere un ufficio, un luogo fisico dove lavorare. Lo si può fare a qualsiasi ora. Sta cambiando tutto, dobbiamo abituarci ai nuovi orizzonti che ci detta l’informatica".
Il Ministero pubblico della Confederazione e il ministero pubblico di numerosi cantoni, grandi e piccoli, da anni per rendere più rapide le procedure già trasmettono la documentazione non più in forma cartacea bensì su chiavetta Usb o in Cd. Inoltre, l’Ufficio federale di giustizia ha sviluppato uno standard e una piattaforma statale per lo scambio sicuro di documenti. Peraltro anche la Posta recapita in tutta la Svizzera atti giudiziali, come decisioni, citazioni a comparire, multe e altre disposizioni, con scambio di dati elettronico. Molti cantoni, inoltre, hanno sviluppato sistemi sempre di scambio di atti anche tra privati e amministrazione pubblica. In Ticino questo è consentito solo in alcuni ambiti (come ad esempio per i permessi per stranieri o per la tassazione). "I legali che trattano cause e seguono procedure con le Autorità giudiziarie di altri cantoni e della Confederazione, ma anche di altri Paesi - spiega l’avvocato Paolo Bernasconi - non capiscono per quale motivo a livello di cantone Ticino non si proceda con lo scambio elettronico, che fa guadagnare tempo ai magistrati e al personale, fa risparmiare tonnellate di carta e inoltre accelera comunque l’intera attività giudiziaria".
Lo stesso problema riguarda il notariato. Mentre a livello di firma elettronica la Svizzera ha un protocollo che non è compatibile con quello di altri Paesi. "E dunque - nota Valsangiacomo - nelle procedure internazionali ci chiedono sempre la firma manuale sugli atti, in forma cartacea, anziché quella elettronica, molto più pratica e rapida ".

mspignesi@caffe.ch
04.02.2018


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