L'indisciplina dei pazienti gonfia la spesa sanitaria
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Farmaci nei rifiuti
per 30 miliardi l'anno
PATRIZIA GUENZI


U n paziente su due non segue le prescrizioni mediche. Un’indisciplina, più marcata nei malati cronici, che in Svizzera provoca uno spreco di 30 miliardi di franchi l’anno. Pillole comperate e, tutte o in parte, gettate o lasciate nei cassetti, terapie non rispettate o interrotte. Per cui la patologia si acuisce, si torna dal medico che darà altre pasticche, magari si finisce in ospedale... L’allarme è di pharmaSuisse, che ha valutato i dati dell’Osservatorio svizzero della salute e l’ha definito: "Uno spreco aberrante contro cui bisogna assolutamente lottare". Soltanto in Ticino 25 tonnellate di farmaci finiscono ogni anno nell’inceneritore. "È uno dei grossi problemi di tutti i Paesi occidentali - osserva Giovan Maria Zanini, farmacista cantonale -. Vanno sì educati i pazienti, ma anche tutti gli operatori sanitari".
L’osservanza e l’aderenza ai consigli e alle prescrizioni mediche si chiama compliance. Essenziale per qualsiasi cura, che perde di efficacia se non rispettata. Le ragioni? Il malato non ha compreso la necessità della terapia, ha paura degli effetti indesiderati, si sente meglio e quindi interrompe. Eppure spesso questi medicinali servono a curare malattie insidiose, come ipertensione, diabete o problemi renali, le cui gravi conseguenze possono subentrare quando è ormai troppo tardi. "Non darei tutta la colpa ai pazienti - dice Brenno Balestra, primario di medicina interna all’ospedale di Mendrisio -. ‘Colpevole’ è spesso anche il medico, che non spiega bene o prescrive troppi farmaci. Non c’è poi da stupirsi se alcune pastiglie finiscono nei rifiuti. Maggiore è il numero dei medicinali e meno è la compliance".
Anche una recentissima proiezione di Santésuisse ha fornito cifre a nove zeri: se solo 110mila dei 2,2 milioni di persone affette da malattie croniche si attenessero alla terapia si potrebbero risparmiare 4 miliardi di franchi. "Ci siamo basati su stime e studi in parte datati di altri Paesi, visto che in Svizzera non vi sono dati - spiega Sandra Kobelt, portavoce di Santésuisse -. Ma le cifre possono comunque dare un’indicazione sull’ordine di grandezza del problema".
A pesare sui costi dell’assicurazione obbligatoria sono soprattutto i malati cronici, l’80% della spesa è imputabile a loro, che in Svizzera sono appunto un esercito di 2,2 milioni. Se un paziente cronico segue la terapia, in media genera una spesa di 10-13mila franchi l’anno. Ma se non lo fa, i costi quadruplicano. Rinforzare dunque l’adesione terapeutica permette considerevoli risparmi. "In questo senso i farmacisti giocano un ruolo fondamentale", sottolina pharmaSuisse, che intende sviluppare nuove prestazioni per sostenere nel percorso di cura i pazienti più a rischio. Anche Ennio Balmelli, portavoce dell’Ordine dei farmacisti ticinesi, conferma il fenomeno dei medicinali non consumati e ritornati alle farmacie perché scaduti. "Cerchiamo di fare del nostro meglio - dice -, ai pazienti problematici, ad esempio, prepariamo i dosatori settimanali". Ma pharmaSuisse insiste: "Il potenziale di miglioramento è enorme". "Spesso i farmacisti vendono confezioni troppo grandi o troppe tutte assieme", nota Zanini. Santésuisse suggerisce alle farmacie di raggiungere meglio i pazienti che si dimenticano di prendere le pillole, attraverso un sistema di segnalazioni via sms. E di prendersi tutto il tempo per informare correttamente le persone dell’importanza della terapia. Un’importanza che, come detto, spesso sfugge al paziente stesso, "che invece deve essere consapevole di ciò che il medico gli sta proponendo - sottolinea Chantalle Agthe Soldini, dell’Organizzazione svizzera dei pazienti -. Se ha domande le faccia, se teme gli effetti collaterali di alcune sostanze lo dica, se non capisce perché gli vengono prescritti così tanti farmaci lo chieda. Non assumere tutto in silenzio. Il medico è lì anche per questo".
Tra i fattori di rischio per la mal-compliance a volte gioca anche la scarsa istruzione del paziente e un’assistenza inadeguata che mantenga la motivazione nel tempo. Non solo. "Nello studio della Fondazione svizzera per la sicurezza dei pazienti ‘Progress! Per una farmacoterapia sicura’, progetto nazionale a cui avevamo aderito - riprende Balestra -, era emerso che gli anziani, età media circa 80 anni, che entravano nel reparto di medicina interna assumevano mediamente dieci farmaci al giorno. Con certi ‘menu’ che vengono serviti non c’è poi troppo da stupirsi se alcune pastiglie finiscono nei rifiuti". Nel 30-50% dei casi, secondo Balestra, i malati cronici non seguono esattamente le prescrizioni del medico, sospendendo di propria iniziativa la terapia o modificandone i dosaggi, "va un po’ meglio nelle patologie acute, un quarto non segue le terapie".
È soprattutto nel colloquio che precede il ricovero che emergono le discrepanze tra la terapia dichiarata e quella realmente seguita. "Clinicamente rilevanti nella metà dei casi, con conseguenze potenzialmente serie per quasi un paziente su dieci", sottolinea Balestra. E il primario consiglia alcune strategie: "L’educazione terapeutica, il ‘self-monitoring’, ovvero la partecipazione attiva del paziente alla cura e l’utilizzo di pill-boxes settimanali preparate dalle farmacie o dagli aiuti domiciliari".

pguenzi@caffe.ch
28.01.2018


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