Per lavoratori a ore e su chiamata niente mensilità extra
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Quelli che la 13esima
la prendono a fine mese
ANDREA BERTAGLI


C’è chi la prende ogni sei mesi, chi alla fine dell’anno, chi ogni 30 giorni e chi non la riceve proprio. È la tredicesima, quel gruzzolo su cui i lavoratori fanno affidamento, soprattutto in dicembre, quando le spese sono di norma più alte. Regali a parte, assicurazioni, tasse e imposte fanno capolino proprio in questo periodo. E avere qualche soldo in più fa sempre comodo. Anche se la 13esima mensilità è diluita nel corso dei 12 mesi. Come succede in special modo a chi riceve una paga oraria. Il cui salario è maggiorato allo scopo dell’8,33%. Come i lavoratori su chiamata. O quelli interinali, che cambiano spesso condizioni e salari in base ai datori di lavoro dove sono occupati. In tutti i casi la scelta della modalità di versamento è dell’azienda. Che sceglie in base alla liquidità disponibile. Ecco perché le imprese più grandi di norma optano per dicembre, mentre quelle più piccole o appena nate ragionano mese per mese.
"In tutti i casi lavoratori che ricevono la 13esima ‘spalmata’ nel corso dell’anno in realtà hanno la percezione di non godersela, perché, essendo inclusa nel salario, non la vedono – dice Marco Pellegrini, sindacalista dell’Ocst – ecco perché sarei favorevole a un versamento complessivo a fine anno".  Con una precisazione. "La 13esima non è obbligatoria per legge – prosegue Pellegrini - in assenza di un contratto collettivo, di un contratto normale o di un contratto aziendale che la espliciti chiaramente, può anche non essere versata". Un’eventualità che in Ticino toccherebbe una minoranza di lavoratori. "Non esistono statische al riguardo – precisa Pellegrini – ma la maggioranza dovrebbe godere di questa facoltà".  Quel che è certo è che esistono settori economici che non la conteplano. "Nell’impiegatizio, così come nella vendita, comparti sprovvisti di contratto collettivo, una mensilità aggiuntiva non c’è", annota Pellegrini.
Stime certe, come riferito, non ce ne sono. Anche se si calcola che all’incirca il 70% dei lavoratori in Ticino riceva il tredicesimo salario. Tra bonus, gratifiche natalizie, tredicesima, si stima un incremento  della capacità di spesa delle famiglie ticinesi di circa 600 milioni di franchi (stima che si ottiene moltiplicando una tredicesima media attorno ai 5’000 franchi per i due terzi dei lavoratori residenti). Quel che è certo è che oggi non si tratta più di un bonus per molto famiglie, ma di una vera e propria necessità.  "Visto i bassi livelli salariali - afferma Giangiorgio Gargantini del sindacato Unia - rappresenta una parte importante dello stipendio per far quadrare i conti". Un aiuto che però non arriva ai dipendenti dei settori regolati da contratti normali di lavoro, oggi circa 27mila. Giacché non contemplata.
"Il tredicesimo salario è comunque molto diffuso, sicuramente più che nel passato – afferma Luca Albertoni, direttore della Camera di commercio – in confronto alla Romandia, ad esempio, il tasso in Ticino è molto più alto, anche se, ovviamente, c’è da chiedersi se questo rialzo è compensato dalle 12 mensilità che sempre in Romandia sono più elevate rispetto al nostro cantone". Di certo, a essere più diffuso tra le imprese ticinesi è il modello del versamento unico a fine anno. "Misurazioni esatte non ce ne sono, ma il nostro sentore è che a essere preferita sia propria questa modalità", puntualizza Albertoni.

abertagni@caffe.ch
16.12.2018


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