Il diario
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Perché la diversità
ci fa così paura
GIUSEPPE ZOIS


Caro Diario,
c’è una parola che corre spesso nelle cronache, trattata sempre con una certa diffidenza e il suo nome è diversità. È pericolosa perché innesca frequenti atteggiamenti di circospezione. Ci blindiamo, chiusi dentro le nostre case e anche nei cuori. Ciascuno lo sperimenta nei rapporti con gli altri, basta che uno sconosciuto ci faccia un cenno per strada, magari per un’informazione, e subito temiamo che sotto quella domanda possa celarsi altro, la cosa più prevedibile, cioè qualche soldo. A volte ci costa così tanto anche l’eventualità di un incontro di questo tipo che cambiamo direzione, precauzionalmente. Vero: ci sono molti motivi e occasioni di sospetto, ma perché sfiduciare a priori? Si può chiamare prudenza ma sarebbe più appropriato parlare di egoismo.
IL TIMORE della diversità fa novanta. Arianna, una mamma che vuole educare il figlio a non rinunciare "per paura di quel che potrebbe succedere", ha provato a spiegare così la bellezza di stringere la mano ai coetanei: con la lezione di madre natura. Vedi, Niccolò - gli ha raccontato - traendo spunto dalle "pagine" del creato: nel mondo ci sono (a grandi numeri) 5.500 specie di mammiferi, 10.000 di uccelli, 9.500 di rettili, 6.700 di anfibi, 32.400 di pesci, 47.000 di crostacei, 85.000 di molluschi, 100.000 di aracnidi e ben un milione di insetti... E sono solo le specie scoperte. Ciascuna con il proprio spazio nel cerchio della vita. Perché noi uomini temiamo la diversità all’interno della nostra specie?
CHI È RAZZISTA lo è solo per paura, perché più o meno inconsciamente individua nella diversità un pericolo. Dovremmo cercare di far lievitare una cultura del rispetto, dell’attenzione agli altri, dell’apertura: una mano tesa è più utile e importante di una barriera. Non è nemmeno una grande fatica l’educazione alla diversità fatta già nell’infanzia, perché i bambini nascono curiosi. Nei primi anni di vita, quelli in cui sono attenti osservatori, notano le differenze, dal colore della pelle alle rughe su un viso, a un vestito logoro, ma non le giudicano, non cambiano il proprio atteggiamento. I bambini si chiamano per nome. Abbiamo un compito facile: non ostacoliamo il loro intuito, lasciamo che continuino a chiamarsi per nome. Togliamo ossigeno ai pregiudizi.
RAGAZZI, ha scritto una docente ai suoi allievi, la strada è vostra: con lo studio e con i compiti, dovete anche imparare a non sottovalutare il potere delle vostre azioni, delle vostre scelte. Ci vuole un’educazione che crei in noi la saggezza necessaria. Questa società e una certa comunicazione non insegnano a vivere nel presente, anzi distolgono e orientano verso chiusure, isolamenti e solitudini. La diversità però non è un limite, ma un’opportunità per diventare più uomini.
14.04.2019


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