A Duesseldorf una grande rassegna sulla fotografia
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STEFANO VASTANO DA DÜSSELDORF


Nessuno sa bene quante gallerie, e artisti, vivano a Berlino. Poi c’è la Berlin Biennale. E, a Cologna, la più classica fiera di Art Cologne. Ma l’arte contemporanea, in Germania, ha ora un nuovo appuntamento da non perdere: dal 16 febbraio infatti è in corso la prima edizione di "Duesseldorf Photo", un festival annuale dedicato (non solo) alla fotografia.
Metropoli ricca, vivace, sulle sponde del placido Reno, non è un caso se il capoluogo del Nordreno-Vestfalia abbia voluto ora lanciare "Photo": nella prestigiosa Akademie der Künste di Düsseldorf ha insegnato quel mito vivente di Joseph Beuys. E dopo di lui altre Star internazionali della fotografia come Andreas Gursky, Thomas Ruff o Katharina Sieverding (solo per citare i più luminosi). Ma Düsseldorf, la capitale della moda e del design "made in Germany", vuole oggi di più. "In tutto abbiamo realizzato - spiega il giovane Alain Bieber, direttore artistico del festival - 50 mostre con oltre 100 artisti per dare una nuova identità culturale e rilanciare il profilo della nostra città".
Obiettivo raggiunto, a giudicare almeno dalle mostre allestite nel museo Nrw-Forum (complesso architettonico costruito, in mattoni rossi, alla fine degli Anni ’20): sino al 20 maggio, potrete vedervi i meravigliosi scatti in bianco e nero dell’americana Louise Dahl-Wolfe, la grande fotografa che per vent’anni di seguito ha immortalato tanta moda, e realizzato molte delle più iconiche copertine di Harper’s Bazaar. Più divertenti e trash le installazioni e i video, sino al 20 maggio e sempre nel Forum, della mostra "Pizza is God", tutta dedicata all’immagine sempre più virale, e appetitosa, che la pizza ha nei social media. Stupendi i pantaloni neri (in vendita) con la pizza stampata sulle gambe; o il video in cui Macaulay Culkin, il Kevin di "Mamma ho perso l’aereo", mangia la sua bella pizza. Come ogni anno poi il Kunst Palast organizza "Die Grosse", "La Grande" mostra, con opere di 150 artisti internazionali e tutte in vendita, a partire da appena 400 euro sino all’opera più costosa da 30mila euro: un cantiere a Colonia fotografato da Boris Becker.
"Il nostro è un appuntamento molto vissuto da tutta la città - dice il curatore Michael Kortländer - e anche dagli artisti stessi". (Tra parentesi anche siciliani, visto che Kortländer è il presidente dell’associazione Düsseldorf-Palermo nonché ideatore della palermitana "Haus der Kunst", officina d’arte contemporanea nei Cantieri culturali alla Zisa). "Qui a Düsseldorf in ogni caso la concentrazione di musei e gallerie è impressionante", dice ancora. In effetti, per una città di circa 600mila abitanti, è pazzesca l’offerta di musei, gallerie o Fondazioni, tutte convolte per il festival "Photo". Spettacolari, ad esempio, le sfere trasparenti e le reti mozzafiato che Tomás Saraceno ha steso nella sua installazione "In Orbit", sui tetti del museo "K21" (godetevi poi una pausa-caffè nel ristorante, tutto specchi e carta da parati a pois, verdi e rosa, del museo). Le ampie sale del "K 20" invece, l’altro grande museo al centro di Düsseldorf, espongono sino all’8 aprile "Lines of Sight", retrospettiva della cubana-americana Carmen Herrera.
Qual è il modo, quali le forme in cui i social media, da Facebook ad Instagram sino ai Twitter catturano il nostro immaginario e manipolano o coniano le nostre percezioni fotografiche? È per tentare di rispondere a questa (non facile) domanda che Kai 10, gli spazi espositivi della Arthena Foundation, ha messo in scena "Affect me" con, tra l’altro, un’opera di Thomas Ruff e una graffiante installazione di Thomas Hirschhorn. Uno dei più rinomati collezionisti di Düsseldorf invece, Gil Bronner, ha aperto le sale (in una ex vetreria sulla Birken Strasse) della sua Sammlung Philara per mostrare orgoglioso i capolavori della sua collezione permanente, e la mostra dedicata - sino al 18 marzo - alle foto così geometriche e vivaci dell’americana Barbara Kasten.
Tutte in bianco e nero, uniche, profonde le foto invece che il geniale Dennis Hopper ha scattato dal 1961 al ’67: da non perdere, sino al 7 aprile, negli spazi della galleria Hans Mayer. Più ambiguità, insicurezza e stati ibridi promanano dai lavori, video come sculture, che Luoisa Clement ha allestito da Konrad Fischer, l’altra classica galleria di Düsseldorf. E per riprendersi da tanti giri e appuntamenti della Photo l’unica è un salto al Malkasten, sulla Jacobi Strasse, uno dei bar/ristorante più belli di Düsseldorf (l’originalissimo design, dalla moquette sino ai quadri e alle luci sono opere di Rosemarie Trockel).
25.03.2018


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