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Un avvocato di Berna vuol cacciare il presidente della Fifa
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Nel palazzo del calcio
si gioca con il potere
PIPPO RUSSO


Molti nemici molto timore. Per la Fifa, la federazione internazionale che da Zurigo governa il calcio, e per il suo presidente Gianni Infantino è un momento estremamente complicato. E certo l’organizzazione ne ha passate di peggio, se si pensa al blitz di maggio 2015 presso l’Hotel Baur au Lac di Zurigo. Ma non è nemmeno una gran trovata guardare ai momenti in cui si è toccato il fondo per dare un giudizio consolatorio sull’oggi. E purtroppo per la confederazione mondiale del calcio, l’oggi comunica un più di discreto stato di desolazione. L’inchiesta penale cui Infantino è sottoposto, a causa delle frequentazioni non dichiarate con l’ex procuratore generale della Confederazione Michael Lauber, proietta una brutta ombra sul presidente e la sua organizzazione. Che intanto, forse anche a causa di tanta fragilità, subiscono l’assalto di due soggetti molto decisi. Diversi in termini di peso ma simili per determinazione e anche accomunati dall’interesse per la riforma della disciplina sugli agenti.
Il primo è l’implacabile avvocato Renz. Philippe Renz è specializzato in diritto dell’aviazione e diritto sportivo. In questo secondo campo ha messo radici anche fondando un’agenzia per la gestione delle carriere di calciatori. La società si chiama Sport7 e a dire il vero, stando a quanto riferisce il sito specializzato Transfermarkt, gestisce soltanto due calciatori (Dilan Qela e Thimotie Zali, entrambi tesserati dal Fc Bavois, società che milita in Promotion League). Ma Sport7 si segnala per un altro motivo: è il soggetto che in tempi recenti ha presentato denunce e segnalazioni contro Gianni Infantino. La più recente è stata inviata al Comitato olimpico internazionale (Cio) per sottolineare l’incompatibilità di Infantino con la posizione di membro della stessa organizzazione.
Il presidente Fifa vi è stato ammesso a gennaio 2020, ma a meno di un anno vede messa in discussione la propria permanenza nell’organismo a causa dell’inchiesta sul caso Lauber. Una circostanza che, segnala Renz, non combacerebbe coi requisiti di irreprensibilità richiesti a un membro Cio. Renz ha anche molto da ridire sulla riforma degli agenti varata dalla Fifa. A suo giudizio è blanda e non mette minimamente in discussione il potere dei soggetti che hanno fatto del calcio un feudo personale.
Il secondo assalto riguarda la Factory dei superagenti. Quei soggetti sono ben radicati in Svizzera. E lo sono a Zurigo, al numero 29 di Bellerivestrasse, in prossimità di molti luoghi simbolici per la Fifa. In quella sede sono stati insediati gli uffici di The Football Factory, fondata nel 2019. Si tratta di una società costituita da alcuni fra i superagenti più potenti al mondo. Presidente è Mino Raiola, i suoi vice sono Jorge Mendes (Gestifute), Jonathan Barnett (Stellar Group) e Roger Wittmann (Rogon). L’agenzia presenta in homepage del sito web lo slogan "Agents   Players" e annuncia come missione programmatica un’alleanza fra agenti e calciatori con lo scopo di costituire la classe dominante del calcio che verrà. Obiettivo dello scontro sono Fif-Pro (il sindacato dei calciatori) e Fifa.
Quest’ultima, agli occhi di Football Factory, ha il torto di voler introdurre un nuovo regolamento sugli agenti che, al contrario di quanto sostiene l’avvocato Renz, è giudicato troppo restrittivo. E non è un caso che a condurre la battaglia sia Raiola. Fra lui e Infantino esiste una franca inimicizia. Soltanto uno dei due rimarrà in piedi. O magari nessuno dei due.
21.11.2020


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