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Elia Frapolli sulla promozione turistica "made in Ticino"
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"Gli sconti estivi ticinesi?
Per il futuro serve altro"
ANDREA BERTAGNI


In realtà per alcune città, il danno è doppio". Elia Frapolli, già direttore di Ticino turismo e oggi consultente per il turismo, commenta così le conseguenze dell’assenza di turisti cinesi e americani in Svizzera. "Se penso a Lucerna - spiega - oltre ai 380 franchi per soggiorno, vanno calcolati anche altri 200 franchi che di norma i turisti asiatici spendono per beni di lusso come gioielli ed orologi".
Insomma, per alcune realtà, sarà dura riprendersi.
"Sì, le conseguenze saranno pesanti, tanto che Svizzera turismo immagina che a chiudere sarà almeno il 20% delle strutture alberghiere, ma forse saranno anche di più, soprattutto nelle città che puntano di più sul turismo internazionale".
Ricette possibili?
"Difficile farne, anche perché tutta questa situazione poggia su fragili equilibri dettati dalla possibilità di non poter più viaggiare o viaggiare meno".
Fragili equilibri che però stanno rimescolando le carte.
"In un certo senso il Covid ha invertito i ruoli. Prima della pandemia erano le montagne a soffrire e le città a gioire".
Il Ticino ha introdotto sconti e promozioni. Una scelta giusta?
"È un palliativo sul breve periodo. Tra 6-12 mesi il turismo si rimetterà in moto e saranno necessarie nuove strategie, altrimenti il rischio è di rimanere indietro".
Si riferisce a nuove iniziative di marketing?
"No, non credo nel marketing. Il Ticino non ha i mezzi finanziari per gridare con forza, rischia solo di fare un versetto. Bisogna insistere col turismo orientato alla natura".
11.07.2020


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