La riforma fiscale su prepensionati, invalidi e precari
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'Gli assegni familiari?
Pagano gli svantaggiati'
MAURO SPIGNESI


Come sempre a pagare sono le categorie svantaggiate". Matteo Pronzini, deputato Mps, torna sul problema degli assegni familiari, stavolta legandolo alla Riforma fiscale e sociale, "i cui costi - dice - vengono pagati da pensionati e invalidi, mentre le aziende hanno un carico fiscale che è stato alleggerito". In che modo? In Ticino e in pochi altri cantoni si chiede un contributo per alimentare la Cassa cantonale assegni familiari. L’aliquota contributiva "delle persone senza attività lucrativa è passata dal 25 al 35 per cento dall’inizio dell’anno. Significa - scrive Pronzini in un’interpellanza al governo - un incremento di ben il 40 per cento. In compenso dall’inizio del 2019 l’aliquota contributiva a carico dei datori di lavoro è scesa dal 2.2 al 2.05 per cento".
Secondo il granconsigliere, dunque, da una parte crescono i costi per le categorie svantaggiate, persone che non lavorano o non riescono a trovare un’occupazione, mentre diminuiscono quelli per le aziende. "Un’aliquota - spiega - che cala dal 2.2 per cento al 2.05, quindi dello 0,15 per cento: potrebbe sembrare una sciocchezza, una piccola, minuscola spesa. Invece se la si inquadra in uno scenario economico più vasto, se la si calcola su grandi masse salariali, se si prendono in considerazione le grandi società, alla fine si capisce che per loro il risparmio è notevole. Ma questi soldi, queste minori entrate che il Consiglio di Stato ha previsto chi le paga, chi va a riempire il buco lasciato dalla Riforma? Prepensionati e invalidi, innanzitutto. Cioè categorie fragili. Perché tra loro ci sono i precari, gli invalidi e tanti altri che si trovano in una situazione non sicuramente buona dal punto di vista finanziario. Eppure, durante la campagna per la Riforma le autorità avevano assicurato che i costi delle misure sarebbero stati interamente a carico dei datori di lavoro".
Facciamo un esempio, perché la questione potrebbe sembrare molto tecnica e poco politica e sociale. Secondo Pronzini un muratore che va in pensione anticipata (come da contratto) a 63 anni oltre all’Avs, nel periodo che va sino ai suoi 65 anni, deve pagare contemporaneamente anche una percentuale più alta per alimentare la Cassa assegni familiari. Stesso discorso per chi è in invalidità. E quest’ultima, facendo quattro conti, è una categoria molto vasta. Perché conta (secondo i dati dell’Annuario statistico ticinese) circa 12mila persone in tutto il cantone che ricevono una rendita, intera o parziale. I due terzi di loro presentano un grado di invalidità di almeno il settanta per cento, dunque è molto difficile che possano trovare un’occupazione. Stringendo ancora il campo, le persone fra i 40 anni e i 59 anni che beneficiano di una rendita sono oltre tremila.
"Dentro questi numeri dobbiamo metterci anche chi a oltre 50 anni non trova lavoro - aggiunge Pronzini - ed è arrivato a fine indennità perché le aziende, che pure godono dei risparmi della Riforma, ritengono che costino troppo e dunque non valutano neppure i loro curriculum. E qui i numeri stanno diventando davvero importanti mentre la politica non riesce a dare risposte per strappare queste persone dalla disperazione". Su questi punti Pronzini (con le colleghe Simona Arigoni e Angelica Lepori) nell’interpellanza pone sette domande al Consiglio di Stato. Chiede, per cominciare, se l’aumento dell’aliquota per le persone senza attività lucrativa serve a coprire il maggior sgravio concesso alle aziende.
m.sp.
16.02.2020



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