Chiedeva all'Eoc più fermezza per l'affaire Ars Medica
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Caso false operazioni,
il primario si è dimesso
R.C.


Lascia il primario del Neurocentro di Lugano, professor Michael Reinert. Le dimissioni sono maturate nel corso di questi ultimi mesi. All’origine della decisione ci sarebbero soprattutto ragioni personali (il ricongiungimento con la famiglia nella Svizzera tedesca), ma anche, da quel che il Caffè è riuscito a ricostruire, un profondo dissenso sulla gestione della vicenda che da quest’estate scuote il mondo sanitario del cantone. Ovvero l’inchiesta penale che vede al centro un neurochirurgo della clinica Ars Medica di Gravesano sospettato di aver effettuato false operazioni. Tutto era nato da quattro denunce presentate dal Medico cantonale e dall’ospedale Civico tra febbraio e luglio dello scorso anno. Pazienti operati, mesi o anni prima, all’Ars Medica per patologie alla schiena.
L’inchiesta penale è, di fatto, scattata solo dopo la pubblicazione sul Caffè, era agosto 2019, della notizia relativa alle denunce del Medico cantonale e del Civico. Poche settimane dopo il servizio del nostro giornale sono iniziati gli interrogatori. Quindi vale a dire circa sei mesi dopo la prima denuncia, quella del febbraio 2019. Le segnalazioni alla procura erano giunte in seguito alle lamentele di alcuni pazienti che avevano chiesto al Neurocentro del Civico ulteriori controlli.
La clamorosa notizia pubblicata ad agosto ha scatenato in numerosi ex pazienti dell’Ars Medica, in particolare del neurochirurgo sotto inchiesta penale, il dubbio, il timore di essere stati vittime di false operazioni. E la definizione, "false", è del Medico cantonale, Giorgio Merlani, ed è contenuta nella prima segnalazione alla magistratura.
Decine di ex pazienti dell’Ars Medica si sono rivolti in agosto e in settembre al Civico. Si è parlato di una quarantina di persone. E fra queste anche alcune di coloro, una dozzina si è detto, che hanno sporto denuncia penale privatamente.
Dunque... si consumano anche, se non soprattutto, su questa tela di fondo le dimissioni del primario del Neurocentro. Il primario, un affermato professionista (era stato nominato nel 2013), ha ritenuto e riteneva opportuno che il servizio sanitario pubblico, quindi l’ospedale nel caso specifico, si facesse carico non solo dei casi ufficialmente denunciati, ma anche di quei pazienti che a cavallo dell’estate e dell’autunno scorso si sono rivolti al Civico per un consulto. Dopo un’attenta verifica dei primi casi denunciati (all’interno dell’ospedale si formò un’équipe di specialisti) il professor Reinert ha da subito ritenuto gravissimo quanto accaduto. L’analisi della documentazione ha fatto propendere lui, ma anche altri, verso la convinzione che ci si trovasse di fronte ad un "modus operandi". Ma non è tutto. Reinart riteneva doveroso che l’ospedale non solo denunciasse le "false" operazioni, ma anche quegli interventi effettuati sì, ma non a regola d’arte.
L’inchiesta penale - dopo gli interrogatori del personle del Civico, dell’Ars Medica e ovviamente del neurochirurgo sotto inchiesta - è ora in attesa dei risultati di una perizia che sarebbe stata affidata a due professionisti italiani.
Alle indagini della magistratura nei mesi scorsi si sono affiancate anche quelle svolte dal Medico cantonale. Anche lui ha ascoltato il neurochirurgo dell’Ars e i due del Neurocentro dell’ospedale luganese. Avendo lui stesso parlato di "pericolo per la salute pubblica" nella denuncia presentata giusto un anno fa, potrebbe anche decidere di sospendere cautelativamente il neurochirurgo dalla professione.  
r.c.
16.02.2020


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