Cresce la simpatia degli americani per il tcoon dei media
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L'incognita Bloomberg
pesa sui democratici
ALESSANDRA BALDINI DA NEW YORK


Bernie Sanders è ormai inarrestabile verso la nomination e potrà in tale caso battere Donald Trump a novembre? Questo il rovello dei democratici americani dopo i test elettorali del New Hampshire e dell’Iowa e prima che il carrozzone delle presidenziali entri nel vivo in Nevada e South Carolina in vista del 3 marzo, il SuperMartedì, in cui andrà al voto un terzo della popolazione Usa e da cui potrebbe uscire il rivale di Donald Trump.
Troppi cavalli ancora in gara, troppi moderati a spartirsi la torta di un partito diviso con l’incognita Michael Bloomberg che aleggia sul SuperTuesday. Il tycoon dei media, forte di 350 milioni di dollari di budget pubblicitario, ha un crescente appeal sugli elettori di centro-sinistra e non guasta la sua capacità di dare sui nervi a Trump come provato dalla barrage di insulti che i due si scambiano ormai quotidianamente sui social media.
Diverse dal 2016, quando la candidatura di Hillary Clinton era parsa fin inevitabile fin dall’inizio, le primarie 2020 sono in tumulto: Joe Biden, l’iniziale front runner, è fuggito dal New Hampshire dopo esser stato messo ko al quinto posto, con Elizabeth Warren quarta mentre Amy Klobuchar, da fanalino di coda è passata terza, ma fino a quando? Che dire poi del fatto che al test del New Hampshire tre moderati - Pete Buttigieg, Biden e la Klobuchar - hanno ottenuto più della metà del voto? Più dunque di Bernie della Sanders messi assieme a cui la campagna del senatore "socialista" hanno fatto arrivare segnali di distensione dopo la gaffe della "donna ineleggibile". Nulla ancora di concreto ma un messaggio di apertura a fare di lei sia la vicepresidente che il ministro del commercio.
Segni di tensioni tra le due fazioni sono emersi intanto a Manchester quando i seguaci di Bernie, rumorosi quanto i trumpiani della prima ora, hanno fischiato il discorso di Buttigieg gridando contro "Pete servo di Wall Street".  Che Sanders abbia vinto in New Hampshire con appena due punti di margine sul sindaco di South Bend mostra che gli elettori sono tuttora in cerca di una alternativa moderata ma non hanno deciso ancora su chi puntare. Tale incertezza preoccupa gli strateghi Dem: potrebbe esserci un bis delle primarie repubblicane 2016 quando i rivali di Trump finirono per mangiarsi a vicenda.     
Fonti all’interno della campagna democratica hanno spartito con i bloggers di Axios tre ipotesi in base alle quali Sanders potrebbe uscire in controllo dal SuperMartedì. Nel primo caso, Bernie si piazza cinque punti avanti al secondo candidato e incassa 96 delegati in più, al qual punto sarebbe possibile ma molto difficile spodestarlo: il sopravvissuto, per ottenere la nomination dovrebbe vincere con una media del 53% contro il 47% di Sanders nelle rimanenti primarie. Il secondo scenario vede Bernie in vantaggio di dieci punti o 198 delegati in più, sullo sfidante: per farlo fuori bisogna vincere in media 55% contro 45%. Se poi lo stacco del SuperTuesday fosse di 15 lunghezze e 328 delegati, la gara sarebbe conclusa.
Come dimostrato da Barack Obama nel 2008 e Hillary nel 2016, un candidato in testa difficilmente perde: "Non abbiamo Stati in cui il vincitore prende tutto e il frontrunner continua a accumulare delegati ad ogni primaria", spiegano gli strateghi.
Ma, ma, ma... Bernie potrebbe essere meno solido delle apparenze: in New Hampshire ha vinto di un soffio pur avendo quattro anni fa sbaragliato Hillary ed essendo lo "stato granito" a un passo dal "suo" Vermont. Consideriamo poi che dentro il partito la sua candidatura è vista con diffidenza. Non c’è solo James Carville, l’ex stratega di Bill Clinton, "spaventato a morte" dalla possibilità  che Bernie prevalga, anche Nicholas Kristof, il più liberal degli editorialisti del New York Times, vede il senatore del Vermont come una minaccia, non solo contro Trump, ma anche per la tenuta della maggioranza Dem alla Camera e la difesa di seggi in bilico in Senato.  
È su questo sfondo che Bloomberg potrebbe apparire una scelta appetibile. In un segno del crescente appeal del tycoon e del declino di Biden, tre membri afro-americani del Congresso lo hanno sponsorizzato mentre sondaggi interni vedono  l’ex tre volte sindaco di New York alla pari con l’ex vice di Obama nel voto dei neri alle primarie di marzo.
16.02.2020


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