La drammatica situazione dei migranti alle porte degli Usa
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Le violenze e le rapine
sulla via dei profughi
MARTA VALIER DA MESSICO CITY


È allarmante il recente rapporto dell’organizzazione Human Rights First (Hrf) sulle conseguenze della politica migratoria statunitense che obbliga i richiedenti asilo ad attendere su suolo messicano la risoluzione del proprio caso. Secondo dati governativi pubblicati dalla Syracuse University Transactional Records Access Clearinghouse (Trac), a partire da gennaio del 2019, cioè da quando l’amministrazione di Donald Trump ha implementato i nuovi protocolli Migrant Protection Protocols (Mpp), il governo statunitense ha respinto oltre 59mila richiedenti asilo provenienti per lo più da paesi del Centro America, ma anche dal Venezuela, Cuba, ed Ecuador. "Un successo", secondo quanto dichiarato lo scorso novembre dal segretario del Dipartimento della sicurezza interna, Chad Wolf, ma un disastro secondo le organizzazioni presenti sul territorio.
I richiedenti asilo rimandati in Messico hanno dovuto accamparsi, senza assistenza, nelle città di confine come Calexico, Brownsville e Ciudad Juarez, pericolasamente esposti, giorno e notte, alla violenza della crimininalità organizzata. Ventiseimila di queste persone sono finite a Nuevo Laredo o Matamoros, due città nello stato di Tamaulipas, regione, secondo l’American Civil Liberties Union (Aclu), tra le più pericolose al mondo. Ad altri richiedenti invece è stata fissata l’udienza in un luogo diverso da dove ne hanno fatto richiesta, obbligandoli ad attraversare stati come quello del Sinaloa, territorio controllato dai cartelli della droga.
Secondo i dati raccolti da Hrf, la situazione è disperata con, dall inizio del 2019, almeno 816 casi registrati di violenza sessuale, tortura o rapimento tra quelle persone respinte al confine. Tra questi, 138 casi riguardano sequestro o tentato sequestro di minori. Questa cifra, inoltre, rappresenta solo una frazione degli abusi, poichè i migranti sono sparsi nei vari porti di entrata nel nord del Messico senza nessun contatto con giornalisti o organizzazioni umanitarie.
In questa situazione di isolamento risulta ancora più difficile mettersi in contatto con un avvocato. "Il 98 per cento dei richiedenti asilo non ha assistenza legale", ha detto un ricercatore presso HRF, Kennji Kizuka, commentando come nell’ultimo anno, solo solo l’1 per cento dei richiedenti asilo abbia ottenuto risposta positiva. A settembre sono state costruite due tente, a Laredo e Brownsville, che funzionano come corti virtuali, con giudici in collegamento sugli schermi, che macinano dai 400 ai 700 casi al giorno. "Temiamo che questi procedimenti si svolgano in segreto".
Solo a metà dello scorso gennaio una commissione governativa ha aperto un’indagine sulla legalità di questi protocolli. Tra il personale statunitense incaricato di condurre i colloqui coi migranti per stabilire se, stando in Messico, ci sia rischio di persecuzione, c’è inoltre chi ha denunciato una situazione in cui è praticamente impossibile offire rifugio. "Ci sono casi di disabili, donne incinta e persone già rapite una volta che vengono rimandate in Messico comunque", ha detto Kizuka. E ha aggiunto: "Ogni giorno ci sono gruppi di migranti che tornano in Messico, hanno le scarpe senza lacci e un sacchetto di plastica in mano. Passano sempre alla stessa ora, sulla stessa strada", ha detto Kizuka. "Lo sanno anche i trafficanti, che li aspettano e li rapiscono per poi chiedere un riscatto alle famiglie".
16.02.2020


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