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Ecco come è cambiato l'habitat dei centri urbani
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Tra ghiri, faine e tassi
la città è una foresta
MAURO SPIGNESI


Orti, giardini, boschi verticali che rivestono i palazzi, parchi, aiuole, le città stanno diventando sempre più verdi. E insieme alla flora ritorna la fauna. "Perché negli anni abbiamo costruito sempre più negli spazi che un tempo erano habitat naturale degli animali, che ora tornano nel loro territorio", spiega Emanuele Besomi, presidente della Società protezione animali Bellinzona. Ed ecco allora apparire un po’ dovunque topi, scoiattoli, ghiri, volpi, tassi, faine,ricci, persino cinghiali. "Per non parlare dei serpenti, quelli autoctoni, noi - aggiunge Besomi - ogni estate facciamo non meno di venti interventi per far allontanare i rettili dalle case o dai giardini".
Le città, ma prima ancora i paesi immersi nella campagna, stanno insomma diventando piccoli zoo domestici. Dove la gente si avvicina agli animali, dà loro da mangiare, li cura. È successo, ad esempio, con la volpe di Agno. "Ma se è per questo di volpi io ne ho quattro nel mio giardino - dice Pierre Rusconi, presidente della protezione animali di Lugano -. "È vero, il loro habitat è mutato negli anni. Un tempo questi animali andavano a caccia per mangiare, oggi o è l’uomo che gli offre il cibo oppure vanno a prenderselo frugando tra i rifiuti. Anche se il fatto che nelle città ci siano sempre più animali secondo me è dovuto a fattori diversi che si sono intrecciati progressivamente". Secondo Rusconi uno dei motivi è appunto l’atteggiamento dell’uomo, che grazie a una maggiore sensibilità non scaccia più i piccoli animali. Si è in sostanza abituato alla loro presenza. "Un secondo aspetto - riprende Rusconi - è il cambiamento climatico. L’innalzamento delle temperature riduce il periodo di letargo e, dovendo mangiare, queste bestiole invadono i quartieri periferici delle città e poi arrivano sempre più avanti".
Uno dei motivi di fondo, per Emanuele Besomi, è però soprattutto la trasformazione del territorio. "Siamo andati a costruire sempre più verso i boschi - osserva - e gli animali stanno tornando dove hanno sempre vissuto. Creando qualche problema, perché non tutti capiscono il corretto rapporto che bisogna avere con certi animali. Una volta, per esempio, una donna ci aveva scritto una lettera lamentandosi della presenza di una volpe, che a suo parere avrebbe potuto aggredire il figlio. Noi le abbiamo risposto che bastava stare a debita distanza e non disturbarla". Però poi è vero che un minimo pericolo c’è. "È chiaro che molti animali - spiega Besomi - mantengono il loro carattere selvatico e dunque se a un cervo si vuole dare una mela avvicinandola alla bocca c’è rischio, basta un rumore metallico, che diventino aggressivi perché ragionano d’istinto. È nella loro natura".
Insomma, c’è un equilibrio, ci sono regole di convivenza che vanno sempre rispettate. Sia che ci si trovi nel bosco, sia che ci si trovi in città, in mezzo al cemento. "E poi - conclude Besomi - non bisogna sottovalutare i pericoli anche igienici dei grandi ratti, che ormai si trovano ovunque, perché sono una specie invasiva. In città raramente arriva la poiana o il falco che li tengono lontani e dunque serve un’azione di contrasto".
m.sp.
09.02.2020


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