Semisommergibili con 6-10 tonnellate di cocaina
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Pirati della droga
a pelo dell'acqua
MARCO OLIMPIO


Il 24 novembre scorso, le autorità spagnole hanno fatto una sorprendente scoperta al largo delle coste atlantiche della Galizia. Agenti della Policia Nacional e Guardia Civil hanno intercettato un semisommergibile che navigava appena sopra la superfice del mare. Dopo averlo tracciato per tre giorni, le unità spagnole lo hanno braccato vicino a Punta Couso, a pochi chilometri dalla città di Vigo. A bordo del battello tre uomini, due ecuadoregni arrestati sul luogo e un terzo complice, catturato tre giorni dopo in un paese vicino. All’interno, più di tremila chili di cocaina.
L’imbarcazione a basso profilo ha un aspetto molto simile a quello dei "narcosub" impiegati dai trafficanti colombiani per portare la droga in Nord America dalle coste sudamericane. Lunga 22 metri e larga (circa) due, è disegnata per viaggiare con lo scafo completamente immerso, lasciando sporgere solo la parte superiore con la cabina di pilotaggio e tubi di scarico. Molte le ipotesi sul punto d’origine: Guyana, Suriname, Colombia. Tuttavia le forze dell’ordine spagnole non escludono nessuna pista, compresa quella che una nave-madre abbia trasferito il battello o garantito supporto.
L’operazione sembrerebbe dunque confermare i sospetti su una possibile via atlantica aperta dai gangster. I gruppi di criminalità organizzata dell’America meridionale utilizzano questa tattica per portare la cocaina in Centro America e Stati Uniti fin dai primi Anni Novanta, quando vennero intercettati i primi esemplari. Con il maturare del tempo, i modelli sono diventati sempre più sofisticati. Nel 2019 sono stati sequestrati 36 esemplari, battendo il record dell’anno precedente di 35. Di solito sono fatti di vetroresina, dispongono di un motore diesel e possono essere equipaggiati da 4 persone. La loro autonomia può arrivare fino ai 5.000 chilometri.
I pirati della coca li costruiscono nella giungla, in laboratori improvvisati sui fiumi vicini alla costa, con un costo di produzione che si aggira intorno ai 2 milioni di dollari. Il prezzo viene ripagato quasi immediatamente, dato che i battelli ospitano 6-10 tonnellate di droga che possono rendere più 100 milioni di dollari a viaggio. Gli equipaggi, invece, ricevono sui 3-5 mila dollari. Spesso dietro il network ci sono ex guerriglieri del movimento colombiano Farc, capaci di fornire gli "ingegneri" esperti nella costruzione degli scafi. Indagini hanno messo in evidenza, nel passato, contatti con tecnici russi e sono circolate indiscrezioni sul ruolo di uno specialista italiano.
Le rotte più utilizzate sono quelle del Pacifico, anche se alcuni sono stati intercettati pure nelle acque caraibiche. Una volta raggiunta la loro destinazione - di solito stati della regione centro-americana - vengono "accolti" da barche più piccole che prelevano la merce poi inviata, via terra, verso gli Usa. A quel punto il narcosub viene affondato e l’equipaggio torna alla base con altri mezzi.
Intercettarli è difficile, grazie alla loro bassa sagoma, il metodo più indicato è l’osservazione da aeromobile con telecamere ad infrarossi. Tuttavia l’area da pattugliare è enorme e molti riescono ad evitare i controlli con successo. Un successo che ora potrebbe incoraggiarne l’uso anche per il fronte atlantico.
26.01.2020


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