Battaglia in Senato ma i sondaggi assolvono The Donald
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"Sì, Trump è colpevole
ma resti il presidente"
ALESSANDRA BALDINI DA NEW YORK


Illustrando in Senato le ragioni per cui il presidente Donald Trump è stato messo in stato di accusa per abuso di potere e ostruzionismo, il deputato democratico Adam Schiff ha nominato così tante volte il "padre della patria" Alexander Hamilton da far andare a nozze i comici della notte: "Schiff ha avuto cinque nomination per i Tony", ha scherzato Jimmy Kimmel della Abc evocando i premi equivalenti agli Oscar per il teatro. Ma per i Dem (democratici), riusciti a ottenere in prima battuta il "rinvio a giudizio" del capo della Casa Bianca, c’è in realtà ben poco da ridere.
"Trump ordinò di dare la caccia a Joe Biden e tutti lo sapevano". Questa la tesi dei sette "manager" di parte Dem guidati da Schiff. Il team legale della Casa Bianca conta invece di liquidare il caso argomentando che il presidente non è accusato di alcun crimine, forte in questo della compattissima maggioranza repubblicana che sta traducendo in realtà la battuta dello stesso Trump nella campagna elettorale 2016: "Potrei scendere su Fifth Avenue e sparare qualcuno e non perderei voti".
I risultati di un sondaggio Pew uscito la scorsa settimana gli danno ragione: sette americani su dieci sono convinti che Trump abbia fatto "certamente" o "probabilmente" qualcosa di illegale con l’Ucraina ma solo uno su due lo vorrebbe sfrattare dalla Casa Bianca. Tra i repubblicani uno su tre giudica Trump colpevole: di questi sei su dieci non vedono motivo di esautorarlo.
Servono ai Dem 20 voti Gop (Grand Old Party, i repubblicani) per rispedire il tycoon alla Trump Tower, una barriera insormontabile salvo decisivi colpi di scena. Basterebbero pero’ solo quattro repubblicani a portare in aula nuovi testimoni come l’ex Consigliere per la Sicurezza nazionale John Bolton che sa molto ed è pronto a deporre. Sette americani su cento lo vorrebbero e il redde rationem potrebbe arrivare alla fine della prossima settimana. Intanto, scompigliando le acque, lo stesso Trump ha proposto uno "scambio di testimoni": Bolton in cambio dell’ex vice-presidente Joe Biden, che potrebbe essere il suo rivale nel voto di novembre e che indirettamente è al centro della kermesse: l’accusa al presidente è che avrebbe abusato del suo potere per costringere l’Ucraina a una inchiesta motivata politicamente su di lui.
La Casa Bianca orchestra le contromosse. Determinato a relegare il processo nei suoi confronti come le macchinazioni di una classe politica fuori linea con il cuore della gente, Donald Trump si muove a tutto campo: un nuovo piano di pace per il Medioriente, il primo discorso alla marcia degli anti-abortisti di un presidente in carica, la stretta sullo ius soli, c’è abbastanza di carne al fuoco per aizzare le folle dei fedelissimi ai comizi.
La prossima settimana la palla passa ai repubblicani. La strategia del capo della maggioranza Mitch McConnell è di chiudere il prima possibile facendo dimenticare i quasi 400 milioni di dollari di aiuti militari negati all’Ucraina per indurre Kiev a mandare avanti le inchieste che avrebbero aiutato Trump. Citando Ronald Reagan, Schiff ha accusato il presidente di sostenere dittatori in tutto il mondo, in questo modo danneggiando la democrazia in patria. "La Russia non è una minaccia solo per l’Europa dell’est. Non c’è bisogno di dirvelo": un messaggio per il senatore Gop Mitt Romney, ex candidato alla presidenza che questo aveva sostenuto nella campagna 2008 e uno dei pochi repubblicani del Senato come la senatrice del Maine Susan Collins che vuole "nuove prove" e che potrebbero votare contro Trump. Mosche bianche che alla fine probabilmente torneranno in riga per paura di perdere il seggio: "È prevedibile come la fine di un film Hallmark", ha detto il deputato del Gop Mark Meadows durante una pausa del processo.
26.01.2020


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